Migranti, Tajani a Al Sisi: “L’Italia è con l’Onu” Ma la sinistra: passerella

Migranti, Zaki, Regeni e le forniture di idrocarburi. Il ministro Antonio Tajani, in visita in Egitto, è fiducioso sulla collaborazione dei Paesi Africani per risolovere una serie di problemi che toccano da vicino il Paese. Non è tanto d’accordo, però, la sinistra, secondo cui si tratterebbe dell’ennesimo “viaggio passerella”. Il primo tema affrontato dal titolare della Farnesina è quello relativo alla sorveglianza delle coste. La stabilizzazione della Libia è decisiva per rallentare l’immigrazione irregolare e fronteggiare la minaccia terroristica che dal Sahel sale verso il Mediterraneo. Le realtà, coinvolti nel dossier libico, secondo il governo Meloni, dovrebbero mettersi d’accordo su un processo di pacificazione: “Non mi illudo che sia facile, ma è un obbligo provarci. Noi suggeriamo a tutti, e l’ho fatto a anche con il presidente Sisi e con il mio omologo Shukri, che ogni iniziativa di dialogo o mediazione rientri sotto la guida delle Nazioni Unite. Il percorso dell’Onu è il più ragionevole ed equilibrato. L’Italia lo sostiene appieno”. Linea condivisa dalla premier in Algeria. Sulla questione, però, restano scettici sia Pd che Movimento 5 Stelle per cui non ci “sarebbe alcuna garanzia a riguardo”. Stesso discorso vale per il tema energia. Secondo i dem non bastano gli oltre 3 miliardi di metri cubi di gas promessi dall’Egitto, nonché il rifunzionamento dell’impianto di Piombino entro primavera, a far dormire sogni tranquilli. “Sul rigassificatore – dichiarano in una nota congiunta Simona Bonafé, vice presidente dei deputati dem e Marco Simiani, capogruppo del Pd in Commissione ambiente a Montecitorio – non ci sono ancora notizie certe sulle opere di compensazione per il territorio. Si tratta di norme e risorse, peraltro previste dalla legge, per promuovere il rilancio economico, occupazionale, sociale, ambientale, infrastrutturale e culturale della zona. Il governo si è già impegnato da settimane con la comunità locale e con il Parlamento per realizzare questi interventi in tempi certi: è necessario ora passare delle parole ai fatti”. Collaborazione da parte egiziana, poi, viene chiesta anche sui casi Regeni e Zaki, dove il governo presieduto da Abdel Fattah al-Sisi assicura la volontà di lavorare per rimuovere gli ostacoli, che allo stato non ne consentono la risoluzione. Per quanto riguarda il primo, ovvero quello del ragazzo ucciso, Tajani, come rivelato a Radio 24, è “ottimista” perchè intravede da parte delle autorità del Cairo “una disponibilità nuova rispetto agli anni passati. Abbiamo sollevato come doveroso il tema perché bisogna sapere e colpire chi ha assassinato lo studente. Ho posto il problema sia al presidente della Repubblica, sia al ministro degli Esteri. Questo non significa che va tutto bene così. Seguiremo e continueremo a monitorare quello che si farà”. Per Al Sisi, intanto, non dovrebbe essere difficile fornire il domicilio dei quattro imputati, gli agenti di sicurezza che non hanno mai ricevuto la notifica delle accuse nei loro confronti. Sulla questione Zaki resta, invece, più prudente l’esponente di Fi: “Bisogna lavorare, con discrezione e intelligenza». Entrambe le posizioni del titolare della Farnesina, però, irritano la sinistra. “Sono solo parole di circostanza – replica Laura Boldrini – deputata del Pd. I diritti umani non si barattano”. Sulla stessa linea d’onda Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi-Sinistra, che scaglia dardi verso il ministro berlusconiano: “In questi sette anni non sa cosa è accaduto? Non conosce i depistaggi, le false informazioni, i boicottaggi nelle indagini, che hanno impedito e impediscono alla magistratura italiana di proseguire nel processo contro gli ufficiali egiziani responsabili dell’omicidio? Una mancanza di rispetto verso la famiglia Regeni e verso l’intelligenza degli italiani. Così facendo, pur di continuare a fare un p0’ di affari, anche Tajani si dimostra subalterno e accondiscendente al regime di Al Sisi. Che vergogna”.

Migranti, Zaki, Regeni e le forniture di idrocarburi. Il ministro Antonio Tajani, in visita in Egitto, è fiducioso sulla collaborazione dei Paesi Africani per risolovere una serie di problemi che toccano da vicino il Paese. Non è tanto d’accordo, però, la sinistra, secondo cui si tratterebbe dell’ennesimo “viaggio passerella”. Il primo tema affrontato dal titolare della Farnesina è quello relativo alla sorveglianza delle coste. La stabilizzazione della Libia è decisiva per rallentare l’immigrazione irregolare e fronteggiare la minaccia terroristica che dal Sahel sale verso il Mediterraneo. Le realtà, coinvolti nel dossier libico, secondo il governo Meloni, dovrebbero mettersi d’accordo su un processo di pacificazione: “Non mi illudo che sia facile, ma è un obbligo provarci. Noi suggeriamo a tutti, e l’ho fatto a anche con il presidente Sisi e con il mio omologo Shukri, che ogni iniziativa di dialogo o mediazione rientri sotto la guida delle Nazioni Unite. Il percorso dell’Onu è il più ragionevole ed equilibrato. L’Italia lo sostiene appieno”. Linea condivisa dalla premier in Algeria. Sulla questione, però, restano scettici sia Pd che Movimento 5 Stelle per cui non ci “sarebbe alcuna garanzia a riguardo”. Stesso discorso vale per il tema energia. Secondo i dem non bastano gli oltre 3 miliardi di metri cubi di gas promessi dall’Egitto, nonché il rifunzionamento dell’impianto di Piombino entro primavera, a far dormire sogni tranquilli. “Sul rigassificatore – dichiarano in una nota congiunta Simona Bonafé, vice presidente dei deputati dem e Marco Simiani, capogruppo del Pd in Commissione ambiente a Montecitorio – non ci sono ancora notizie certe sulle opere di compensazione per il territorio. Si tratta di norme e risorse, peraltro previste dalla legge, per promuovere il rilancio economico, occupazionale, sociale, ambientale, infrastrutturale e culturale della zona. Il governo si è già impegnato da settimane con la comunità locale e con il Parlamento per realizzare questi interventi in tempi certi: è necessario ora passare delle parole ai fatti”. Collaborazione da parte egiziana, poi, viene chiesta anche sui casi Regeni e Zaki, dove il governo presieduto da Abdel Fattah al-Sisi assicura la volontà di lavorare per rimuovere gli ostacoli, che allo stato non ne consentono la risoluzione. Per quanto riguarda il primo, ovvero quello del ragazzo ucciso, Tajani, come rivelato a Radio 24, è “ottimista” perchè intravede da parte delle autorità del Cairo “una disponibilità nuova rispetto agli anni passati. Abbiamo sollevato come doveroso il tema perché bisogna sapere e colpire chi ha assassinato lo studente. Ho posto il problema sia al presidente della Repubblica, sia al ministro degli Esteri. Questo non significa che va tutto bene così. Seguiremo e continueremo a monitorare quello che si farà”. Per Al Sisi, intanto, non dovrebbe essere difficile fornire il domicilio dei quattro imputati, gli agenti di sicurezza che non hanno mai ricevuto la notifica delle accuse nei loro confronti. Sulla questione Zaki resta, invece, più prudente l’esponente di Fi: “Bisogna lavorare, con discrezione e intelligenza». Entrambe le posizioni del titolare della Farnesina, però, irritano la sinistra. “Sono solo parole di circostanza – replica Laura Boldrini – deputata del Pd. I diritti umani non si barattano”. Sulla stessa linea d’onda Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi-Sinistra, che scaglia dardi verso il ministro berlusconiano: “In questi sette anni non sa cosa è accaduto? Non conosce i depistaggi, le false informazioni, i boicottaggi nelle indagini, che hanno impedito e impediscono alla magistratura italiana di proseguire nel processo contro gli ufficiali egiziani responsabili dell’omicidio? Una mancanza di rispetto verso la famiglia Regeni e verso l’intelligenza degli italiani. Così facendo, pur di continuare a fare un p0’ di affari, anche Tajani si dimostra subalterno e accondiscendente al regime di Al Sisi. Che vergogna”.

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