Mercato del lavoro, cresce il settore delle costruzioni

Continua a crescere il settore delle costruzioni mentre nel turismo il recupero è tutt’altro che completato. L’attesa nota sul mercato del lavoro, redatta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Banca d’Italia ed Anpal, ha offerto come al solito conferme e smentite dei trend occupazionali del nostro Paese.

Dall’analisi delle comunicazioni obbligatorie (al 31 dicembre 2021) e delle dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro (al 30 novembre 2021), emerge che il settore delle costruzioni continua a crescere, mentre nel turismo il recupero è ancora incompleto. Dal punto di vista del divario di genere, non si sono ancora riassorbiti i divari già presenti, e alimentati anche dalla pandemia.

Prosegue il recupero dell’occupazione dipendente: nel 2021 l’andamento delle posizioni di lavoro alle dipendenze si è rafforzato, il numero di contratti attivati è tornato sui livelli prevalenti prima dello scoppio della pandemia e, negli ultimi mesi dell’anno, ha quasi raggiunto il trend di crescita che si sarebbe registrato se la domanda si fosse mantenuta inalterata anche durante la crisi Covid.

Alla fine dell’anno si è rafforzata la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato, nel 2021 la creazione di posti di lavoro è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo determinato. Intanto però le assunzioni a tempo indeterminato sospingono l’occupazione del Centro Nord, anche se nelle regioni centro-settentrionali l’occupazione alle dipendenze non ha ancora completamente recuperato gli andamenti del 2018-19. Nella seconda metà dell’anno si è comunque rafforzata con la crescita della domanda di lavoro stabile.

Nell’industria accelerano le costruzioni, rallenta la manifattura che, nonostante una ripresa della crescita, non è arrivata ancora ai livelli pre crisi. Il turismo, dal canto suo, fa registrare spunti di crescita ma anche in questo caso siamo lontani dai livelli che erano stati raggiunti a fine 2019.

La pandemia, poi, ha amplificato il divario di genere: mentre cresce l’occupazione maschile, segna purtroppo il passo quella femminile.

Continua a crescere il settore delle costruzioni mentre nel turismo il recupero è tutt’altro che completato. L’attesa nota sul mercato del lavoro, redatta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Banca d’Italia ed Anpal, ha offerto come al solito conferme e smentite dei trend occupazionali del nostro Paese.

Dall’analisi delle comunicazioni obbligatorie (al 31 dicembre 2021) e delle dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro (al 30 novembre 2021), emerge che il settore delle costruzioni continua a crescere, mentre nel turismo il recupero è ancora incompleto. Dal punto di vista del divario di genere, non si sono ancora riassorbiti i divari già presenti, e alimentati anche dalla pandemia.

Prosegue il recupero dell’occupazione dipendente: nel 2021 l’andamento delle posizioni di lavoro alle dipendenze si è rafforzato, il numero di contratti attivati è tornato sui livelli prevalenti prima dello scoppio della pandemia e, negli ultimi mesi dell’anno, ha quasi raggiunto il trend di crescita che si sarebbe registrato se la domanda si fosse mantenuta inalterata anche durante la crisi Covid.

Alla fine dell’anno si è rafforzata la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato, nel 2021 la creazione di posti di lavoro è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo determinato. Intanto però le assunzioni a tempo indeterminato sospingono l’occupazione del Centro Nord, anche se nelle regioni centro-settentrionali l’occupazione alle dipendenze non ha ancora completamente recuperato gli andamenti del 2018-19. Nella seconda metà dell’anno si è comunque rafforzata con la crescita della domanda di lavoro stabile.

Nell’industria accelerano le costruzioni, rallenta la manifattura che, nonostante una ripresa della crescita, non è arrivata ancora ai livelli pre crisi. Il turismo, dal canto suo, fa registrare spunti di crescita ma anche in questo caso siamo lontani dai livelli che erano stati raggiunti a fine 2019.

La pandemia, poi, ha amplificato il divario di genere: mentre cresce l’occupazione maschile, segna purtroppo il passo quella femminile.

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