Meloni-Draghi, basta parole

Giorgia Meloni e Mario Draghi si rivolgono all’Europa affinché intervenga subito con un fondo di sussidiarietà per affrontare l’emergenza del caro energia e dei rincari sulle bollette che mettono in ginocchio famiglie e imprese. Il premier in pectore e il premier uscente sono uniti in questo appello alla Ue ma da Bruxelles ancora una volta arriva una fumata nera: niente accordo sul tetto al prezzo del gas. La Germania, che ha già accordi convenienti con la Russia, è contraria al price cap. E intanto annuncia un maxi scudo da 200 miliardi contro il caro energia. Mentre i Paesi Ue procedono in ordine sparso e gli avversari della leader FdI le rinfacciano che ora anche lei vuole più Europa, dal Consiglio dei ministri dell’Energia Ue non arriva alcun impegno sul fronte di un Pnrr dell’energia, di fondi straordinari per un’emergenza straordinaria.

“Non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali, serve solidarietà”, commenta Draghi rispetto al maxi scudo della Germania. Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha presentato un pacchetto in sostegno di famiglie e imprese, non finanziato con nuovi prestiti ma con la riattivazione di un fondo di stabilizzazione economica usato già durante la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia da Covid-19. Berlino fisserà un tetto massimo al prezzo del gas e pagherà la differenza alle aziende energetiche del Paese che lo acquistano dall’estero. Berlino dunque rompe definitivamente il fronte comune europeo.
Intanto l’aumento delle bollette continua a spaventare l’Italia e soprattutto il tessuto imprenditoriale. Da oggi i rincari per quella della luce saranno del 59%. L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha stimato tali rincari nonostante l’intervento straordinario del governo uscente.

La futura premier, perfettamente in linea con Draghi, fa presente che “di fronte alla crisi epocale della crisi energetica serve una risposta immediata a tutela di imprese e famiglie. Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario. Su questo tema di vitale importanza per l’Italia confido nella compattezza di tutte le forze politiche”. Anche in tal caso, come già avvenuto, da Palazzo Chigi è arrivata la nota a chiarire che Draghi e Meloni non hanno concordato le dichiarazioni. Ma resta il fatto evidente che sono praticamente identiche.

Ora al di là di un patto più o meno tacito tra l’ex numero uno della Bce – che magari potrebbe garantire per il governo Meloni in Europa e nel mondo magari puntando alla presidenza della Commissione Ue o alla Nato o, restando in casa, al Colle – e la prossima premier, quello che tutti chiedono è di passare ai fatti. Basta parole: famiglie e imprese vanno aiutate subito. Se questa intesa vale in Europa deve a maggior ragione valere in Italia. Se da Bruxelles non arriverà alcun fondo di sussidiarietà, l’Italia dovrà fare da sola. Come la Germania.

A tal proposito si è espresso il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni: “La decisione del governo tedesco ci dice che a livello europeo c’è ancora strada da fare. Non possiamo arrivare ad immaginare che di fronte a una crisi di questo genere che riguarda tutti ciascuno risponda per sé magari misurando la propria risposta sulla base dello spazio fiscale, dello spazio di bilancio che ha a disposizione. Questa è la logica che abbiamo evitato durante la pandemia”, fa presente. Insomma, Gentiloni non è dalla parte di Meloni.
Ma i numeri parlano chiaro e non c’è tempo da perdere. Il maxi scudo stanziato da Berlino vale tre volte tanto quel che l’Italia ha speso dall’inizio della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro Mosca, quando però i tassi di interesse erano molto più bassi degli attuali. Dal momento in cui si insedierà il prossimo governo, il primo obiettivo dovrà essere la legge di bilancio per il 2023. Se scegliesse di fare nuovo debito (il famoso scostamento di bilancio), i rendimenti dei titoli di Stato italiani salirebbero rapidamente. A quel punto sarà necessario che il patto con Draghi sia più saldo che mai.

Giorgia Meloni e Mario Draghi si rivolgono all’Europa affinché intervenga subito con un fondo di sussidiarietà per affrontare l’emergenza del caro energia e dei rincari sulle bollette che mettono in ginocchio famiglie e imprese. Il premier in pectore e il premier uscente sono uniti in questo appello alla Ue ma da Bruxelles ancora una volta arriva una fumata nera: niente accordo sul tetto al prezzo del gas. La Germania, che ha già accordi convenienti con la Russia, è contraria al price cap. E intanto annuncia un maxi scudo da 200 miliardi contro il caro energia. Mentre i Paesi Ue procedono in ordine sparso e gli avversari della leader FdI le rinfacciano che ora anche lei vuole più Europa, dal Consiglio dei ministri dell’Energia Ue non arriva alcun impegno sul fronte di un Pnrr dell’energia, di fondi straordinari per un’emergenza straordinaria.

“Non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali, serve solidarietà”, commenta Draghi rispetto al maxi scudo della Germania. Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha presentato un pacchetto in sostegno di famiglie e imprese, non finanziato con nuovi prestiti ma con la riattivazione di un fondo di stabilizzazione economica usato già durante la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia da Covid-19. Berlino fisserà un tetto massimo al prezzo del gas e pagherà la differenza alle aziende energetiche del Paese che lo acquistano dall’estero. Berlino dunque rompe definitivamente il fronte comune europeo.
Intanto l’aumento delle bollette continua a spaventare l’Italia e soprattutto il tessuto imprenditoriale. Da oggi i rincari per quella della luce saranno del 59%. L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha stimato tali rincari nonostante l’intervento straordinario del governo uscente.

La futura premier, perfettamente in linea con Draghi, fa presente che “di fronte alla crisi epocale della crisi energetica serve una risposta immediata a tutela di imprese e famiglie. Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario. Su questo tema di vitale importanza per l’Italia confido nella compattezza di tutte le forze politiche”. Anche in tal caso, come già avvenuto, da Palazzo Chigi è arrivata la nota a chiarire che Draghi e Meloni non hanno concordato le dichiarazioni. Ma resta il fatto evidente che sono praticamente identiche.

Ora al di là di un patto più o meno tacito tra l’ex numero uno della Bce – che magari potrebbe garantire per il governo Meloni in Europa e nel mondo magari puntando alla presidenza della Commissione Ue o alla Nato o, restando in casa, al Colle – e la prossima premier, quello che tutti chiedono è di passare ai fatti. Basta parole: famiglie e imprese vanno aiutate subito. Se questa intesa vale in Europa deve a maggior ragione valere in Italia. Se da Bruxelles non arriverà alcun fondo di sussidiarietà, l’Italia dovrà fare da sola. Come la Germania.

A tal proposito si è espresso il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni: “La decisione del governo tedesco ci dice che a livello europeo c’è ancora strada da fare. Non possiamo arrivare ad immaginare che di fronte a una crisi di questo genere che riguarda tutti ciascuno risponda per sé magari misurando la propria risposta sulla base dello spazio fiscale, dello spazio di bilancio che ha a disposizione. Questa è la logica che abbiamo evitato durante la pandemia”, fa presente. Insomma, Gentiloni non è dalla parte di Meloni.
Ma i numeri parlano chiaro e non c’è tempo da perdere. Il maxi scudo stanziato da Berlino vale tre volte tanto quel che l’Italia ha speso dall’inizio della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro Mosca, quando però i tassi di interesse erano molto più bassi degli attuali. Dal momento in cui si insedierà il prossimo governo, il primo obiettivo dovrà essere la legge di bilancio per il 2023. Se scegliesse di fare nuovo debito (il famoso scostamento di bilancio), i rendimenti dei titoli di Stato italiani salirebbero rapidamente. A quel punto sarà necessario che il patto con Draghi sia più saldo che mai.

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