Attualità

MISSIONE WAGNER

di Rita Cavallaro -


Il controspionaggio che non spia e la cortina fumogena sulla brigata Wagner. Mentre l’Italia si ritrova con un’imponente ondata di sbarchi e tiene il fiato sospeso per il rischio default della Tunisia, i servizi segreti nostrani non solo lanciano allarmi vecchi di sei anni sull’imminente invasione di clandestini in arrivo sulle nostre coste, ma fanno addirittura spallucce di fronte alla fake news che vedrebbe i mercenari della Wagner caricare sui barchini i migranti e dirottarli verso l’Italia per destabilizzare l’Europa, rea di appoggiare la causa Ucraina. Peccato che di questo piano di immigrazione clandestina 2.0 non ci sia nulla di vero. Anzi, se fossimo in un’aula di tribunale, potremmo pronunciare la formula “il fatto non sussiste”, visto che nel “reato” manca proprio l’elemento per l’accusa: la Wagner. Infatti, il gruppo paramilitare di mercenari è del tutto assente dalla Tunisia, il porto di partenza dei “dirottati”. E a dirlo sono i documenti stessi dei nostri 007, che nell’ultima relazione del 2022 sottolineano come la brigata sia presente in diversi paesi dell’Africa ma non certamente a Tunisi, “secondo Paese di partenza dei flussi via mare diretti in Italia”, si legge a pagina 33-34 nel paragrafo intitolato “Le dinamiche della immigrazione irregolare”.
Nel dossier, l’intelligence sottolinea che in Tunisia “l’immigrazione irregolare è gestita da gruppi criminali prevalentemente autoctoni, non strutturati, talvolta attivi nel settore ittico, dediti alla gestione di un’ampia gamma di attività criminali che vanno dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina al contrabbando di tabacchi, al traffico di sostanze stupefacenti e di idrocarburi”. Nessun dubbio, se carta canta, che la Wagner non stia caricando clandestini sui barchini e che l’allarme sia una fake news ben strutturata, una cortina fumogena per nascondere la missione più elevata affidata alla brigata. L’Identità ha avuto conferma da fonti autorevoli a Mosca che, da pochi giorni, la Wagner ha aperto, su ordine del presidente Vladimir Putin, ben quaranta uffici in Russia ed ha avviato sul territorio una vasta operazione di reclutamento di combattenti, al fine di inviarli rapidamente in guerra in Ucraina, dove la situazione lo richiede. Il Cremlino, infatti, nelle ultime settimane ha dovuto affrontare una serie di problemi interni proprio sul fronte ucraino, dal quale 650 soldati russi hanno disertato. E in un momento così delicato del conflitto, con lo Zar pronto a sferrare attacchi mirati e più violenti, la fuga dei militari dalla battaglia potrebbe costare cara a Putin, il quale è corso ai ripari e ha deciso di affidare la massiccia operazione di reclutamento dei combattenti alla struttura paramilitare russa. Che sta allineando le file nel massimo riserbo e senza alcun fastidio, alla faccia dell’Italia e delle altre cancellerie europee fuorviate dal falso allarme barchini.
Il tutto nel più totale silenzio dei vertici del Dis, che avrebbero dovuto, secondo la legge 124 che regola l’intelligence, non solo relazionare al governo, elaborando “anche sulla base delle informazioni, dei rapporti e delle analisi di cui alla lettera C, analisi globali da sottoporre al Cisr (Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica) ovvero consiglio dei ministri ristretto”. Ma tra i compiti che spettano al capo del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza, Elisabetta Belloni, c’è anche quello di bloccare le notizie false, soprattutto se creano allarme sociale. Insomma sarebbe bastata una dichiarazione alla stampa per smentire l’esistenza del disegno strategico geopolitico internazionale dei russi contro l’Europa con i suoi barchini caricati dalla Wagner. Eppure nulla, la Belloni non ha ritenuto necessario tranquillizzare i cittadini, né fornire un report al governo Meloni, che ogni giorno fa i conti con le centinaia di sbarchi e che si è messo in prima linea per sostenere la causa di Tunisi. E l’analisi strategica non è arrivata neppure dal capo dell’analisi strategica del Dis, Michele Baiano, un ex ambasciatore che stava alla Farnesina, fortemente voluto in quel ruolo proprio dalla collega Belloni, ma ultimamente troppo impegnato a desiderare il posto dell’attuale vice al Dis, Alessandra Guidi, amica dell’ex sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli e della moglie.
Una situazione di impasse che ricorda, per paradossi, la frase di Maria Antonietta: “Non hanno il pane? Date le brioche”. Giusto per restare in tema con la passione della Belloni per la buona cucina. Quando stava alla Farnesina, il capo del Dis incontrò un maresciallo dell’Aeronautica che è uno chef di altissima qualità e lei fece il diavolo a quattro per portarselo agli Esteri come cuoco personale. Allora non ci riuscì ma, al vertice dei servizi, ha finalmente ottenuto dall’amministrazione l’assenso per avere il suo personal chef, molto capace in sogliole e frullati. E anche una palestra piccolina, all’interno dell’ufficio, per tenersi in forma. Mentre imperversano le fake news sulla Wagner in Tunisia, che invece sta lavorando alacremente in Russia. E mentre dal pulpito ora rispunta Gabrielli, che critica il governo pontificando sulla gestione dell’immigrazione e puntando il dito perfino contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per le frasi sui morti di Cutro. Eppure non sembra aver funzionato la strategia di Gabrielli sul tema “epocale” dell’immigrazione, né quando stava all’autorità delegata né prima come capo della polizia. Ora dice che è inutile prendersela con gli scafisti, “gli sfigati della filiera, mentre i veri criminali sono i trafficanti che fanno commercio di esseri umani”. In mancanza di quell’entità superiore, però, meglio prendersela con chi fa morire le persone in mare che non prendersela con nessuno. E allora la premier Giorgia Meloni ha ragione da vendere a dare la caccia agli scafisti, visto che Gabrielli non lo ha fatto, né con gli sfigati né con i veri criminali.

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