Mario Acampa e l’ambiente su Rai 2: “Un sapere green con divertimento”

 

Ogni sabato mattina, a partire dalle 10:10, ci accompagna alla scoperta dell’Italia più virtuosa e sostenibile. Quella attenta al prossimo e al futuro delle nuove generazioni, quella che vuole evolversi per regalare a tutti un Pianeta e una società migliori.
Mario Acampa, padrone di casa con Marco Martinelli, Noemi David e Riccardo Cresci di Italian Green, racconta a L’identità le nobili finalità del suo format.
Conduttore tv, attore e regista teatrale, Acampa ci svela i comportamenti, rivoluzionari e non, che potranno condurci a un mondo più orgogliosamente green.
Mario, con quali emozioni e quali obiettivi sei tornato al timone di Italian Green?
Con l’entusiasmo di far parte di un progetto di vero servizio pubblico. Ho l’occasione di girare l’Italia per conoscere realtà sorprendenti e comunicare ogni settimana per 12 puntate non solo i temi della sostenibilità ambientale, ma anche sociale. Sono le persone ad essere al centro del nostro programma, con le loro idee imprenditoriali, i loro esempi concreti, i loro sogni.
Attraverso questo programma che spaccato esce fuori dell’Italia sostenibile?
Quello di un paese che guarda al futuro con ottimismo, idee concrete e progetti rivoluzionari. Ci sono aziende che da anni si impegnano per un mondo più green che spesso ignoriamo. C’è una tradizione di artigianato, manodopera e imprenditoria fatta di sostenibilità, genio italiano e amore per il nostro paese e per il suo futuro che merita la nostra attenzione per creare esempio virtuosi.
Sostenibilità, ecologia e rispetto per l’ambiente sono temi che gli italiani hanno ormai fatto propri o c’è ancora molto da fare per stimolare questo tipo di sensibilità?
C’è ancora molto da fare, ma la transizione energetica è già in atto. Ciò che è più importante è lo stimolo delle singole coscienze. Ognuno di noi, nella sua quotidianità, nel suo piccolo, può fare molto. Le scelte di noi consumatori sono la più grande rivoluzione che si possa attuare. Ciò che mangiamo, come ci muoviamo, quello che indossiamo fa la differenza: questa è l’economia circolare.
Che effetto ti fa pensare che da Greta Thunberg in poi siano stati proprio i giovani i più attenti sostenitori di una mentalità e di uno stile di vita attenti alla salvaguardia del Pianeta?
È incoraggiante sapere che le nuove generazioni siano le più sensibili rispetto ai temi green che trattiamo in trasmissione.
Cosa li muove verso certe tematiche secondo te? Quanta consapevolezza c’è al di là del trend?
I giovani sono nati ereditando i problemi delle generazioni precedenti e questo li rende consapevoli e motivati nel cercare soluzioni.
Cosa ti ha colpito, proprio nel mondo giovanile, tra le iniziative che hai conosciuto grazie al tuo programma?
Ho visto progetti sul riciclo della plastica, la depurazione dell’aria, la lotta al fast fashion che sono davvero sorprendenti, e sono tutti frutto delle idee dei più giovani che necessitano solo il sostegno dei più grandi.
Come definiresti ciascuno dei tuoi compagni di avventura in questo programma?
Mi piace dire che siamo i “Power Rangers del green”.
Bella definizione. Spiega.
Ognuno di noi contribuisce al programma in base al proprio percorso di vita e professionale e questo, credo, renda la trasmissione ancor più vera. Marco (Martinelli, ndr) è un piccolo genio della chimica, Noemi (David, ndr) è verace ed empatica, Riccardo (Cresci, ndr) un green addicted.
Detta così sembra anche divertente…
Ci divertiamo molto sul set e forse è per questo che anche i temi più difficili diventano divulgabili.
Di recente al fianco di Francesca Fialdini sei stato il volto di Rai1 dello Junior Eurovision Song Contest, che bilancio fai di questa esperienza?
Sorprendente! Siamo stati il paese con gli ascolti più alti d’Europa dopo la Polonia e ne siamo davvero orgogliosi. Avvertivo la gioia e la responsabilità di approdare su Rai1 come conduttore e come autore per un evento unico e con Francesca, che è davvero una persona splendida, ci siamo molto divertiti. La musica può superare ogni confine e anche questa volta i più junior ci hanno insegnato molto.

 

Ogni sabato mattina, a partire dalle 10:10, ci accompagna alla scoperta dell’Italia più virtuosa e sostenibile. Quella attenta al prossimo e al futuro delle nuove generazioni, quella che vuole evolversi per regalare a tutti un Pianeta e una società migliori.
Mario Acampa, padrone di casa con Marco Martinelli, Noemi David e Riccardo Cresci di Italian Green, racconta a L’identità le nobili finalità del suo format.
Conduttore tv, attore e regista teatrale, Acampa ci svela i comportamenti, rivoluzionari e non, che potranno condurci a un mondo più orgogliosamente green.
Mario, con quali emozioni e quali obiettivi sei tornato al timone di Italian Green?
Con l’entusiasmo di far parte di un progetto di vero servizio pubblico. Ho l’occasione di girare l’Italia per conoscere realtà sorprendenti e comunicare ogni settimana per 12 puntate non solo i temi della sostenibilità ambientale, ma anche sociale. Sono le persone ad essere al centro del nostro programma, con le loro idee imprenditoriali, i loro esempi concreti, i loro sogni.
Attraverso questo programma che spaccato esce fuori dell’Italia sostenibile?
Quello di un paese che guarda al futuro con ottimismo, idee concrete e progetti rivoluzionari. Ci sono aziende che da anni si impegnano per un mondo più green che spesso ignoriamo. C’è una tradizione di artigianato, manodopera e imprenditoria fatta di sostenibilità, genio italiano e amore per il nostro paese e per il suo futuro che merita la nostra attenzione per creare esempio virtuosi.
Sostenibilità, ecologia e rispetto per l’ambiente sono temi che gli italiani hanno ormai fatto propri o c’è ancora molto da fare per stimolare questo tipo di sensibilità?
C’è ancora molto da fare, ma la transizione energetica è già in atto. Ciò che è più importante è lo stimolo delle singole coscienze. Ognuno di noi, nella sua quotidianità, nel suo piccolo, può fare molto. Le scelte di noi consumatori sono la più grande rivoluzione che si possa attuare. Ciò che mangiamo, come ci muoviamo, quello che indossiamo fa la differenza: questa è l’economia circolare.
Che effetto ti fa pensare che da Greta Thunberg in poi siano stati proprio i giovani i più attenti sostenitori di una mentalità e di uno stile di vita attenti alla salvaguardia del Pianeta?
È incoraggiante sapere che le nuove generazioni siano le più sensibili rispetto ai temi green che trattiamo in trasmissione.
Cosa li muove verso certe tematiche secondo te? Quanta consapevolezza c’è al di là del trend?
I giovani sono nati ereditando i problemi delle generazioni precedenti e questo li rende consapevoli e motivati nel cercare soluzioni.
Cosa ti ha colpito, proprio nel mondo giovanile, tra le iniziative che hai conosciuto grazie al tuo programma?
Ho visto progetti sul riciclo della plastica, la depurazione dell’aria, la lotta al fast fashion che sono davvero sorprendenti, e sono tutti frutto delle idee dei più giovani che necessitano solo il sostegno dei più grandi.
Come definiresti ciascuno dei tuoi compagni di avventura in questo programma?
Mi piace dire che siamo i “Power Rangers del green”.
Bella definizione. Spiega.
Ognuno di noi contribuisce al programma in base al proprio percorso di vita e professionale e questo, credo, renda la trasmissione ancor più vera. Marco (Martinelli, ndr) è un piccolo genio della chimica, Noemi (David, ndr) è verace ed empatica, Riccardo (Cresci, ndr) un green addicted.
Detta così sembra anche divertente…
Ci divertiamo molto sul set e forse è per questo che anche i temi più difficili diventano divulgabili.
Di recente al fianco di Francesca Fialdini sei stato il volto di Rai1 dello Junior Eurovision Song Contest, che bilancio fai di questa esperienza?
Sorprendente! Siamo stati il paese con gli ascolti più alti d’Europa dopo la Polonia e ne siamo davvero orgogliosi. Avvertivo la gioia e la responsabilità di approdare su Rai1 come conduttore e come autore per un evento unico e con Francesca, che è davvero una persona splendida, ci siamo molto divertiti. La musica può superare ogni confine e anche questa volta i più junior ci hanno insegnato molto.
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