Marco Petean, Studi d’Artista

Per chi non lo avesse ancora fatto, Marco Petean è un artista da scoprire e seguire. Partendo anche da Instagram, dove è molto attivo e dove, generosamente, condivide ogni sua opera, in un viaggio narrativo tra terracotta e disegni, tra dimensione onirica e materialità. Raccontando gli altri artisti, Petean racconta se stesso e la sua sensibilità. Si è conclusa oggi, con grande successo, la mostra ai Magazzini del Sale di Villa Ottelio Savorgnan di Ariis, che ha richiamato collezionisti e visitatori da tutto lo Stivale. Studiovisit, il titolo della mostra presentata da Eva Comuzzi.
Le opere esposte raccontano l’interesse che Petean ha per gli spazi interni e nello specifico per gli studi d’artista, luoghi dall’atmosfera carica di ordine e caos, di tensione mista a calma, che l’artista rielabora e reinterpreta in una sorta di teatrini realizzati in terracotta policroma.
Luoghi che Petean ha visitato realmente o ‘virtualmente’ che diventando testimoni del segreto della creazione nascosto dietro a tele in attesa di essere completate, a tavoli coperti di tubi di colore, pennelli, libri, fogli di carta, disegni. In queste opere corre la tematica della Liminalità, sottesa tra le quattro pareti di stanze considerate da sempre luogo del mistero, dove le pratiche di trasformazione operate dagli artisti, oltre ad avere carattere di sperimentazione, ci introducono in una condizione di potenzialità che sta fuori dall’ordinario. Luogo di rivelazioni e disvelamenti, lo studio dell’artista è senza dubbio uno spazio liminale dove, grazie a uno stato sospeso tra ciò che non è ancora e ciò che sarà, prendono vita le opere d’arte. Oltrepassare le loro soglie richiede il rispetto di chi riconosce di avere ottenuto un gran privilegio e questo Marco Petean lo sa benissimo. L’approccio è discreto ma molto intimo: la selezione di cosa trasferire all’interno di quelle pareti indaga sull’essenza dell’artista rappresentato e del suo mondo. In mostra abbiamo visto esposta una selezione di lavori dal ciclo degli ‘Studi d’artista’, tra cui una quindicina di pezzi inediti realizzati durante il lockdown, che rappresentano gli studi di alcuni artisti della Regione Friuli Venezia Giulia e di altre realtà italiane. Ma quello di Marco Petean è un racconto che non si ferma ai soli artisti contemporanei conosciuti. Prosegue ispirandosi in una appassionata, quanto precisa ricerca di fotografie, testi, documentari, interviste e pubblicazioni riguardanti i grandi artisti storici rappresentati nel loro studi. Il racconto di Petean è racchiuso in piccole box, definite anche dalla critica “teatrini dell’arte”, ricche di colori e particolari in grado di trascinare lo spettatore in un viaggio coinvolgente nel cuore della storia dell’arte. Per Marco Petean, nato a Udine nel 1976 e attualmente residente a Cervignano del Friuli, questa è la seconda esposizione personale dopo quella del 2019 presso la Galleria La Fortezza di Gradisca d’Isonzo in cui vennero proposte le prime opere di questo ciclo.

Per chi non lo avesse ancora fatto, Marco Petean è un artista da scoprire e seguire. Partendo anche da Instagram, dove è molto attivo e dove, generosamente, condivide ogni sua opera, in un viaggio narrativo tra terracotta e disegni, tra dimensione onirica e materialità. Raccontando gli altri artisti, Petean racconta se stesso e la sua sensibilità. Si è conclusa oggi, con grande successo, la mostra ai Magazzini del Sale di Villa Ottelio Savorgnan di Ariis, che ha richiamato collezionisti e visitatori da tutto lo Stivale. Studiovisit, il titolo della mostra presentata da Eva Comuzzi.
Le opere esposte raccontano l’interesse che Petean ha per gli spazi interni e nello specifico per gli studi d’artista, luoghi dall’atmosfera carica di ordine e caos, di tensione mista a calma, che l’artista rielabora e reinterpreta in una sorta di teatrini realizzati in terracotta policroma.
Luoghi che Petean ha visitato realmente o ‘virtualmente’ che diventando testimoni del segreto della creazione nascosto dietro a tele in attesa di essere completate, a tavoli coperti di tubi di colore, pennelli, libri, fogli di carta, disegni. In queste opere corre la tematica della Liminalità, sottesa tra le quattro pareti di stanze considerate da sempre luogo del mistero, dove le pratiche di trasformazione operate dagli artisti, oltre ad avere carattere di sperimentazione, ci introducono in una condizione di potenzialità che sta fuori dall’ordinario. Luogo di rivelazioni e disvelamenti, lo studio dell’artista è senza dubbio uno spazio liminale dove, grazie a uno stato sospeso tra ciò che non è ancora e ciò che sarà, prendono vita le opere d’arte. Oltrepassare le loro soglie richiede il rispetto di chi riconosce di avere ottenuto un gran privilegio e questo Marco Petean lo sa benissimo. L’approccio è discreto ma molto intimo: la selezione di cosa trasferire all’interno di quelle pareti indaga sull’essenza dell’artista rappresentato e del suo mondo. In mostra abbiamo visto esposta una selezione di lavori dal ciclo degli ‘Studi d’artista’, tra cui una quindicina di pezzi inediti realizzati durante il lockdown, che rappresentano gli studi di alcuni artisti della Regione Friuli Venezia Giulia e di altre realtà italiane. Ma quello di Marco Petean è un racconto che non si ferma ai soli artisti contemporanei conosciuti. Prosegue ispirandosi in una appassionata, quanto precisa ricerca di fotografie, testi, documentari, interviste e pubblicazioni riguardanti i grandi artisti storici rappresentati nel loro studi. Il racconto di Petean è racchiuso in piccole box, definite anche dalla critica “teatrini dell’arte”, ricche di colori e particolari in grado di trascinare lo spettatore in un viaggio coinvolgente nel cuore della storia dell’arte. Per Marco Petean, nato a Udine nel 1976 e attualmente residente a Cervignano del Friuli, questa è la seconda esposizione personale dopo quella del 2019 presso la Galleria La Fortezza di Gradisca d’Isonzo in cui vennero proposte le prime opere di questo ciclo.

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