Minimum global tax, la Polonia mette il veto

Durante la riunione dell’Ecofin, infatti, Varsavia è stata l’unica capitale a mettere il veto, dopo che la presidenza francese dell’Ue, grazie all’aiuto della Commissione, era riuscita a recepire le osservazioni degli altri Paesi, tra cui Svezia, Estonia e Malta, che nella scorsa riunione dei ministri delle Finanze si erano detti contrari.

Sembrava chiuso il cerchio, ma poi questa sorpresa. La ministra delle Finanze polacca, Magdalena Rzeczkowska, ha spiegato che Varsavia è preoccupata per le diverse tempistiche previste per l’adozione dei due pilastri della riforma. La Polonia infatti vorrebbe che l’Ue recepisse in modo simultaneo i due elementi centrali dell’accordo Ocse.

Subito, per venire incontro alle richieste del governo polacco, la Francia ha proposto di inserire una dichiarazione firmata dai 27 che ribadisce l’impegno a portare avanti la tassa digitale non appena il provvedimento sarà concluso in ambito Ocse, ma per Varsavia non è bastato. “Il legame non è giuridicamente vincolante per garantire che entrino in vigore contemporaneamente”, ha sottolineato a muso duro Rzeczkowska.

Il cosiddetto primo pilastro dell’accordo Ocse prevede il trasferimento dei diritti impositivi agli Stati in cui risiedono i consumatori che acquistano beni e servizi da una multinazionale- Invece, il secondo prevede l’introduzione di un’aliquota minima di almeno il 15% per le imprese internazionali.

Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha spiegato che è “impossibile” mettere in atto quanto richiesto dalla Polonia, poiché l’entrata in vigore dell’aliquota minima del 15% dipende da una direttiva europea, mentre la tassazione delle imprese digitali verrà disciplinata da un trattato internazionale. E ha aggiunto di non comprendere gli argomenti con cui la Polonia ha cercato di motivare il proprio veto, lasciando intendere che dietro ci siano altre ragioni.

Peraltro, Varsavia aveva già chiarito che avrebbe usato il veto, in tutte le sedi in cui fosse necessaria l’unanimità, come leva per ottenere l’approvazione del proprio Pnrr, fermo per lo scontro con Bruxelles sullo stato di diritto.

Nel dicembre 2021, il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro, dopo che la Commissione europea aveva deciso di bloccare l’approvazione del piano nazionale di Varsavia, aveva già annunciato che la Polonia non si sarebbe piegata a quello che lui aveva definito il “ricatto di Bruxelles” e avrebbe usato il veto in tutte le questioni Ue che richiedessero l’unanimità.

Durante la riunione dell’Ecofin, infatti, Varsavia è stata l’unica capitale a mettere il veto, dopo che la presidenza francese dell’Ue, grazie all’aiuto della Commissione, era riuscita a recepire le osservazioni degli altri Paesi, tra cui Svezia, Estonia e Malta, che nella scorsa riunione dei ministri delle Finanze si erano detti contrari.

Sembrava chiuso il cerchio, ma poi questa sorpresa. La ministra delle Finanze polacca, Magdalena Rzeczkowska, ha spiegato che Varsavia è preoccupata per le diverse tempistiche previste per l’adozione dei due pilastri della riforma. La Polonia infatti vorrebbe che l’Ue recepisse in modo simultaneo i due elementi centrali dell’accordo Ocse.

Subito, per venire incontro alle richieste del governo polacco, la Francia ha proposto di inserire una dichiarazione firmata dai 27 che ribadisce l’impegno a portare avanti la tassa digitale non appena il provvedimento sarà concluso in ambito Ocse, ma per Varsavia non è bastato. “Il legame non è giuridicamente vincolante per garantire che entrino in vigore contemporaneamente”, ha sottolineato a muso duro Rzeczkowska.

Il cosiddetto primo pilastro dell’accordo Ocse prevede il trasferimento dei diritti impositivi agli Stati in cui risiedono i consumatori che acquistano beni e servizi da una multinazionale- Invece, il secondo prevede l’introduzione di un’aliquota minima di almeno il 15% per le imprese internazionali.

Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha spiegato che è “impossibile” mettere in atto quanto richiesto dalla Polonia, poiché l’entrata in vigore dell’aliquota minima del 15% dipende da una direttiva europea, mentre la tassazione delle imprese digitali verrà disciplinata da un trattato internazionale. E ha aggiunto di non comprendere gli argomenti con cui la Polonia ha cercato di motivare il proprio veto, lasciando intendere che dietro ci siano altre ragioni.

Peraltro, Varsavia aveva già chiarito che avrebbe usato il veto, in tutte le sedi in cui fosse necessaria l’unanimità, come leva per ottenere l’approvazione del proprio Pnrr, fermo per lo scontro con Bruxelles sullo stato di diritto.

Nel dicembre 2021, il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro, dopo che la Commissione europea aveva deciso di bloccare l’approvazione del piano nazionale di Varsavia, aveva già annunciato che la Polonia non si sarebbe piegata a quello che lui aveva definito il “ricatto di Bruxelles” e avrebbe usato il veto in tutte le questioni Ue che richiedessero l’unanimità.

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