Meloni, ora si parte: premier chi ha più voti

Accordo nel centrodestra dopo il vertice: ognuno corre con il proprio simbolo. L’ultima sfida di Berlusconi: “Dicono il 10 ma io punto al 20 per cento”

Ognuno con il suo simbolo, ognuno con il proprio leader politico: chi prende un voto in più indica il premier. Il centrodestra trova l’accordo elettorale, confermando il sistema del 2018. La spunta dunque Giorgia Meloni, che però potrebbe avere un piano B se in caso dovesse vincere lei e decidesse di non andare a palazzo Chigi. Indicare un presidente del Consiglio su cui nessuno degli alleati (e non solo) potrebbe obiettare: in tal senso, il nome più accredito è quello di Giulio Tremonti. La nemesi di Mario Draghi. Accolta dunque la richiesta della leader di FdI di “mantenere la regola sempre adottata finora” secondo la quale il partito della coalizione che arriverà primo avrà il diritto di indicare il candidato premier. Era un punto delicatissimo su cui la favoritissima Meloni non voleva sentire ragioni, ma sul quale Forza Italia frenava: “E’ un tema che non mi appassiona” aveva detto Silvio Berlusconi, dopo che peraltro avevo proposto nei giorni scorsi un altro metodo, l’elezione del candidato premier da parte di una assemblea degli eletti, subito dopo il voto. Proposta respinta nettamente dalla Meloni e che non piaceva più di tanto neanche al leader della Lega Matteo Salvini, Maurizio Lupi di Noi per l’Italia e gli altri leader centristi, che avevano appoggiato invece la richiesta di FdI.

Berlusconi non ha deluso le aspettative e su questo confronto ha chiosato con una battuta: “Non c’è problema, tanto saremo noi di Forza Italia ad ottenere il 20!”. Mentre vi stiamo scrivendo al vertice a Montecitorio si sta ancora discutendo dell’altro nodo intricato, quello del metodo da adottare per la distribuzione dei collegi uninominali, e di quanto spetti a ciascun partito. A quanto riferiscono fonti informate, comunque, “si tratta in un clima sereno”.

Intanto sul fronte del candidato premier, pure Salvini conferma la linea della ritrovata compattezza del centrodestra: “Decidono gli italiani, decidono liberamente i cittadini il 25 settembre: chi prende un voto in più esprimerà la premiership. La squadra sarà compatta”, assicura il leader del Carroccio, che indica in “lavoro, tasse e sicurezza” i capisaldi del programma.

Per le circoscrizioni all’estero ci sarà una lista unica del centrodestra. È quanto è stato deciso nel corso del vertice della coalizione che è ancora in corso. Sempre nel corso della riunione si è deciso di istituire un tavolo per il programma. Insomma, intesa ritrovata su tutta la linea, a quanto pare. L’opposto del clima che si registra nel centrosinistra, come sottolinea Salvini: “Più che una coalizione è un tutti contro tutti. Noi guardiamo ai temi concreti, ci aspettano mesi difficili non dobbiamo fare promesse irrealistiche”.

Il primo ad arrivare al vertice, iniziato alle 18 con un’ora di ritardo, è stato Salvini, che a Montecitorio ha raggiunto in giacca, jeans e scarpe da ginnastica tipo Superga gli uffici del gruppo della Lega insieme al suo vice Giancarlo Giorgetti e al vice presidente del Senato Roberto Calderoli. Poco dopo è apparso Berlusconi, in completo blu, di nuovo in cravatta e sneakers in tinta, che non tornava alla Camera dal febbraio 2021, per le consultazioni per il governo Draghi. Il Cavaliere dopo aver fatto cadere proprio il governo dell’ex numero uno della Bce ha subito negli ultimi giorni gli abbandoni dei ministri ex Fi Renato Brunetta, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, e di altri esponenti forzisti, come la deputata Rossella Sessa Ma ha appena accolto Valentina Vezzali. Con lui presenti al vertice Antonio Tajani, Licia Ronzulli e la deputata-compagna Marta Fascina. Per Fratelli d’Italia presenti la leader Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Oltre ai tre leader, presenti anche i centristi di Udc (Antonio De Poli e Antonio Saccone), Coraggio Italia (Luigi Brugnaro) e Noi con l’Italia (Maurizio Lupi). Un vertice d’importanza cruciale per il centrodestra, che si svolgeva – come richiesto dalla Meloni – per la prima volta dopo anni in una sede istituzionale e non in una delle residenze di Berlusconi tra Roma, Milano e la Sardegna. La leader di FdI forte dell’intesa raggiunta ha convocato la direzione del partito per la giornata di oggi.

Accordo nel centrodestra dopo il vertice: ognuno corre con il proprio simbolo. L’ultima sfida di Berlusconi: “Dicono il 10 ma io punto al 20 per cento”

Ognuno con il suo simbolo, ognuno con il proprio leader politico: chi prende un voto in più indica il premier. Il centrodestra trova l’accordo elettorale, confermando il sistema del 2018. La spunta dunque Giorgia Meloni, che però potrebbe avere un piano B se in caso dovesse vincere lei e decidesse di non andare a palazzo Chigi. Indicare un presidente del Consiglio su cui nessuno degli alleati (e non solo) potrebbe obiettare: in tal senso, il nome più accredito è quello di Giulio Tremonti. La nemesi di Mario Draghi. Accolta dunque la richiesta della leader di FdI di “mantenere la regola sempre adottata finora” secondo la quale il partito della coalizione che arriverà primo avrà il diritto di indicare il candidato premier. Era un punto delicatissimo su cui la favoritissima Meloni non voleva sentire ragioni, ma sul quale Forza Italia frenava: “E’ un tema che non mi appassiona” aveva detto Silvio Berlusconi, dopo che peraltro avevo proposto nei giorni scorsi un altro metodo, l’elezione del candidato premier da parte di una assemblea degli eletti, subito dopo il voto. Proposta respinta nettamente dalla Meloni e che non piaceva più di tanto neanche al leader della Lega Matteo Salvini, Maurizio Lupi di Noi per l’Italia e gli altri leader centristi, che avevano appoggiato invece la richiesta di FdI.

Berlusconi non ha deluso le aspettative e su questo confronto ha chiosato con una battuta: “Non c’è problema, tanto saremo noi di Forza Italia ad ottenere il 20!”. Mentre vi stiamo scrivendo al vertice a Montecitorio si sta ancora discutendo dell’altro nodo intricato, quello del metodo da adottare per la distribuzione dei collegi uninominali, e di quanto spetti a ciascun partito. A quanto riferiscono fonti informate, comunque, “si tratta in un clima sereno”.

Intanto sul fronte del candidato premier, pure Salvini conferma la linea della ritrovata compattezza del centrodestra: “Decidono gli italiani, decidono liberamente i cittadini il 25 settembre: chi prende un voto in più esprimerà la premiership. La squadra sarà compatta”, assicura il leader del Carroccio, che indica in “lavoro, tasse e sicurezza” i capisaldi del programma.

Per le circoscrizioni all’estero ci sarà una lista unica del centrodestra. È quanto è stato deciso nel corso del vertice della coalizione che è ancora in corso. Sempre nel corso della riunione si è deciso di istituire un tavolo per il programma. Insomma, intesa ritrovata su tutta la linea, a quanto pare. L’opposto del clima che si registra nel centrosinistra, come sottolinea Salvini: “Più che una coalizione è un tutti contro tutti. Noi guardiamo ai temi concreti, ci aspettano mesi difficili non dobbiamo fare promesse irrealistiche”.

Il primo ad arrivare al vertice, iniziato alle 18 con un’ora di ritardo, è stato Salvini, che a Montecitorio ha raggiunto in giacca, jeans e scarpe da ginnastica tipo Superga gli uffici del gruppo della Lega insieme al suo vice Giancarlo Giorgetti e al vice presidente del Senato Roberto Calderoli. Poco dopo è apparso Berlusconi, in completo blu, di nuovo in cravatta e sneakers in tinta, che non tornava alla Camera dal febbraio 2021, per le consultazioni per il governo Draghi. Il Cavaliere dopo aver fatto cadere proprio il governo dell’ex numero uno della Bce ha subito negli ultimi giorni gli abbandoni dei ministri ex Fi Renato Brunetta, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, e di altri esponenti forzisti, come la deputata Rossella Sessa Ma ha appena accolto Valentina Vezzali. Con lui presenti al vertice Antonio Tajani, Licia Ronzulli e la deputata-compagna Marta Fascina. Per Fratelli d’Italia presenti la leader Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Oltre ai tre leader, presenti anche i centristi di Udc (Antonio De Poli e Antonio Saccone), Coraggio Italia (Luigi Brugnaro) e Noi con l’Italia (Maurizio Lupi). Un vertice d’importanza cruciale per il centrodestra, che si svolgeva – come richiesto dalla Meloni – per la prima volta dopo anni in una sede istituzionale e non in una delle residenze di Berlusconi tra Roma, Milano e la Sardegna. La leader di FdI forte dell’intesa raggiunta ha convocato la direzione del partito per la giornata di oggi.

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