MIGRANTI il business delle coop

“Stiamo parlando di una filiera che va avanti da anni. Le cooperative che monopolizzano il settore agiscono nelle stesse municipalità, quasi sempre amministrate dal centrosinistra”. A rivelarlo Salvatore Testa, consulente del lavoro, impegnato da una vita nel mondo delle Coop.
Il caso Soumahoro la sorprende?
La vicenda è più grave e inizia molto tempo prima. La cooperativa della suocera del deputato, nel territorio che comprende le province di Latina e Frosinone, non è l’unica a operare in modo abbastanza discutibile. Nella mia lunga esperienza lavorativa, mi sono imbattuto in almeno altri tre casi simili. La sola differenza è che stavolta c’è più rumore, essendo coinvolto un parlamentare.
Da quando va avanti questa sorta di business?
Da diversi anni. Ho cercato sempre di tenermi distante da un mondo di cui non condivido nulla. Non ne posso, però, negare l’esistenza. A tanti miei clienti, pur essendo titolari di realtà virtuose, non è stato permesso di operare. Regna la mancanza di trasparenza.
Quali sono i rischi per il territorio?
La maggior parte delle cooperative operano in subappalto. Quando vengono coinvolti più soggetti, il rischio di essere tirati in un’associazione è grande, come d’altronde è già successo a Cassino. L’altro pericolo, poi, è che non si rispettano le norme.
Ha già sentito parlare quindi a Latina di società che prendono i soldi e poi abbandonano chi dovrebbero assistere…
Certamente! Non solo questi poveretti non ricevono la cifra che dovrebbe essere loro garantita, ma vivono in condizioni più che precarie. Durante il lockdown diverse persone sono state lasciate senza cibo o peggio ancora costrette a vivere, con vestiti estivi, in abitazioni senza riscaldamenti.
Cosa c’entrano i Comuni in tutto ciò?
Le cooperative che monopolizzano il settore agiscono quasi sempre nelle stesse municipalità, la maggior parte di queste amministrate dal centrosinistra. Stiamo parlando di una vera e propria filiera, dove lavorano sempre gli stessi.
Come è venuto a contatto con questo mondo?
Alcuni clienti mi avevano chiesto dei preventivi per poter partecipare a dei bandi. In queste comunità ci sono tante società virtuose, in grado di prestare un servizio efficiente. A queste, però, io stesso ho sconsigliato di farsi avanti, sapendo come vanno le cose. Quando entri in seconda o terza battuta, non ti entra nulla in tasca. Non puoi prestare un servizio ottimale.
Il problema, però, che il piatto resta nelle mani di pochi…
Questa è la verità. Stiamo parlando di gare, dove nei fatti è impossibile gareggiare o meglio ancora bandi, con requisiti, che a mio modesto parere, non consentono margini di guadagno. L’appalto sottocosto , poi, non conviene mai. Mi sono sempre chiesto come chi si aggiudicava questi progetti potesse gestire la vita di persone con così poche risorse. Una domanda, d’altronde, che passava per la mente di tanti.
Come reagire di fronte a tutto ciò?
Non sono mai stato coinvolto in modo diretto, ma le posso dire che qualche mio assistito ha dovuto adempiere alle vie legali pur di difendersi.
Ritiene, quindi, che questo possa essere terreno fertile per nuove forme di criminalità organizzata?
Dovunque ci sono i soldi, ci può essere di tutto, anche infiltrazioni. Detto ciò, questo contesto dovrebbe essere più sicuro, considerando che parliamo di appalti dati da pubbliche amministrazioni e su cui dovrebbero esserci controlli.
E’ possibile, che talvolta, siano venuti meno?
Me ne aspettavo qualcuno in più. Il problema, però, è più semplice di quanto si crede e si traduce in una banale domanda: chi controlla il controllore?
A parte gli enti locali, trattandosi di progetti che partono dai ministeri, qualche mancanza ritiene ci sia stata pure a livello centrale?
Certamente! Gli input dell’accoglienza partono da Roma. Stiamo parlando di soldi pubblici che vengono dati in mano a privati. Non è utopia immaginare che qualcuno chiudesse un occhio.

“Stiamo parlando di una filiera che va avanti da anni. Le cooperative che monopolizzano il settore agiscono nelle stesse municipalità, quasi sempre amministrate dal centrosinistra”. A rivelarlo Salvatore Testa, consulente del lavoro, impegnato da una vita nel mondo delle Coop.
Il caso Soumahoro la sorprende?
La vicenda è più grave e inizia molto tempo prima. La cooperativa della suocera del deputato, nel territorio che comprende le province di Latina e Frosinone, non è l’unica a operare in modo abbastanza discutibile. Nella mia lunga esperienza lavorativa, mi sono imbattuto in almeno altri tre casi simili. La sola differenza è che stavolta c’è più rumore, essendo coinvolto un parlamentare.
Da quando va avanti questa sorta di business?
Da diversi anni. Ho cercato sempre di tenermi distante da un mondo di cui non condivido nulla. Non ne posso, però, negare l’esistenza. A tanti miei clienti, pur essendo titolari di realtà virtuose, non è stato permesso di operare. Regna la mancanza di trasparenza.
Quali sono i rischi per il territorio?
La maggior parte delle cooperative operano in subappalto. Quando vengono coinvolti più soggetti, il rischio di essere tirati in un’associazione è grande, come d’altronde è già successo a Cassino. L’altro pericolo, poi, è che non si rispettano le norme.
Ha già sentito parlare quindi a Latina di società che prendono i soldi e poi abbandonano chi dovrebbero assistere…
Certamente! Non solo questi poveretti non ricevono la cifra che dovrebbe essere loro garantita, ma vivono in condizioni più che precarie. Durante il lockdown diverse persone sono state lasciate senza cibo o peggio ancora costrette a vivere, con vestiti estivi, in abitazioni senza riscaldamenti.
Cosa c’entrano i Comuni in tutto ciò?
Le cooperative che monopolizzano il settore agiscono quasi sempre nelle stesse municipalità, la maggior parte di queste amministrate dal centrosinistra. Stiamo parlando di una vera e propria filiera, dove lavorano sempre gli stessi.
Come è venuto a contatto con questo mondo?
Alcuni clienti mi avevano chiesto dei preventivi per poter partecipare a dei bandi. In queste comunità ci sono tante società virtuose, in grado di prestare un servizio efficiente. A queste, però, io stesso ho sconsigliato di farsi avanti, sapendo come vanno le cose. Quando entri in seconda o terza battuta, non ti entra nulla in tasca. Non puoi prestare un servizio ottimale.
Il problema, però, che il piatto resta nelle mani di pochi…
Questa è la verità. Stiamo parlando di gare, dove nei fatti è impossibile gareggiare o meglio ancora bandi, con requisiti, che a mio modesto parere, non consentono margini di guadagno. L’appalto sottocosto , poi, non conviene mai. Mi sono sempre chiesto come chi si aggiudicava questi progetti potesse gestire la vita di persone con così poche risorse. Una domanda, d’altronde, che passava per la mente di tanti.
Come reagire di fronte a tutto ciò?
Non sono mai stato coinvolto in modo diretto, ma le posso dire che qualche mio assistito ha dovuto adempiere alle vie legali pur di difendersi.
Ritiene, quindi, che questo possa essere terreno fertile per nuove forme di criminalità organizzata?
Dovunque ci sono i soldi, ci può essere di tutto, anche infiltrazioni. Detto ciò, questo contesto dovrebbe essere più sicuro, considerando che parliamo di appalti dati da pubbliche amministrazioni e su cui dovrebbero esserci controlli.
E’ possibile, che talvolta, siano venuti meno?
Me ne aspettavo qualcuno in più. Il problema, però, è più semplice di quanto si crede e si traduce in una banale domanda: chi controlla il controllore?
A parte gli enti locali, trattandosi di progetti che partono dai ministeri, qualche mancanza ritiene ci sia stata pure a livello centrale?
Certamente! Gli input dell’accoglienza partono da Roma. Stiamo parlando di soldi pubblici che vengono dati in mano a privati. Non è utopia immaginare che qualcuno chiudesse un occhio.

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