“Meloni? Prodotto di Letta Dialogo sì, stampelle mai”

Ettore Rosato, parlamentare di lungo corso, ex Ppi, ex Pd, attualmente presidente di Italia viva, parla del Terzo polo (“Siamo riformisti, non progressisti”), del Pd (“E’ privo di posizioni politiche”), della federazione con Azione e del governo Meloni (“Dialogo, ma non siamo la stampella di nessuno. La Meloni deve tutto a Letta”).
Pare che il Terzo Polo stia in ottima salute. Sorpasso della Lega compiuto.
Si, sta bene e non solo perché cresciamo nei sondaggi e siamo attrattivi tra gli amministratori, ma anche perché la nostra posizione ha un senso politico perché serve qualcuno fuori dalla maggioranza che dialoghi e medii con la maggioranza medesima.
Calenda ha incontrato la Meloni. Era necessario un incontro per dirle che su alcuni provvedimenti
potreste votare con la maggioranza?
Sì, per approvare alcuni provvedimenti serviva un incontro formale. Siamo andati a parlare delle questioni del Paese e fornire proposte per questa legge di Bilancio priva di una visione complessiva, ma soprattutto a cercare di convincere a usare in modo più efficace le risorse per abbattere il prezzo dell’energia. E comunque, non siamo la stampella di nessuno.
Quindi, opposizione convinta?
Sì, ma non sarà quella di gridare in piazza, ma di cercare di cambiare le cose. Caso-Moratti: operazione lampo.
Nessun imbarazzo pensando ai suoi trascorsi politici?
No, quella scelta è il taglio che abbiamo assunto: definire un’area politica alternativa a una Sinistra populista e a una Destra sempre più Destra. E questo percorso lo facciamo con chi ci sta. Questo bipolarismo non ha portato a valorizzare le parti moderate delle due coalizioni, ma quelle estreme.
Calenda e Renzi: due primedonne, due leader, due galli nello stesso pollaio. Qual è il punto di equilibrio?
Io sono un ex democristiano. E la Dc era un partito senza un leader perché di leader ne aveva tanti. E questa è la comune esperienza di tutti i grandi partiti europei. Noi puntiamo infatti a un partito plurale, accogliente e contendibile.
Il Terzo polo può essere definito progressista?
No, preferisco dire che è moderato, sia nei valori che difendiamo sia nei toni. Siamo anche profondamente riformisti, soprattutto nei contenuti della nostra azione politica.
Torniamo al premier. Come giudica l’esordio del suo governo, luci e ombre?
Beh, è avvenuto in un contesto oggettivamente difficile, è incontrovertibile. Alcune cose sono state fatte bene e mi riferisco al fatto che la premier ha accantonato le ridondanti promesse fatte in campagna elettorale che avrebbero scardinato il Bilancio dello Stato. E ha compiuto passi importanti sia in sede Ue sia a Bali. Mentre, sul fronte immigrazione, sulla questione Rave party, ma anche su altre piccolezze varie, la maggioranza cerca di distrarre l’opinione pubblica e si distrae lei stessa dai temi principali come la crisi.
Sul fronte delle Riforme cosa vi aspettate?
Per ora siamo ancora a zero. Ma anche in questo c’è la franchigia del poco tempo avuto a disposizione. Li aspettiamo su Giustizia, Riforma fiscale, Riforme istituzionali e sul attivare un’unità di missione che si occupi del dissesto idrogeologico.
Avete intenzione di strutturare il partito e come?
Domani, sabato, a Milano c’è l’assemblea di Italia viva che darà il via alla federazione con Azione. Poi, partiranno gli organismi periferici, snelli. Serviranno a dare una cabina di regia. Saremo un partito di amministratori. Sono tantissimi che arrivano da noi, soprattutto dalle civiche.
Il Pd a congresso. Un giudizio e chi vorrebbe come segretario?
Ognuno per la sua strada. La nostra critica è alle posizioni politiche del Pd che oggi non esistono. Vede, la Meloni deve tutto a Letta, che ha puntato sul non costruire un’alleanza, con noi o con Conte. E poi… Era garantista, è diventato giustizialista, insegue i 5S perfino sulla questione guerra in Ucraina. Ora fa un congresso dove non si decide il profilo delle prossime alleanze e quindi è indifferente chi lo guiderà. Anche perché ogni nostra preferenza sortirebbe l’effetto opposto.

Ettore Rosato, parlamentare di lungo corso, ex Ppi, ex Pd, attualmente presidente di Italia viva, parla del Terzo polo (“Siamo riformisti, non progressisti”), del Pd (“E’ privo di posizioni politiche”), della federazione con Azione e del governo Meloni (“Dialogo, ma non siamo la stampella di nessuno. La Meloni deve tutto a Letta”).
Pare che il Terzo Polo stia in ottima salute. Sorpasso della Lega compiuto.
Si, sta bene e non solo perché cresciamo nei sondaggi e siamo attrattivi tra gli amministratori, ma anche perché la nostra posizione ha un senso politico perché serve qualcuno fuori dalla maggioranza che dialoghi e medii con la maggioranza medesima.
Calenda ha incontrato la Meloni. Era necessario un incontro per dirle che su alcuni provvedimenti
potreste votare con la maggioranza?
Sì, per approvare alcuni provvedimenti serviva un incontro formale. Siamo andati a parlare delle questioni del Paese e fornire proposte per questa legge di Bilancio priva di una visione complessiva, ma soprattutto a cercare di convincere a usare in modo più efficace le risorse per abbattere il prezzo dell’energia. E comunque, non siamo la stampella di nessuno.
Quindi, opposizione convinta?
Sì, ma non sarà quella di gridare in piazza, ma di cercare di cambiare le cose. Caso-Moratti: operazione lampo.
Nessun imbarazzo pensando ai suoi trascorsi politici?
No, quella scelta è il taglio che abbiamo assunto: definire un’area politica alternativa a una Sinistra populista e a una Destra sempre più Destra. E questo percorso lo facciamo con chi ci sta. Questo bipolarismo non ha portato a valorizzare le parti moderate delle due coalizioni, ma quelle estreme.
Calenda e Renzi: due primedonne, due leader, due galli nello stesso pollaio. Qual è il punto di equilibrio?
Io sono un ex democristiano. E la Dc era un partito senza un leader perché di leader ne aveva tanti. E questa è la comune esperienza di tutti i grandi partiti europei. Noi puntiamo infatti a un partito plurale, accogliente e contendibile.
Il Terzo polo può essere definito progressista?
No, preferisco dire che è moderato, sia nei valori che difendiamo sia nei toni. Siamo anche profondamente riformisti, soprattutto nei contenuti della nostra azione politica.
Torniamo al premier. Come giudica l’esordio del suo governo, luci e ombre?
Beh, è avvenuto in un contesto oggettivamente difficile, è incontrovertibile. Alcune cose sono state fatte bene e mi riferisco al fatto che la premier ha accantonato le ridondanti promesse fatte in campagna elettorale che avrebbero scardinato il Bilancio dello Stato. E ha compiuto passi importanti sia in sede Ue sia a Bali. Mentre, sul fronte immigrazione, sulla questione Rave party, ma anche su altre piccolezze varie, la maggioranza cerca di distrarre l’opinione pubblica e si distrae lei stessa dai temi principali come la crisi.
Sul fronte delle Riforme cosa vi aspettate?
Per ora siamo ancora a zero. Ma anche in questo c’è la franchigia del poco tempo avuto a disposizione. Li aspettiamo su Giustizia, Riforma fiscale, Riforme istituzionali e sul attivare un’unità di missione che si occupi del dissesto idrogeologico.
Avete intenzione di strutturare il partito e come?
Domani, sabato, a Milano c’è l’assemblea di Italia viva che darà il via alla federazione con Azione. Poi, partiranno gli organismi periferici, snelli. Serviranno a dare una cabina di regia. Saremo un partito di amministratori. Sono tantissimi che arrivano da noi, soprattutto dalle civiche.
Il Pd a congresso. Un giudizio e chi vorrebbe come segretario?
Ognuno per la sua strada. La nostra critica è alle posizioni politiche del Pd che oggi non esistono. Vede, la Meloni deve tutto a Letta, che ha puntato sul non costruire un’alleanza, con noi o con Conte. E poi… Era garantista, è diventato giustizialista, insegue i 5S perfino sulla questione guerra in Ucraina. Ora fa un congresso dove non si decide il profilo delle prossime alleanze e quindi è indifferente chi lo guiderà. Anche perché ogni nostra preferenza sortirebbe l’effetto opposto.

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