Marco Scomparin e il Bien Vivre

L’istinto verso la bellezza e la cultura del bien vivre lo hanno reso protagonista della scena in due città come Milano e Venezia, così come negli hot spot internazionali, dove è in cima alla guest list, se non è lui, di suo pugno, a compilarla. Sempre connesso, Marco Scomparin crea connessioni. A lui abbiamo chiesto di raccontarci le sue città.

Molti anni a Venezia, poi Milano. E la valigia come costante. Racconta le tue città ad un extraterrestre.
Sebbene siano molto diverse fra loro, condividono un’unicità che le contraddistingue. Venezia è senza tempo e rappresenta un viaggio nel passato dove non ci sono auto, non c’è criminalità e le persone si conoscono per nome. Milano è la città delle opportunità, dove probabilmente non conosci il nome dei vicini di pianerottolo, ma ti capiterà di andare a pranzo e ritrovarti vicino a Chiara Ferragni. Vivere a Milano è strano: fai di tutto per arrivare, ma dopo un po’, non vedi l’ora di andartene per respirare aria nuova, non credo ci siano altre città con questa dinamica. La valigia quindi resta sempre lì, mezza piena e mezza vuota, pronta alla partenza.

La tua formula qual è?
La mia formula, non è una formula. Creare connessioni è un’attività delicata: le persone sanno riconoscere la verità, quindi se lo scambio è neutro e alla pari, ci saranno più opportunità di connettersi. Al contrario sarà più difficile mantenere un contatto. Milano è la città delle relazioni: è facile sedersi al bar e ritrovarsi vicino a qualcuno che può interessarti conoscere, osservare bene e svikuppare relazioni che possono portarti ovunque.

Fai parte della generazione nata con il cellulare in mano. Quando vai off line, cosa combini?
Chi mi conosce ha sicuramente avuto occasione di fare caso a quante centinaia di messaggi ed email mi arrivano ogni giorno. Anche se sono nato quasi con il cellulare in mano, per me rimane comunque uno strumento di lavoro che utilizzo con la finalità di restare in contatto con le persone e di organizzare le attività. Nel tempo libero, a cena con gli amici o in vacanza il cellulare è in tasca o in borsa: odio le persone che ti invitano a pranzo e poi stanno al cellulare. Non se ne accorgono ma dà fastidio.

Il tuo concetto di stile nell’arte del bien vivre a cosa si rifà?
Da sempre cerco il bello in ogni cosa, ma è stata l’esperienza stessa che mi ha permesso di imparare, spesso anche dai miei errori. Ho imparato che quello che non si impara a scuola, lo puoi imparare vivendo se sei predisposto ad apprendere e farti trascinare dalle situazioni che vivi. L’attenzione per i dettagli, la continua ricerca di novità e il sapersi ispirare continuamente da quello che ci circonda sono gli ingredienti fondamentali per essere originali e fare bene questo lavoro.

Day off a Milano. 8-20 dove ci porti?
Milano offre tutto: ottimo cibo, cultura, divertimento e infinite attività. Inizierei con una colazione a base di Maritozzi da Gattullo in Porta Lodovica seduti sotto i suoi famosi lampadari di cristallo per passarere ad un’ambiente più pop come The Museum of Dreamers, il primo museo esperienziale italiano con 15 installazioni immersive dove potersi sbizzarrire con i selfie. Il pranzo lo consiglio da Locanda Perbellini in Moscova dove se non prendi la millefoglie hai perso una grande occasione di leccarti le dita. Tornando verso il centro passeggia per Brera e fermati un paio d’ore alla Pinacoteca di brera a salutare il Bacio di Hayez. Prosegui per il Duomo e fai una visita dei tetti: sembra turistico ma è spettacolare e non ti conviene avere il telefono scarico perchè le foto che farai saranno pazzesche. L’aperitivo puoi farlo li sotto da Camparino in Galleria, hanno anche un ottimo bistrot al primo piano e il servizio è eccellente.

E se dovessi sintetizzare Venezia in un giorno?
A Venezia è bello perdersi e lasciarsi incantare dal suo fascino unico e senza tempo. Basterebbe anche solo sedersi su una panchina in Riva degli Schiavoni per guardare le barche passare che già basterebbe a regalare un momento magico. Cosa fare? Si può ammirare la luce nei dipinti del Tiziano e del Giorgione alle Gallerie dell’Accademia piuttosto che sedersi per terra ai piedi dal Conservatorio B. Marcello in Campo S. Stefano, oppure salire sul campanile di San Marco al tramonto per scorgere i limiti della laguna: il Lido, Murano, Burano, Torcello e Malamocco. Un’esperienza può essere anche sedersi in Piazza San Marco al caffè Quadri e godere della musica dal vivo immergendosi in un locale storico che ha quasi 400 anni, piuttosto che ordinare un piatto di carciofi al vapore coltivati a S. Erasmo e il carpaccio di manzo all’Harry’s Bar, ovviamente anticipato da un bicchiere di bellini. Venezia regala ogni giorno mostre, attività culturali, festival e concerti:ha pochi abitanti, perché i suoi abitanti sono i cittadini del mondo.

L’istinto verso la bellezza e la cultura del bien vivre lo hanno reso protagonista della scena in due città come Milano e Venezia, così come negli hot spot internazionali, dove è in cima alla guest list, se non è lui, di suo pugno, a compilarla. Sempre connesso, Marco Scomparin crea connessioni. A lui abbiamo chiesto di raccontarci le sue città.

Molti anni a Venezia, poi Milano. E la valigia come costante. Racconta le tue città ad un extraterrestre.
Sebbene siano molto diverse fra loro, condividono un’unicità che le contraddistingue. Venezia è senza tempo e rappresenta un viaggio nel passato dove non ci sono auto, non c’è criminalità e le persone si conoscono per nome. Milano è la città delle opportunità, dove probabilmente non conosci il nome dei vicini di pianerottolo, ma ti capiterà di andare a pranzo e ritrovarti vicino a Chiara Ferragni. Vivere a Milano è strano: fai di tutto per arrivare, ma dopo un po’, non vedi l’ora di andartene per respirare aria nuova, non credo ci siano altre città con questa dinamica. La valigia quindi resta sempre lì, mezza piena e mezza vuota, pronta alla partenza.

La tua formula qual è?
La mia formula, non è una formula. Creare connessioni è un’attività delicata: le persone sanno riconoscere la verità, quindi se lo scambio è neutro e alla pari, ci saranno più opportunità di connettersi. Al contrario sarà più difficile mantenere un contatto. Milano è la città delle relazioni: è facile sedersi al bar e ritrovarsi vicino a qualcuno che può interessarti conoscere, osservare bene e svikuppare relazioni che possono portarti ovunque.

Fai parte della generazione nata con il cellulare in mano. Quando vai off line, cosa combini?
Chi mi conosce ha sicuramente avuto occasione di fare caso a quante centinaia di messaggi ed email mi arrivano ogni giorno. Anche se sono nato quasi con il cellulare in mano, per me rimane comunque uno strumento di lavoro che utilizzo con la finalità di restare in contatto con le persone e di organizzare le attività. Nel tempo libero, a cena con gli amici o in vacanza il cellulare è in tasca o in borsa: odio le persone che ti invitano a pranzo e poi stanno al cellulare. Non se ne accorgono ma dà fastidio.

Il tuo concetto di stile nell’arte del bien vivre a cosa si rifà?
Da sempre cerco il bello in ogni cosa, ma è stata l’esperienza stessa che mi ha permesso di imparare, spesso anche dai miei errori. Ho imparato che quello che non si impara a scuola, lo puoi imparare vivendo se sei predisposto ad apprendere e farti trascinare dalle situazioni che vivi. L’attenzione per i dettagli, la continua ricerca di novità e il sapersi ispirare continuamente da quello che ci circonda sono gli ingredienti fondamentali per essere originali e fare bene questo lavoro.

Day off a Milano. 8-20 dove ci porti?
Milano offre tutto: ottimo cibo, cultura, divertimento e infinite attività. Inizierei con una colazione a base di Maritozzi da Gattullo in Porta Lodovica seduti sotto i suoi famosi lampadari di cristallo per passarere ad un’ambiente più pop come The Museum of Dreamers, il primo museo esperienziale italiano con 15 installazioni immersive dove potersi sbizzarrire con i selfie. Il pranzo lo consiglio da Locanda Perbellini in Moscova dove se non prendi la millefoglie hai perso una grande occasione di leccarti le dita. Tornando verso il centro passeggia per Brera e fermati un paio d’ore alla Pinacoteca di brera a salutare il Bacio di Hayez. Prosegui per il Duomo e fai una visita dei tetti: sembra turistico ma è spettacolare e non ti conviene avere il telefono scarico perchè le foto che farai saranno pazzesche. L’aperitivo puoi farlo li sotto da Camparino in Galleria, hanno anche un ottimo bistrot al primo piano e il servizio è eccellente.

E se dovessi sintetizzare Venezia in un giorno?
A Venezia è bello perdersi e lasciarsi incantare dal suo fascino unico e senza tempo. Basterebbe anche solo sedersi su una panchina in Riva degli Schiavoni per guardare le barche passare che già basterebbe a regalare un momento magico. Cosa fare? Si può ammirare la luce nei dipinti del Tiziano e del Giorgione alle Gallerie dell’Accademia piuttosto che sedersi per terra ai piedi dal Conservatorio B. Marcello in Campo S. Stefano, oppure salire sul campanile di San Marco al tramonto per scorgere i limiti della laguna: il Lido, Murano, Burano, Torcello e Malamocco. Un’esperienza può essere anche sedersi in Piazza San Marco al caffè Quadri e godere della musica dal vivo immergendosi in un locale storico che ha quasi 400 anni, piuttosto che ordinare un piatto di carciofi al vapore coltivati a S. Erasmo e il carpaccio di manzo all’Harry’s Bar, ovviamente anticipato da un bicchiere di bellini. Venezia regala ogni giorno mostre, attività culturali, festival e concerti:ha pochi abitanti, perché i suoi abitanti sono i cittadini del mondo.

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