MINACCIA NUCLEARE

La minaccia di una guerra nucleare è “in aumento”. Intervenendo in video collegamento ad un incontro del Consiglio per i diritti umani, Vladimir Putin fa tremare l’Occidente.
“La Russia considera le armi nucleari una risposta a un attacco”, ha proseguito il presidente russo, evidenziando come il suo Paese non abbia “armi nucleari tattiche in altri Paesi a differenza degli Stati Uniti”.
“Noi non parliamo di usare armi nucleari”, ha aggiunto ancora, sottolineando che “la Russia non è impazzita” e che pur disponendo “di armi più avanzate”, non vuole “brandirle”. Il suo “avvertimento” è chiaro: “Prima di tutto, ovviamente, ci concentreremo sui mezzi pacifici, ma se non resta nient’altro, ci difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione”.
Riguardo l’operazione militare speciale in Ucraina, arrivata al 287esimo giorno, lo “zar” ha rivelato che potrebbe essere “un processo lungo”. Duro e diretto l’attacco a chi avrebbe potuto e dovuto scongiurare l’inizio delle ostilità: “Tutti i partner rimangono silenti nelle conversazioni telefoniche quando gli ricordi che avrebbero dovuto essere garanti degli accordi di Minsk. La guerra non è stata iniziata da noi, ma nel 2014 dopo il colpo di stato in Ucraina. Ad iniziarla sono state le autorità ucraine”.
Ai membri del Consiglio per i diritti umani, Putin ha detto che “non ha senso parlare di una nuova mobilitazione in Ucraina” e valutare il richiamo di ulteriori riservisti.
Secondo il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, Mosca sta cercando di “congelare” il conflitto durante la stagione invernale per tornare alla carica il prossimo anno, con ancora più vigore. Stoltenberg non vede “al momento” spiragli per dare il via ai negoziati di pace.
“Non ci sono le condizioni perché la Russia non ha mostrato nessuna disponibilità a negoziati che rispettino la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”, ha dichiarato intervenendo ad un evento del Financial Times.
Il segretario generale ha esortato i membri della Nato a continuare ad inviare aiuti militari a Kiev per fronteggiare gli assalti del nemico in primavera: “Stiamo assistendo al tentativo della Russia di congelare questo conflitto, almeno per un breve periodo di tempo, per potersi riorganizzare, ricomporre le forze e cercare di lanciare un’offensiva più grande la prossima primavera”. “Il paradosso è, ha concluso, che più vogliamo una soluzione pacifica e negoziale, che assicuri all’Ucraina di vincere, più è urgente fornire aiuto militare a Kiev”.
La Russia tornerà a dialogare con l’Occidente quando avrà una nuova leadership, “lungimirante”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov accusando i Paesi occidentali di aver “costruito un muro” e di aver “smesso di collaborare con noi”. Secondo Lavrov, quella in atto è “una tragedia per la civiltà occidentale, per il sistema occidentale dell’ordine mondiale, che si basava sui principi della globalizzazione proposti dagli americani, che si sono completamente screditati come un sistema non negoziabile che non è in grado di rispettare e preservare i propri principi e i meccanismi imposti a tutti gli altri”.
La disponibilità a discutere di “una proposta di pace seria per mettere fine al conflitto in Ucraina” non manca, ma deve tener “conto degli interessi della Federazione russa”.

La minaccia di una guerra nucleare è “in aumento”. Intervenendo in video collegamento ad un incontro del Consiglio per i diritti umani, Vladimir Putin fa tremare l’Occidente.
“La Russia considera le armi nucleari una risposta a un attacco”, ha proseguito il presidente russo, evidenziando come il suo Paese non abbia “armi nucleari tattiche in altri Paesi a differenza degli Stati Uniti”.
“Noi non parliamo di usare armi nucleari”, ha aggiunto ancora, sottolineando che “la Russia non è impazzita” e che pur disponendo “di armi più avanzate”, non vuole “brandirle”. Il suo “avvertimento” è chiaro: “Prima di tutto, ovviamente, ci concentreremo sui mezzi pacifici, ma se non resta nient’altro, ci difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione”.
Riguardo l’operazione militare speciale in Ucraina, arrivata al 287esimo giorno, lo “zar” ha rivelato che potrebbe essere “un processo lungo”. Duro e diretto l’attacco a chi avrebbe potuto e dovuto scongiurare l’inizio delle ostilità: “Tutti i partner rimangono silenti nelle conversazioni telefoniche quando gli ricordi che avrebbero dovuto essere garanti degli accordi di Minsk. La guerra non è stata iniziata da noi, ma nel 2014 dopo il colpo di stato in Ucraina. Ad iniziarla sono state le autorità ucraine”.
Ai membri del Consiglio per i diritti umani, Putin ha detto che “non ha senso parlare di una nuova mobilitazione in Ucraina” e valutare il richiamo di ulteriori riservisti.
Secondo il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, Mosca sta cercando di “congelare” il conflitto durante la stagione invernale per tornare alla carica il prossimo anno, con ancora più vigore. Stoltenberg non vede “al momento” spiragli per dare il via ai negoziati di pace.
“Non ci sono le condizioni perché la Russia non ha mostrato nessuna disponibilità a negoziati che rispettino la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”, ha dichiarato intervenendo ad un evento del Financial Times.
Il segretario generale ha esortato i membri della Nato a continuare ad inviare aiuti militari a Kiev per fronteggiare gli assalti del nemico in primavera: “Stiamo assistendo al tentativo della Russia di congelare questo conflitto, almeno per un breve periodo di tempo, per potersi riorganizzare, ricomporre le forze e cercare di lanciare un’offensiva più grande la prossima primavera”. “Il paradosso è, ha concluso, che più vogliamo una soluzione pacifica e negoziale, che assicuri all’Ucraina di vincere, più è urgente fornire aiuto militare a Kiev”.
La Russia tornerà a dialogare con l’Occidente quando avrà una nuova leadership, “lungimirante”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov accusando i Paesi occidentali di aver “costruito un muro” e di aver “smesso di collaborare con noi”. Secondo Lavrov, quella in atto è “una tragedia per la civiltà occidentale, per il sistema occidentale dell’ordine mondiale, che si basava sui principi della globalizzazione proposti dagli americani, che si sono completamente screditati come un sistema non negoziabile che non è in grado di rispettare e preservare i propri principi e i meccanismi imposti a tutti gli altri”.
La disponibilità a discutere di “una proposta di pace seria per mettere fine al conflitto in Ucraina” non manca, ma deve tener “conto degli interessi della Federazione russa”.

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