Moda, da Napoli la sfida per la sostenibilità con Ordine Commercialisti e Regione

Una sfida per la sostenibilità del settore moda in Campania, lo annuncia un’iniziativa che si svolgerà a Napoli. “I professionisti devono essere pronti ad accompagnare le imprese che operano nel settore della moda, sempre più strategico per il nostro Paese, alla luce dei profondi cambiamenti richiesti dai mercati e dalle normative sulla sostenibilità. Il segreto è quello di guardare al cambiamento in un’ottica di opportunità, e non di limite o vincolo alla propria attività. Ciò, avendo la capacità di sfruttare pienamente e in modo consapevole le risorse messe in campo dal Pnrr e dai fondi europei”: così Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presenta il forum “Sostenibilità nella moda: da vincolo a opportunità” organizzato dall’Ordine e che si terrà martedì 18 ottobre, dalle ore 15, nella sala conferenze dell’Odcec in piazza dei Martiri.

All’impegno per la formazione continua dei commercialisti, prosegue Turi, si agiunge quello per “tessere rapporti sempre più stretti di interscambio con tutti i livelli decisionali e facilitare la gestione e ottimizzare l’impiego delle risorse in modo da dare sostanza alla programmazione nazionale e a quella europea. Un ruolo delicato, di fronte al quale come sempre non ci tiriamo indietro”.

Sulle modifiche del settore della moda Maria Cristina Gagliardi, consigliera delegata Odcec Napoli della Commissione Moda e Spettacoli,  sottolinea che “la moda sostenibile non è più una politica di marketing, ma un processo in corso, al quale tutte le imprese del settore moda devono necessariamente adeguarsi se vogliono continuare a vendere in Europa. Tra le linee guida che anticipano le nuove norme che imporranno dei vincoli all’industria del fashion, la progettazione che deve prevedere capi durevoli, riparabili riciclabili, a scelta di materiali sostenibili e la tracciabilità di tutto il processo produttivo fino allo smaltimento dei rifiuti. I professionisti devono svolgere un ruolo attivo per sostenere ed a guidare le aziende in questa direzione”.

In campo anche la Regione. Antonio Marchiello, assessore alle attività produttive della Regione Campania, evidenzia che  “la questione ambientale deve essere al centro delle politiche del Paese. Per questo motivo, nel nuovo Piano socioeconomico, la Regione ha stanziato 58 milioni di euro, che saranno integrati da ulteriori 42 milioni, per la riqualificazione ecologica e la sostenibilità energetica delle imprese del settore manifatturiero. Anche con la nuova programmazione dei Fondi europei 2021-2027 si avrà certamente un nuovo impatto sui processi di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile. Già con uno stanziamento di 200 milioni di euro del Fondo regionale per la Crescita, la Regione sta supportando oltre 2mila piccole imprese campane, per realizzare programmi finalizzati anche alla sostenibilità ambientale”.

Sulla stessa linea, la collega Armida Filippelli, assessora alla Formazione: “Bisogna imparare, anche nel campo della moda, un settore che vede l’Italia tra i protagonisti mondiali, a consumare e a vestirsi in modo consapevole. Le imprese devono azzerare le emissioni CO2, riducendo il consumo di acqua e di materie prime. Sarà una rivoluzione culturale che deve essere vista come una grande opportunità di sviluppo. Molte aziende di moda si stanno attrezzando per arrivare al massimo di materiali sostenibili. Bisogna essere in armonia coll’ambiente: quindi via libera al cotone o alla lana rigenerati, ai materiali in micelio o in scarti di uva. Le nuove parole d’ordine nel campo della moda saranno l’ecosostenibità e la gentilezza con la natura”.

Ornella Fratta, presidente della commissione Moda e Spettacolo dell’Odcec Napoli, spiega come “lo scopo di questo convegno è quello di impegnare il nostro Ordine nella realizzazione di un percorso formativo nel campo della sostenibilità della moda.  Una sfida che rientra appieno nella constituency della nostra categoria di professionisti. Accompagnare le aziende nei processi decisionali e rendere in particolare quelle che operano nel campo della moda più” sostenibili. Un lavoro che consentirà di coniugare redditività, creazione di valore, sostenibilità, visione imprenditoriale, seguendo quanto si sta programmando per Industry 5.0″.

 “La sostenibilità è sfida in ogni settore – dice Edoardo Imperiale, direttore generale Stazione sperimentale per le industrie delle pelli – e il comparto moda da anni è su questa strada. Bisogna convincersi, sempre di più, che è una scelta strategica che garantisce qualità e crescita. Gli strumenti a disposizione aumentano, serve un gioco di squadra per coglierle tutte”.

Martedì, presenterà il progetto Kilesa Bianca Imbembo, coordinatrice del Comitato scientifico Commissione Moda e ceo dell’azienda: “Un progetto che nasce dall’intento di creare prodotti esclusivi di elevata qualità, 100% made in Italy, distinguibili per creatività e design, seguendo una logica di responsabilità sociale di impresa e ottenendo per questo motivo certificati di qualità ISO 9001 Ll-CC e 14001. Assieme, quindi, alle iconiche linee continuative fatte con pellami privi di tannini, colorati con tinte naturali sto realizzando per la prossima stagione una linea di borse e scarpe con materiali ottenuti dagli scarti della frutta. La moda guarda avanti: ecosostenibilità sarà la nuova parola chiave”.

Obiettivo condiviso anche da Giuseppina Ludovico, avvocato e amministratore della Givova: “Siamo molto attenti al tema della sostenibilità e puntiamo molto allo studio e alla ricerca di settore, in tema di riciclo quale nuova frontiera nell’abbigliamento sportivo. In quest’ottica di sostenibilità, focalizziamo l’attenzione sui valori e le strategie che delineano la nostra identità”.

Per Carlo Casillo, ceo di Push, produttore e distributore dei marchi Hanita e Annarita: “La sostenibilità e il riciclo degli scarti tessili nel settore moda è un punto cardine dei programmi e dei processi delle imprese al passo con il mercato. noi pensiamo di riutilizzare le scorte di tessuti delle passate stagioni, in maniera da poter esaltare la materia prima con modelli di ultima tendenza, impreziositi da accessori glamour: su questo abbiamo collaborato con il Cnr sul tema del riciclo degli scarti. Grazie ad un processo termico, abbiamo ottenuto dei risultati notevoli nella trasformazione di qualunque fibra in un materiale versatile nelle forme e nelle misure. E stiamo studiando il modo di replicare su scala industriale quanto abbiamo realizzato con un processo artigianale, realizzando un impianto a costi sostenibili”.

“La filiera è chiamata a ripensare non solo le proprie strategie produttive, dunque riducendo i consumi e l’impronta ecologica – sottolinea Luigi Nardullo, del comitato scientifico della Commissione Moda e Spettacolo – ma anche quelle di natura commerciale e di tipo comunicativo, quasi a dire: la nostra produzione non solo è fashion, ma anche responsabile, e dunque di maggiore valore, sia reale che percepito. Ed il nostro Ordine intende affiancare con determinatezza le aziende e l’intera comunità economica nel raggiungimento di questi obiettivi nel campo della sostenibilità ambientale e sociale”.

Rita Summa, componente del Comitato scientifico e consulente Sostenibilità, evidenzia invece che “nello scenario attuale si rende urgente e imprescindibile orientare sempre più concretamente le competenze professionali verso i percorsi della sostenibilità. I commercialisti, da sempre impegnati nella predisposizione di bilanci, hanno dovuto negli ultimi anni fare i conti con diverse forme di rendicontazione sempre più specifiche, per comprendere nuovi aspetti contemplati nell’intera governance aziendale: bilanci ambientali, bilanci sociali, bilanci degli intangibili, report di sostenibilità, bilanci integrati. E questo significa che le competenze richieste alla professione sono sempre più trasversali, rendendo necessario un approccio specialistico”.

Al convegno di martedì – rende noto l’Ordine – parteciperanno anche Carlo Palmieri, vicepresidente per il Centro Sud del Sistema Moda Italia e Pasquale Della Pia, vicepresidente nazionale Assocalzaturifici.

Una sfida per la sostenibilità del settore moda in Campania, lo annuncia un’iniziativa che si svolgerà a Napoli. “I professionisti devono essere pronti ad accompagnare le imprese che operano nel settore della moda, sempre più strategico per il nostro Paese, alla luce dei profondi cambiamenti richiesti dai mercati e dalle normative sulla sostenibilità. Il segreto è quello di guardare al cambiamento in un’ottica di opportunità, e non di limite o vincolo alla propria attività. Ciò, avendo la capacità di sfruttare pienamente e in modo consapevole le risorse messe in campo dal Pnrr e dai fondi europei”: così Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presenta il forum “Sostenibilità nella moda: da vincolo a opportunità” organizzato dall’Ordine e che si terrà martedì 18 ottobre, dalle ore 15, nella sala conferenze dell’Odcec in piazza dei Martiri.

All’impegno per la formazione continua dei commercialisti, prosegue Turi, si agiunge quello per “tessere rapporti sempre più stretti di interscambio con tutti i livelli decisionali e facilitare la gestione e ottimizzare l’impiego delle risorse in modo da dare sostanza alla programmazione nazionale e a quella europea. Un ruolo delicato, di fronte al quale come sempre non ci tiriamo indietro”.

Sulle modifiche del settore della moda Maria Cristina Gagliardi, consigliera delegata Odcec Napoli della Commissione Moda e Spettacoli,  sottolinea che “la moda sostenibile non è più una politica di marketing, ma un processo in corso, al quale tutte le imprese del settore moda devono necessariamente adeguarsi se vogliono continuare a vendere in Europa. Tra le linee guida che anticipano le nuove norme che imporranno dei vincoli all’industria del fashion, la progettazione che deve prevedere capi durevoli, riparabili riciclabili, a scelta di materiali sostenibili e la tracciabilità di tutto il processo produttivo fino allo smaltimento dei rifiuti. I professionisti devono svolgere un ruolo attivo per sostenere ed a guidare le aziende in questa direzione”.

In campo anche la Regione. Antonio Marchiello, assessore alle attività produttive della Regione Campania, evidenzia che  “la questione ambientale deve essere al centro delle politiche del Paese. Per questo motivo, nel nuovo Piano socioeconomico, la Regione ha stanziato 58 milioni di euro, che saranno integrati da ulteriori 42 milioni, per la riqualificazione ecologica e la sostenibilità energetica delle imprese del settore manifatturiero. Anche con la nuova programmazione dei Fondi europei 2021-2027 si avrà certamente un nuovo impatto sui processi di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile. Già con uno stanziamento di 200 milioni di euro del Fondo regionale per la Crescita, la Regione sta supportando oltre 2mila piccole imprese campane, per realizzare programmi finalizzati anche alla sostenibilità ambientale”.

Sulla stessa linea, la collega Armida Filippelli, assessora alla Formazione: “Bisogna imparare, anche nel campo della moda, un settore che vede l’Italia tra i protagonisti mondiali, a consumare e a vestirsi in modo consapevole. Le imprese devono azzerare le emissioni CO2, riducendo il consumo di acqua e di materie prime. Sarà una rivoluzione culturale che deve essere vista come una grande opportunità di sviluppo. Molte aziende di moda si stanno attrezzando per arrivare al massimo di materiali sostenibili. Bisogna essere in armonia coll’ambiente: quindi via libera al cotone o alla lana rigenerati, ai materiali in micelio o in scarti di uva. Le nuove parole d’ordine nel campo della moda saranno l’ecosostenibità e la gentilezza con la natura”.

Ornella Fratta, presidente della commissione Moda e Spettacolo dell’Odcec Napoli, spiega come “lo scopo di questo convegno è quello di impegnare il nostro Ordine nella realizzazione di un percorso formativo nel campo della sostenibilità della moda.  Una sfida che rientra appieno nella constituency della nostra categoria di professionisti. Accompagnare le aziende nei processi decisionali e rendere in particolare quelle che operano nel campo della moda più” sostenibili. Un lavoro che consentirà di coniugare redditività, creazione di valore, sostenibilità, visione imprenditoriale, seguendo quanto si sta programmando per Industry 5.0″.

 “La sostenibilità è sfida in ogni settore – dice Edoardo Imperiale, direttore generale Stazione sperimentale per le industrie delle pelli – e il comparto moda da anni è su questa strada. Bisogna convincersi, sempre di più, che è una scelta strategica che garantisce qualità e crescita. Gli strumenti a disposizione aumentano, serve un gioco di squadra per coglierle tutte”.

Martedì, presenterà il progetto Kilesa Bianca Imbembo, coordinatrice del Comitato scientifico Commissione Moda e ceo dell’azienda: “Un progetto che nasce dall’intento di creare prodotti esclusivi di elevata qualità, 100% made in Italy, distinguibili per creatività e design, seguendo una logica di responsabilità sociale di impresa e ottenendo per questo motivo certificati di qualità ISO 9001 Ll-CC e 14001. Assieme, quindi, alle iconiche linee continuative fatte con pellami privi di tannini, colorati con tinte naturali sto realizzando per la prossima stagione una linea di borse e scarpe con materiali ottenuti dagli scarti della frutta. La moda guarda avanti: ecosostenibilità sarà la nuova parola chiave”.

Obiettivo condiviso anche da Giuseppina Ludovico, avvocato e amministratore della Givova: “Siamo molto attenti al tema della sostenibilità e puntiamo molto allo studio e alla ricerca di settore, in tema di riciclo quale nuova frontiera nell’abbigliamento sportivo. In quest’ottica di sostenibilità, focalizziamo l’attenzione sui valori e le strategie che delineano la nostra identità”.

Per Carlo Casillo, ceo di Push, produttore e distributore dei marchi Hanita e Annarita: “La sostenibilità e il riciclo degli scarti tessili nel settore moda è un punto cardine dei programmi e dei processi delle imprese al passo con il mercato. noi pensiamo di riutilizzare le scorte di tessuti delle passate stagioni, in maniera da poter esaltare la materia prima con modelli di ultima tendenza, impreziositi da accessori glamour: su questo abbiamo collaborato con il Cnr sul tema del riciclo degli scarti. Grazie ad un processo termico, abbiamo ottenuto dei risultati notevoli nella trasformazione di qualunque fibra in un materiale versatile nelle forme e nelle misure. E stiamo studiando il modo di replicare su scala industriale quanto abbiamo realizzato con un processo artigianale, realizzando un impianto a costi sostenibili”.

“La filiera è chiamata a ripensare non solo le proprie strategie produttive, dunque riducendo i consumi e l’impronta ecologica – sottolinea Luigi Nardullo, del comitato scientifico della Commissione Moda e Spettacolo – ma anche quelle di natura commerciale e di tipo comunicativo, quasi a dire: la nostra produzione non solo è fashion, ma anche responsabile, e dunque di maggiore valore, sia reale che percepito. Ed il nostro Ordine intende affiancare con determinatezza le aziende e l’intera comunità economica nel raggiungimento di questi obiettivi nel campo della sostenibilità ambientale e sociale”.

Rita Summa, componente del Comitato scientifico e consulente Sostenibilità, evidenzia invece che “nello scenario attuale si rende urgente e imprescindibile orientare sempre più concretamente le competenze professionali verso i percorsi della sostenibilità. I commercialisti, da sempre impegnati nella predisposizione di bilanci, hanno dovuto negli ultimi anni fare i conti con diverse forme di rendicontazione sempre più specifiche, per comprendere nuovi aspetti contemplati nell’intera governance aziendale: bilanci ambientali, bilanci sociali, bilanci degli intangibili, report di sostenibilità, bilanci integrati. E questo significa che le competenze richieste alla professione sono sempre più trasversali, rendendo necessario un approccio specialistico”.

Al convegno di martedì – rende noto l’Ordine – parteciperanno anche Carlo Palmieri, vicepresidente per il Centro Sud del Sistema Moda Italia e Pasquale Della Pia, vicepresidente nazionale Assocalzaturifici.

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