Meloni pronta: “Difenderemo l’Italia in Ue”

Giorgia Meloni in un faccia a faccia con Enrico Letta. Sul sito del Corriere della Sera ieri c’è stato l’unico confronto diretto tra i due leader più accreditati come possibili vincitori delle elezioni del 25 settembre. La prima è la presidente di Fratelli d’Italia, il secondo è il segretario del Partito Democratico. La prima è data per favorita dai sondaggi, il secondo guida una coalizione che forse toglierà voti ai dem, dati addirittura sotto la soglia psicologica del 20 per cento. Un confronto a senso unico: Letta attaccava a testa bassa, la Meloni rispondeva puntualmente respingendo gli attacchi e precisando le varie questioni. “Voi avete votato contro il Pnrr in Parlamento Ue”, accusa Enrico mai sereno. “Niente di più falso – replica Giorgia – ci siamo sempre astenuti”. Insomma quello che è apparso evidente fin dai primi scambi è che da una parte c’era chi puntava tutto sull’attaccare l’avversario, con una narrazione spesso parallela alla realtà; dall’altra chi invece coglieva l’occasione per spiegare il punto di vista e chiarire la posizione. Non mancando di sottolineare la coerenza e le larghe intese anche in seno alla coalizione di centrodestra rispetto a chi deve per puro calcolo elettorale tenere insieme posizioni spesso diametralmente opposte.

Il dibattito insomma mostra come da una parte ci sia un’accozzaglia unita dal mantra “la Meloni non deve vincere” e dall’altra chi dall’opposizione al governo Draghi ora trae giovamento in termini di credibilità. Profonda divisione sul ruolo dell’Italia nella Ue: per Letta Bruxelles è la cura di tutti i mali, per la Meloni invece l’Italia si farà sentire e difenderà i suoi interessi. Non sono mancati però i punti di contatto: i due leader sono sostanzialmente d’accordo sul price cap e il disaccoppiamento del prezzo del gas. Così come sono d’accordo sul non voler fare scostamento di bilancio. Anche perché, come sottolinea la leader di FdI, “finché non si mette il tetto al prezzo, con lo scostamento si regalano soldi alla speculazione”. Si sono trovati d’accordo sulle sanzioni contro la Russia e sul sostegno anche militare all’Ucraina (anche se – come ha fatto presente la leader di FdI – Fratoianni e i “compagni” alleati dei dem sono contrari).
Su un punto però bisogna prendere atto del silenzio colpevole di Letta. A più riprese la Meloni ha fatto presente che il segretario Pd ha applaudito il governatore pugliese Emiliano che ha usato parole inaccettabili contro gli avversari. L’esponente dem ha parlato della Puglia come di una Stalingrado: “Li faremo sputare sangue”. “Sono passate 24 ore e Letta non ha voluto prendere le distanze…”, sottolinea la leader di FdI.

Due piccoli appunti finali: sull’ambiente e su “Dio, patria, famiglia”, la Meloni ha rivendicato di essere una conservatrice spiegando perché non è una cosa brutta. “Non c’è nessuno a difendere l’ambiente più dei conservatori, che vogliono conservarlo per trasmetterlo in salute a chi verrà dopo di loro”. E sul motto tanto odiato dalla Cirinnà, la Meloni ha ricordato che si tratta di un motto mazziniano, che va conservato perché appartiene all’identità dell’Italia. Un riferimento storico molto meno bellicoso e spaventoso di quello evocato da Emiliano. E se Letta ha sottolineato che il Pd non ha voluto mettere il suo nome nel simbolo perché è una grande casa, una grande famiglia, dove non c’è uno che comanda, ecco che emergono tutte le contraddizioni e i “parenti” imbarazzanti.

Giorgia Meloni in un faccia a faccia con Enrico Letta. Sul sito del Corriere della Sera ieri c’è stato l’unico confronto diretto tra i due leader più accreditati come possibili vincitori delle elezioni del 25 settembre. La prima è la presidente di Fratelli d’Italia, il secondo è il segretario del Partito Democratico. La prima è data per favorita dai sondaggi, il secondo guida una coalizione che forse toglierà voti ai dem, dati addirittura sotto la soglia psicologica del 20 per cento. Un confronto a senso unico: Letta attaccava a testa bassa, la Meloni rispondeva puntualmente respingendo gli attacchi e precisando le varie questioni. “Voi avete votato contro il Pnrr in Parlamento Ue”, accusa Enrico mai sereno. “Niente di più falso – replica Giorgia – ci siamo sempre astenuti”. Insomma quello che è apparso evidente fin dai primi scambi è che da una parte c’era chi puntava tutto sull’attaccare l’avversario, con una narrazione spesso parallela alla realtà; dall’altra chi invece coglieva l’occasione per spiegare il punto di vista e chiarire la posizione. Non mancando di sottolineare la coerenza e le larghe intese anche in seno alla coalizione di centrodestra rispetto a chi deve per puro calcolo elettorale tenere insieme posizioni spesso diametralmente opposte.

Il dibattito insomma mostra come da una parte ci sia un’accozzaglia unita dal mantra “la Meloni non deve vincere” e dall’altra chi dall’opposizione al governo Draghi ora trae giovamento in termini di credibilità. Profonda divisione sul ruolo dell’Italia nella Ue: per Letta Bruxelles è la cura di tutti i mali, per la Meloni invece l’Italia si farà sentire e difenderà i suoi interessi. Non sono mancati però i punti di contatto: i due leader sono sostanzialmente d’accordo sul price cap e il disaccoppiamento del prezzo del gas. Così come sono d’accordo sul non voler fare scostamento di bilancio. Anche perché, come sottolinea la leader di FdI, “finché non si mette il tetto al prezzo, con lo scostamento si regalano soldi alla speculazione”. Si sono trovati d’accordo sulle sanzioni contro la Russia e sul sostegno anche militare all’Ucraina (anche se – come ha fatto presente la leader di FdI – Fratoianni e i “compagni” alleati dei dem sono contrari).
Su un punto però bisogna prendere atto del silenzio colpevole di Letta. A più riprese la Meloni ha fatto presente che il segretario Pd ha applaudito il governatore pugliese Emiliano che ha usato parole inaccettabili contro gli avversari. L’esponente dem ha parlato della Puglia come di una Stalingrado: “Li faremo sputare sangue”. “Sono passate 24 ore e Letta non ha voluto prendere le distanze…”, sottolinea la leader di FdI.

Due piccoli appunti finali: sull’ambiente e su “Dio, patria, famiglia”, la Meloni ha rivendicato di essere una conservatrice spiegando perché non è una cosa brutta. “Non c’è nessuno a difendere l’ambiente più dei conservatori, che vogliono conservarlo per trasmetterlo in salute a chi verrà dopo di loro”. E sul motto tanto odiato dalla Cirinnà, la Meloni ha ricordato che si tratta di un motto mazziniano, che va conservato perché appartiene all’identità dell’Italia. Un riferimento storico molto meno bellicoso e spaventoso di quello evocato da Emiliano. E se Letta ha sottolineato che il Pd non ha voluto mettere il suo nome nel simbolo perché è una grande casa, una grande famiglia, dove non c’è uno che comanda, ecco che emergono tutte le contraddizioni e i “parenti” imbarazzanti.

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