Matteo Messina Denaro, il latitante col Green Pass Dal “Covo” al paesello a Rolex, abiti griffati, Viagra

Matteo Messina Denaro è nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila. Per il boss dei boss di Cosa Nostra, arrestato lunedì dopo trent’anni di latitanza scatta il 41 bis, ossia il carcere duro, l’isolamento completo. A firmare il decreto il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il super latitante, gravemente malato di tumore, per ora sarà curato in carcere. Tuttavia a L’Aquila c’è un buon centro oncologico, altro motivo per cui è stato scelto il penitenziario di Preturo, che ospita il più alto numero di detenuti al 41 bis in tutta Italia e in cui fu detenuto anche Totò Riina.
Ora che Denaro è dietro le sbarre si sta ancora passando al setaccio il cosiddetto covo in cui avrebbe vissuto gli ultimi sei mesi almeno della sua latitanza. L’appartamento è a Campobello di Mazara, un piccolo centro in provincia di Trapani. A soli 8 chilometri dalla città natale di Denaro, Castelvetrano, da sempre feudo del super boss. Un paese dunque sotto l’influenza diretta del super boss. Nell’appartamento, arredato con mobili di un certo valore ma non di lusso, sono stati rinvenuti abiti e scarpe firmate, profumi, occhiali da sole, pillole per potenziare le prestazioni sessuali, profilatici. Ancora, ricevute di diversi locali e ristoranti. Ma niente armi né denaro. E soprattutto niente “tesoro” di Totò Riina. Ossia i documenti top secret che Denaro aveva ricevuto in custodia dal boss dei boss prima del suo arresto. Le perquisizioni proseguono ma già emergono chiaramente due fatti: Denaro viveva in centro, faceva la spesa, andava al ristorante, presumibilmente riceveva e incontrava donne; il covo è stato ripulito prima dell’arrivo degli investigatori. E quindi il cosiddetto papello della trattativa Stato-mafia, con tutti gli altri documenti super segreti sono già nelle mani di qualcun altro di fidatissimo. Oppure, altro scenario possibile, il super boss aveva un altro rifugio, dove forse potrebbero essere i documenti in questione. Ma l’assenza di denaro e armi fa pensare a un repulisti prima della perquisizione. Intanto si cercano intercapedini, nascondigli, prove che possano fare luce su quest’ultimo periodo di latitanza del super boss. Al quale sono stati sequestrati due cellulari e una piccola agenda che aveva con sé.
Quello che è già accertato è che Campobello di Mazara è il paese del favoreggiatore e autista personale del boss Giovanni Luppino, anche lui in manette. Ma è soprattutto il paese del boss Francesco Luppino, fedelissimo di Denaro, arrestato a settembre dello scorso anno. “Riteniamo che sia l’abitazione utilizzata nell’ultimo periodo come stabile occupazione, al suo interno confidiamo di trovare elementi significativi per lo sviluppo delle indagini e per capire chi ha protetto il latitante, faremo repertamenti biologici a questo scopo”, dice il generale e comandante dei Ros Pasquale Angelosanto. Le operazioni sono coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull’ex latitante.
Il nodo cruciale in effetti è capire chi ha coperto in tutti questi anni il super latitante. Come chiedono del resto anche i vescovi siciliani, sottolineando “l’inquietudine per i trent’anni di latitanza durante i quali quest’uomo ha probabilmente avuto delle coperture, delle garanzie e non sia stato assicurato alla giustizia italiana”.
Altro elemento emerso è che l’appartamento appartiene al vero Andrea Bonafede, l’alias utilizzato dal boss per andare in giro indisturbato. A proposito della carta d’identità in possesso dell’ex latitante, il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione spiega: “Ho fatto fare un’indagine ai miei uffici per capire se quella carta d’identità fosse falsificata, pare, invece, che sia autentica, rilasciata ad Andrea Bonafede. Sembrerebbe tutto regolare, una carta d’identità originale ma con la foto sostituita”. Bonafede, indagato e sotto interrogatorio, avrebbe dichiarato di aver acquistato l’immobile con i soldi dati dal boss. Ai pm, il geometra ora indagato per associazione mafiosa, avrebbe detto di conoscere il capomafia fin da ragazzo. A sentire un vicino di casa, poi, Denaro avrebbe vissuto nell’appartamento, che si trova in una via senza uscita che un tempo si chiamava Via Cb 31 e oggi porta il nome di San Vito, per un anno. E non per sei mesi.
A difendere il super boss sarà la nipote Lorenza Guttadauro, figlia di Filippo Guttadauro e Rosalia Messina Denaro, sorella del padrino di Castelvetrano. “Ancora non mi è arrivata la notifica ufficiale – dice la legale -. Ho ricevuto una telefonata informale in cui mi veniva comunicata la scelta del cliente, diciamo che sono ancora in attesa. Ora devo capire se questa nomina riguarda anche gli altri procedimenti in corso”. Non è stata ancora fissata la data dell’interrogatorio di garanzia dell’ex latitante.
Matteo Messina Denaro è nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila. Per il boss dei boss di Cosa Nostra, arrestato lunedì dopo trent’anni di latitanza scatta il 41 bis, ossia il carcere duro, l’isolamento completo. A firmare il decreto il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il super latitante, gravemente malato di tumore, per ora sarà curato in carcere. Tuttavia a L’Aquila c’è un buon centro oncologico, altro motivo per cui è stato scelto il penitenziario di Preturo, che ospita il più alto numero di detenuti al 41 bis in tutta Italia e in cui fu detenuto anche Totò Riina.
Ora che Denaro è dietro le sbarre si sta ancora passando al setaccio il cosiddetto covo in cui avrebbe vissuto gli ultimi sei mesi almeno della sua latitanza. L’appartamento è a Campobello di Mazara, un piccolo centro in provincia di Trapani. A soli 8 chilometri dalla città natale di Denaro, Castelvetrano, da sempre feudo del super boss. Un paese dunque sotto l’influenza diretta del super boss. Nell’appartamento, arredato con mobili di un certo valore ma non di lusso, sono stati rinvenuti abiti e scarpe firmate, profumi, occhiali da sole, pillole per potenziare le prestazioni sessuali, profilatici. Ancora, ricevute di diversi locali e ristoranti. Ma niente armi né denaro. E soprattutto niente “tesoro” di Totò Riina. Ossia i documenti top secret che Denaro aveva ricevuto in custodia dal boss dei boss prima del suo arresto. Le perquisizioni proseguono ma già emergono chiaramente due fatti: Denaro viveva in centro, faceva la spesa, andava al ristorante, presumibilmente riceveva e incontrava donne; il covo è stato ripulito prima dell’arrivo degli investigatori. E quindi il cosiddetto papello della trattativa Stato-mafia, con tutti gli altri documenti super segreti sono già nelle mani di qualcun altro di fidatissimo. Oppure, altro scenario possibile, il super boss aveva un altro rifugio, dove forse potrebbero essere i documenti in questione. Ma l’assenza di denaro e armi fa pensare a un repulisti prima della perquisizione. Intanto si cercano intercapedini, nascondigli, prove che possano fare luce su quest’ultimo periodo di latitanza del super boss. Al quale sono stati sequestrati due cellulari e una piccola agenda che aveva con sé.
Quello che è già accertato è che Campobello di Mazara è il paese del favoreggiatore e autista personale del boss Giovanni Luppino, anche lui in manette. Ma è soprattutto il paese del boss Francesco Luppino, fedelissimo di Denaro, arrestato a settembre dello scorso anno. “Riteniamo che sia l’abitazione utilizzata nell’ultimo periodo come stabile occupazione, al suo interno confidiamo di trovare elementi significativi per lo sviluppo delle indagini e per capire chi ha protetto il latitante, faremo repertamenti biologici a questo scopo”, dice il generale e comandante dei Ros Pasquale Angelosanto. Le operazioni sono coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull’ex latitante.
Il nodo cruciale in effetti è capire chi ha coperto in tutti questi anni il super latitante. Come chiedono del resto anche i vescovi siciliani, sottolineando “l’inquietudine per i trent’anni di latitanza durante i quali quest’uomo ha probabilmente avuto delle coperture, delle garanzie e non sia stato assicurato alla giustizia italiana”.
Altro elemento emerso è che l’appartamento appartiene al vero Andrea Bonafede, l’alias utilizzato dal boss per andare in giro indisturbato. A proposito della carta d’identità in possesso dell’ex latitante, il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione spiega: “Ho fatto fare un’indagine ai miei uffici per capire se quella carta d’identità fosse falsificata, pare, invece, che sia autentica, rilasciata ad Andrea Bonafede. Sembrerebbe tutto regolare, una carta d’identità originale ma con la foto sostituita”. Bonafede, indagato e sotto interrogatorio, avrebbe dichiarato di aver acquistato l’immobile con i soldi dati dal boss. Ai pm, il geometra ora indagato per associazione mafiosa, avrebbe detto di conoscere il capomafia fin da ragazzo. A sentire un vicino di casa, poi, Denaro avrebbe vissuto nell’appartamento, che si trova in una via senza uscita che un tempo si chiamava Via Cb 31 e oggi porta il nome di San Vito, per un anno. E non per sei mesi.
A difendere il super boss sarà la nipote Lorenza Guttadauro, figlia di Filippo Guttadauro e Rosalia Messina Denaro, sorella del padrino di Castelvetrano. “Ancora non mi è arrivata la notifica ufficiale – dice la legale -. Ho ricevuto una telefonata informale in cui mi veniva comunicata la scelta del cliente, diciamo che sono ancora in attesa. Ora devo capire se questa nomina riguarda anche gli altri procedimenti in corso”. Non è stata ancora fissata la data dell’interrogatorio di garanzia dell’ex latitante.
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