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Meloni-Macron, il disgelo e la trattativa: aiuto sui migranti in cambio del nucleare

Si schiariscono le nuvole, tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. Al termine della prima giornata del Consiglio europeo, il premier italiano e il presidente francese si sono incontrati faccia a faccia, da soli, poco prima delle 23, nell’albergo del centro di Bruxelles, dove entrambi alloggiavano. Un incontro inatteso dopo le tensioni degli ultimi mesi tra i due governi, con la crisi di novembre sul caso Ocean Viking e poi, a febbraio, con l’esclusione della Meloni dalla cena all’Eliseo tra Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Tra i temi del faccia a faccia – durato circa due ore – c’è ovviamente la gestione dei flussi migratori ma anche il sostegno all’Ucraina, la politica industriale europea, il potere e la riforma del Patto di stabilità e crescita.
Le indiscrezioni affermano, riguardo al veloce meeting politico: in cambio del sostegno sull’immigrazione, il leader francese ha chiesto a quello italiano un impegno a sostenere l’inclusione delle tecnologie nucleari tra quelle compatibili con la transizione energetica. Fonti dell’Eliseo riferiscono che i due leader “hanno ribadito la loro determinazione a sostenere l’Ucraina di fronte all’aggressione russa e hanno accolto con favore l’accordo raggiunto per fornire agli ucraini munizioni e missili di cui hanno bisogno grazie all’industria europea”.
Giovedì scorso, intervenendo alla seduta alla Camera, dedicata ai migranti, la premier Meloni aveva cercato di catalizzare l’attenzione dei colleghi sul tema che le sta più a cuore: “Se crolla completamente la Tunisia si rischia una catastrofe umanitaria con 900mila profughi”.
Ed è proprio la crisi politica ed economica che in questi giorni sta precipitando in Tunisia, che crea maggiori allarmismi rispetto ai “viaggi della speranza” diretti verso le coste siciliane. Continua l’emergenza sul fronte “sbarchi” ed esattamente a Lampedusa. Arrivano senza sosta i migranti nella piccola isola. Soltanto ieri, 805 persone sono state soccorse e trasportate nell’hotspot di Contrada Imbriacola. E se a Lampedusa, la crisi migranti è un evergreen, in questi giorni nelle coste della Tunisia, la situazione non è migliore. Il portavoce della Guardia nazionale tunisina ha affermato alla stampa locale, che giovedì scorso, la guardia costiera ha intercettato 2 mila e 34 migranti ed ha recuperato i corpi di altri sette. Una fotografia della enorme crisi che il Paese nordafricano sta attraversando. E lo sa bene il giornalista ed inviato di guerra, Toni Capuozzo, che la definisce “una tempesta perfetta”.
“In tanti Paesi africani ho visto personalmente molte situazioni simili, il partner europeo di turno che alzava il dito non solo per insegnare le misure economiche, ma anche per ammaestrare sulle libertà democratiche da rispettare. Questo ha spalancato alla Cina molte porte”. Ha dichiarato il reporter.
La Tunisia è il principale paese di partenza dei migranti che arrivano in Italia: vale il 60 per cento del totale; la quota della Libia, di contro, è del 30 per cento. L’aumento delle partenze tunisine verso le coste italiane delle ultime settimane si spiega anche con la situazione di crisi economica nel paese.
Uno Stato al tracollo: il tasso di inflazione è arrivato al 10 per cento, il debito pubblico è quasi al 90 per cento del prodotto interno lordo, mentre la disoccupazione è al 15 per cento. La condizione generale dell’economia è preoccupante: il paese potrebbe arrivare al fallimento entro sei o nove mesi, il che probabilmente causerebbe una crescita dei livelli di immigrazione verso l’Italia.
Nel frattempo, proprio ieri il titolare del Viminale Matteo Piantedosi si è collegato tramite una videocall con Berlino, dove erano presenti i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Belgio, Spagna e Svezia. La riunione che ha avuto come tema centrale “il flusso migratorio”.

Stando alle indiscrezioni, se entro l’estate non ci sarà accordo su una migliore registrazione e distribuzione dei richiedenti asilo in Europa, i ministri dell’Interno vedono a rischio la libera circolazione nell’area Schengen. Fino ad allora, gli Stati Ue dovrebbero accordarsi in modo che ci sia ancora tempo per i negoziati con il Parlamento. Se un accordo non riesce, “allora lo spazio Schengen con frontiere interne aperte è in grave pericolo”, ha avvertito Nancy Faeser. Ma di questo problema sembrerebbe che tutti al Parlamento europeo e al Consiglio dovrebbero esserne consapevoli. La pressione del tempo è creata dalle imminenti elezioni europee nella primavera del 2024. “Dobbiamo assicurarci di limitare anche l’immigrazione irregolare”, ha affermato Faeser. Finora solo pochi Paesi, in particolare la Germania, hanno accettato volontariamente alcuni richiedenti asilo. Faeser ha affermato che la Germania ha accolto 427 persone dall’Italia e 93 richiedenti asilo da Cipro attraverso il meccanismo di solidarietà, e sono previste ulteriori acquisizioni. L’Italia blocca da diverse settimane i trasferimenti di ritorno dei richiedenti asilo registrati in Italia, adducendo presunti problemi tecnici.

Si schiariscono le nuvole, tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. Al termine della prima giornata del Consiglio europeo, il premier italiano e il presidente francese si sono incontrati faccia a faccia, da soli, poco prima delle 23, nell’albergo del centro di Bruxelles, dove entrambi alloggiavano. Un incontro inatteso dopo le tensioni degli ultimi mesi tra i due governi, con la crisi di novembre sul caso Ocean Viking e poi, a febbraio, con l’esclusione della Meloni dalla cena all’Eliseo tra Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Tra i temi del faccia a faccia – durato circa due ore – c’è ovviamente la gestione dei flussi migratori ma anche il sostegno all’Ucraina, la politica industriale europea, il potere e la riforma del Patto di stabilità e crescita.
Le indiscrezioni affermano, riguardo al veloce meeting politico: in cambio del sostegno sull’immigrazione, il leader francese ha chiesto a quello italiano un impegno a sostenere l’inclusione delle tecnologie nucleari tra quelle compatibili con la transizione energetica. Fonti dell’Eliseo riferiscono che i due leader “hanno ribadito la loro determinazione a sostenere l’Ucraina di fronte all’aggressione russa e hanno accolto con favore l’accordo raggiunto per fornire agli ucraini munizioni e missili di cui hanno bisogno grazie all’industria europea”.
Giovedì scorso, intervenendo alla seduta alla Camera, dedicata ai migranti, la premier Meloni aveva cercato di catalizzare l’attenzione dei colleghi sul tema che le sta più a cuore: “Se crolla completamente la Tunisia si rischia una catastrofe umanitaria con 900mila profughi”.
Ed è proprio la crisi politica ed economica che in questi giorni sta precipitando in Tunisia, che crea maggiori allarmismi rispetto ai “viaggi della speranza” diretti verso le coste siciliane. Continua l’emergenza sul fronte “sbarchi” ed esattamente a Lampedusa. Arrivano senza sosta i migranti nella piccola isola. Soltanto ieri, 805 persone sono state soccorse e trasportate nell’hotspot di Contrada Imbriacola. E se a Lampedusa, la crisi migranti è un evergreen, in questi giorni nelle coste della Tunisia, la situazione non è migliore. Il portavoce della Guardia nazionale tunisina ha affermato alla stampa locale, che giovedì scorso, la guardia costiera ha intercettato 2 mila e 34 migranti ed ha recuperato i corpi di altri sette. Una fotografia della enorme crisi che il Paese nordafricano sta attraversando. E lo sa bene il giornalista ed inviato di guerra, Toni Capuozzo, che la definisce “una tempesta perfetta”.
“In tanti Paesi africani ho visto personalmente molte situazioni simili, il partner europeo di turno che alzava il dito non solo per insegnare le misure economiche, ma anche per ammaestrare sulle libertà democratiche da rispettare. Questo ha spalancato alla Cina molte porte”. Ha dichiarato il reporter.
La Tunisia è il principale paese di partenza dei migranti che arrivano in Italia: vale il 60 per cento del totale; la quota della Libia, di contro, è del 30 per cento. L’aumento delle partenze tunisine verso le coste italiane delle ultime settimane si spiega anche con la situazione di crisi economica nel paese.
Uno Stato al tracollo: il tasso di inflazione è arrivato al 10 per cento, il debito pubblico è quasi al 90 per cento del prodotto interno lordo, mentre la disoccupazione è al 15 per cento. La condizione generale dell’economia è preoccupante: il paese potrebbe arrivare al fallimento entro sei o nove mesi, il che probabilmente causerebbe una crescita dei livelli di immigrazione verso l’Italia.
Nel frattempo, proprio ieri il titolare del Viminale Matteo Piantedosi si è collegato tramite una videocall con Berlino, dove erano presenti i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Belgio, Spagna e Svezia. La riunione che ha avuto come tema centrale “il flusso migratorio”.

Stando alle indiscrezioni, se entro l’estate non ci sarà accordo su una migliore registrazione e distribuzione dei richiedenti asilo in Europa, i ministri dell’Interno vedono a rischio la libera circolazione nell’area Schengen. Fino ad allora, gli Stati Ue dovrebbero accordarsi in modo che ci sia ancora tempo per i negoziati con il Parlamento. Se un accordo non riesce, “allora lo spazio Schengen con frontiere interne aperte è in grave pericolo”, ha avvertito Nancy Faeser. Ma di questo problema sembrerebbe che tutti al Parlamento europeo e al Consiglio dovrebbero esserne consapevoli. La pressione del tempo è creata dalle imminenti elezioni europee nella primavera del 2024. “Dobbiamo assicurarci di limitare anche l’immigrazione irregolare”, ha affermato Faeser. Finora solo pochi Paesi, in particolare la Germania, hanno accettato volontariamente alcuni richiedenti asilo. Faeser ha affermato che la Germania ha accolto 427 persone dall’Italia e 93 richiedenti asilo da Cipro attraverso il meccanismo di solidarietà, e sono previste ulteriori acquisizioni. L’Italia blocca da diverse settimane i trasferimenti di ritorno dei richiedenti asilo registrati in Italia, adducendo presunti problemi tecnici.
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