Mario Mieli, chi era l’ideologo del mondo LGBT italiano

Oggi Mario Mieli, eroe culturale del movimento LGBTQ italiano, a cui è dedicato a Roma un importante circolo responsabile dell’organizzazione dei Gay pride, avrebbe compiuto 70 anni. La sua vita è terminata con un suicidio, dopo essere stata funestata da disturbi depressivi e psichici. Nella ricorrenza della sua nascita, i principali organi di informazione a tema gay lo omaggiano come la figura chiave del movimento arcobaleno in Italia. Ma il pensiero di Mieli non deve rimanere esclusivo appannaggio della cultura omosessuale: per capire cosa sia e dove stia andando la loro lotta è fondamentale anche per noi conoscerla, soprattutto con il mese dell’orgoglio omosessuale alle porte. La sua tesi di laurea Elementi di critica omosessuale è la summa del pensiero imperante di oggi: dalle cure ormonali dispensate molto liberamente ai minori, all’obbrobrio genitore 1 e 2, fino ad arrivare all’utero in affitto, nelle parole di Mieli c’era il germe di tutto. Perché una delle sue intuizioni rivoluzionarie non ha tanto a che fare con l’omosessualità quanto con la negazione dell’esistenza del genere sessuale. Lui stesso, d’altronde, non era semplicemente gay ma anche travestito: il “nuovo” omosessuale, dunque, è il trans e il nemico è il concetto di genere. Per Mieli, laureato in filosofia, l’uomo ha una sessualità poliforme, un po’ come il bambino per Freud: “Transessualità la disposizione erotica polimorfa e ‘indifferenziata’ infantile, che la società reprime (…) Il termine ‘transessualità’ mi sembra il più adatto a esprimere, a un tempo, la pluralità delle tendenze dell’Eros e l’ermafroditismo originario e profondo di ogni individuo”, scrive nel suo Elementi. L’idolo incontrastato dell’attuale sinistra, omaggiato nel giorno del suo genetliaco da politici e maître à penser petalosi, questo scriveva dei bambini: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una ‘vita’ latente. La pederastia, invece, ‘è una freccia di libidine scagliata verso il feto’ (Francesco Ascoli)”. Alla luce di queste tesi, dovrebbe farci riflettere il fatto che Mieli abbia conquistato nella cultura omosessuale il posto di ideologo vincendo, ad esempio, su una figura come quella Pasolini, marxista, antifascista ma solo in “seconda battuta” omosessuale. Come dovrebbe preoccuparci il fatto che proprio Mieli, che sdoganava coprofagia e pederastia, fu l’animatore della manifestazione davanti al Congresso Internazionale di Sessuologia di Sanremo, condotta al grido di: “Psichiatri, siamo venuti a curarvi!”. Di tale protesta oggi si ricorda solo la voglia di sottrarre l’omosessualità alla categoria delle malattie mentali ma, sottotraccia, aveva anche lo scopo di “decriminalizzare” le tendenze pedofile e “fluide” fieramente rappresentante da Mieli. E se non è ancor chiaro quanto sia importante la figura di Mieli tutt’oggi, va ricordato che a questo personaggio disgregante, che verso la fine della sua vita intesseva anche rapporti con la massoneria “anti Gelli” e aveva messo in atto esperimenti alchemici che vanno inquadrati nel filone del satanismo moderno di Aleister Crowley, nel 2019 venne dedicato un film Gli anni amari, che vantava, tra gli altri, i finanziamenti nientemeno che del Ministero per i beni e le attività culturali e il contributo di Emilia Romagna Film Commission e Apulia Film Commission. Il pensiero di Mieli ha avuto un cammino lento, sottile ma inquietante e inarrestabile: se vi state chiedendo come si sia arrivati a parlare solo di Ddl Zan, come sia possibile che in una città come Milano ci si possa dichiarare uomo o donna sulla base di un’autocertificazione, leggete Elementi di critica omosessuale. Troverete tutte le risposte.

Oggi Mario Mieli, eroe culturale del movimento LGBTQ italiano, a cui è dedicato a Roma un importante circolo responsabile dell’organizzazione dei Gay pride, avrebbe compiuto 70 anni. La sua vita è terminata con un suicidio, dopo essere stata funestata da disturbi depressivi e psichici. Nella ricorrenza della sua nascita, i principali organi di informazione a tema gay lo omaggiano come la figura chiave del movimento arcobaleno in Italia. Ma il pensiero di Mieli non deve rimanere esclusivo appannaggio della cultura omosessuale: per capire cosa sia e dove stia andando la loro lotta è fondamentale anche per noi conoscerla, soprattutto con il mese dell’orgoglio omosessuale alle porte. La sua tesi di laurea Elementi di critica omosessuale è la summa del pensiero imperante di oggi: dalle cure ormonali dispensate molto liberamente ai minori, all’obbrobrio genitore 1 e 2, fino ad arrivare all’utero in affitto, nelle parole di Mieli c’era il germe di tutto. Perché una delle sue intuizioni rivoluzionarie non ha tanto a che fare con l’omosessualità quanto con la negazione dell’esistenza del genere sessuale. Lui stesso, d’altronde, non era semplicemente gay ma anche travestito: il “nuovo” omosessuale, dunque, è il trans e il nemico è il concetto di genere. Per Mieli, laureato in filosofia, l’uomo ha una sessualità poliforme, un po’ come il bambino per Freud: “Transessualità la disposizione erotica polimorfa e ‘indifferenziata’ infantile, che la società reprime (…) Il termine ‘transessualità’ mi sembra il più adatto a esprimere, a un tempo, la pluralità delle tendenze dell’Eros e l’ermafroditismo originario e profondo di ogni individuo”, scrive nel suo Elementi. L’idolo incontrastato dell’attuale sinistra, omaggiato nel giorno del suo genetliaco da politici e maître à penser petalosi, questo scriveva dei bambini: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una ‘vita’ latente. La pederastia, invece, ‘è una freccia di libidine scagliata verso il feto’ (Francesco Ascoli)”. Alla luce di queste tesi, dovrebbe farci riflettere il fatto che Mieli abbia conquistato nella cultura omosessuale il posto di ideologo vincendo, ad esempio, su una figura come quella Pasolini, marxista, antifascista ma solo in “seconda battuta” omosessuale. Come dovrebbe preoccuparci il fatto che proprio Mieli, che sdoganava coprofagia e pederastia, fu l’animatore della manifestazione davanti al Congresso Internazionale di Sessuologia di Sanremo, condotta al grido di: “Psichiatri, siamo venuti a curarvi!”. Di tale protesta oggi si ricorda solo la voglia di sottrarre l’omosessualità alla categoria delle malattie mentali ma, sottotraccia, aveva anche lo scopo di “decriminalizzare” le tendenze pedofile e “fluide” fieramente rappresentante da Mieli. E se non è ancor chiaro quanto sia importante la figura di Mieli tutt’oggi, va ricordato che a questo personaggio disgregante, che verso la fine della sua vita intesseva anche rapporti con la massoneria “anti Gelli” e aveva messo in atto esperimenti alchemici che vanno inquadrati nel filone del satanismo moderno di Aleister Crowley, nel 2019 venne dedicato un film Gli anni amari, che vantava, tra gli altri, i finanziamenti nientemeno che del Ministero per i beni e le attività culturali e il contributo di Emilia Romagna Film Commission e Apulia Film Commission. Il pensiero di Mieli ha avuto un cammino lento, sottile ma inquietante e inarrestabile: se vi state chiedendo come si sia arrivati a parlare solo di Ddl Zan, come sia possibile che in una città come Milano ci si possa dichiarare uomo o donna sulla base di un’autocertificazione, leggete Elementi di critica omosessuale. Troverete tutte le risposte.

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