Migrazioni: la fame alle porte dell’Europa

La teoria è di Ruediger von Fritsch, ex ambasciatore tedesco a Mosca: “L’idea di Putin è che, dopo il collasso delle forniture di grano, la gente affamata scapperà dai Paesi africani e tenterà di arrivare in Europa, come i milioni di siriani che fuggivano dagli orrori della guerra”. Una precisa strategia di Mosca per destabilizzare il nemico europeo e punirlo per la compattezza mostrata in tema di sanzioni. Una “guerra ibrida”, la teoria del ricatto russo sposata in pieno da Ursula von der Leyen a Davos, l’azione portata avanti bloccando i porti del mar Nero e che si risolverebbe – secondo il Cremlino – “con la sola revoca delle sanzioni”.

La cronaca rilancia il caso dei 70 migranti che risultano dispersi al largo della Tunisia. L’imbarcazione, partita dalla Libia con a bordo circa un centinaio di persone, si è rovesciata ed è affondata al largo di Sfax. La Guardia costiera italiana e la Marina ne hanno salvati 24, recuperando un corpo senza vita. Ma gli altri risultano dispersi. E sempre al largo della Tunisia, altre 110 persone sono state salvate dall’intervento dell’ong Open Arms.

Non è solo l’inizio della “tradizionale” storia di naufragi che funesta il Mediterraneo con l’approssimarsi dell’estate. Stavolta il flusso dei migranti in arrivo sulle coste italiane non può essere unicamente legato alla “stagionalità”. E’ l’onda lunga della guerra in Ucraina, che ha interrotto le catene di approvvigionamento verso l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente. Ma mentre il continente europeo ha avuto l’opportunità di accedere ad altri mercati, ad Africa e Sud Est asiatico questa chance è preclusa a causa dei prezzi troppo alti per le possibilità di quei Paesi, che nel 2020 hanno importato a buon prezzo da Russia e Ucraina circa 7 miliardi di dollari in derrate alimentari.

Con grano e cereali bloccati nei porti del Mar Nero, diventa ora facilmente pronosticabile il netto aumento dei flussi migratori verso l’Europa. La situazione in Africa è devastante, i governi fanno del loro meglio per provare a contenere la fiammata dei prezzi, che secondo la Fao sono aumentati del 12,6% da febbraio a marzo scoro. Ma molti di loro non dispongono di riserve importanti per sostenere il potere d’acquisto dei propri cittadini e in Tunisia e Sudan si sono già registrate le prime “rivolte per il pane”. Con la minaccia, per il World Food Programme, che una guerra prolungata faccia crescere la fame del 17%, trascinando 174 milioni di persone nell’insicurezza alimentare.

E’ facile allora prevedere che i numeri dei naviganti sulla “rotta mortale” del Mediterraneo tenderanno a crescere in maniera esponenziale. Già quest’anno, secondo il ministero dell’Interno, sono 17.900 i migranti arrivati ​​in Italia via mare, in aumento rispetto ai 13.700 dello stesso periodo dell’anno scorso. “E’ chiaro che c’è un’emergenza umanitaria, perché le persone continuano a morire – osserva Flavio di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni -. Sono più di 650 le vittime del 2022. Una cifra che dovrebbe aiutarci a mettere il fenomeno nella giusta prospettiva”.

La teoria è di Ruediger von Fritsch, ex ambasciatore tedesco a Mosca: “L’idea di Putin è che, dopo il collasso delle forniture di grano, la gente affamata scapperà dai Paesi africani e tenterà di arrivare in Europa, come i milioni di siriani che fuggivano dagli orrori della guerra”. Una precisa strategia di Mosca per destabilizzare il nemico europeo e punirlo per la compattezza mostrata in tema di sanzioni. Una “guerra ibrida”, la teoria del ricatto russo sposata in pieno da Ursula von der Leyen a Davos, l’azione portata avanti bloccando i porti del mar Nero e che si risolverebbe – secondo il Cremlino – “con la sola revoca delle sanzioni”.

La cronaca rilancia il caso dei 70 migranti che risultano dispersi al largo della Tunisia. L’imbarcazione, partita dalla Libia con a bordo circa un centinaio di persone, si è rovesciata ed è affondata al largo di Sfax. La Guardia costiera italiana e la Marina ne hanno salvati 24, recuperando un corpo senza vita. Ma gli altri risultano dispersi. E sempre al largo della Tunisia, altre 110 persone sono state salvate dall’intervento dell’ong Open Arms.

Non è solo l’inizio della “tradizionale” storia di naufragi che funesta il Mediterraneo con l’approssimarsi dell’estate. Stavolta il flusso dei migranti in arrivo sulle coste italiane non può essere unicamente legato alla “stagionalità”. E’ l’onda lunga della guerra in Ucraina, che ha interrotto le catene di approvvigionamento verso l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente. Ma mentre il continente europeo ha avuto l’opportunità di accedere ad altri mercati, ad Africa e Sud Est asiatico questa chance è preclusa a causa dei prezzi troppo alti per le possibilità di quei Paesi, che nel 2020 hanno importato a buon prezzo da Russia e Ucraina circa 7 miliardi di dollari in derrate alimentari.

Con grano e cereali bloccati nei porti del Mar Nero, diventa ora facilmente pronosticabile il netto aumento dei flussi migratori verso l’Europa. La situazione in Africa è devastante, i governi fanno del loro meglio per provare a contenere la fiammata dei prezzi, che secondo la Fao sono aumentati del 12,6% da febbraio a marzo scoro. Ma molti di loro non dispongono di riserve importanti per sostenere il potere d’acquisto dei propri cittadini e in Tunisia e Sudan si sono già registrate le prime “rivolte per il pane”. Con la minaccia, per il World Food Programme, che una guerra prolungata faccia crescere la fame del 17%, trascinando 174 milioni di persone nell’insicurezza alimentare.

E’ facile allora prevedere che i numeri dei naviganti sulla “rotta mortale” del Mediterraneo tenderanno a crescere in maniera esponenziale. Già quest’anno, secondo il ministero dell’Interno, sono 17.900 i migranti arrivati ​​in Italia via mare, in aumento rispetto ai 13.700 dello stesso periodo dell’anno scorso. “E’ chiaro che c’è un’emergenza umanitaria, perché le persone continuano a morire – osserva Flavio di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni -. Sono più di 650 le vittime del 2022. Una cifra che dovrebbe aiutarci a mettere il fenomeno nella giusta prospettiva”.

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