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A Roma i rifiuti sono uno sporco affare. Dalla raccolta dell’immondizia ai servizi cimiteriali, la grana Ama resta da anni una spada di Damocle sulla Città Eterna, che finisce puntualmente sui giornali internazionali con le foto dei cassonetti che traboccano di spazzatura, mentre gabbiani grandi come cinghiali e cinghiali piccoli come gatti banchettano sulle “carcasse” degli avanzi. Roma è quella città dove il sindaco Roberto Gualtieri, nella sua veste di commissario straordinario, annuncia il Piano rifiuti con il termovalorizzatore da 600 milioni di euro e il New York Times lo sbeffeggia definendolo il sindaco che “osa sognare”. Perché solo un sognatore (o un mentitore) può spacciare come un successo la partenza degli interventi per la realizzazione dell’inceneritore se quegli interventi non solo non sono mai partiti, ma non ne sa nulla neppure Daniele Pace, il presidente dell’Ama, l’azienda municipale dei rifiuti, il quale ha candidamente affermato nelle commissioni capitoline congiunte Bilancio e Ambiente di non aver ricevuto dal sindaco nessuna indicazione su come realizzare il termovalorizzatore. Addirittura il capo dell’Ama non sa nemmeno dove sia il terreno, che a quanto si apprende avrebbe dei costi stratosferici, sul quale questo termovalorizzatore dovrebbe sorgere.

Un po’ un mistero, che forse il primo cittadino sta volutamente mantenendo per evitare che i residenti nella zona scelta per lo stabilimento alzino le barricate ancor prima dell’inizio dei lavori. Un colpo di genio del sindaco con la chitarra, che crede che una bella sviolinata possa servire a distrarre i romani dal degrado dei rifiuti in strada, aumentati a seguito del maxi rogo che, questa estate, ha messo fuorigioco il Tmb di Malagrotta. “Entro la fine dell’anno la città assumerà circa 650 persone per pulire le strade, e poi entro due anni il Comune dovrebbe mettere nuovi cassonetti. Mentre la terza fase inizierebbe nel 2025, verso la fine del mandato, quando appunto dovrebbe entrare in funzione il termovalorizzatore”, si era affrettato ad annunciare Gualtieri, lanciando il suo Piano straordinario. Rimasto fondamentalmente del tutto suo, come una creatura da custodire gelosamente, visto che, sempre per ammissione del presidente della municipalizzata, Ama non ha neppure un piano industriale, né una lista di interventi da mettere in atto, a medio o lungo raggio, per rilanciare l’azienda e poter cominciare a dare risposte ai cittadini, che pagano la Tari più alta d’Italia per zigzagare tra il lerciume maleodorante sparso sui marciapiedi. Al palo anche gli interventi per la costruzione di due biodigestori, gli impianti di trattamento della sezione umida che verranno realizzati su due aree a Casal Selce e a Cesano, grazie ai fondi del Pnrr. “La fase realizzativa dei cantieri sarà intorno al 2023”, ha detto Gualtieri. Peccato che le proteste dei residenti che non vogliono l’ennesimo impianto industriale sul territorio ha spinto il Consiglio del XIII municipio, a guida Pd, a ufficializzare il proprio no ai biodigestori. Un colpo di scena che arriva dagli stessi compagni di partito di Gualtieri e che ha messo in imbarazzo il Campidoglio. Meglio temporeggiare, allora.Tanto gli scandali non mancano e sui rifiuti c’è sempre modo che l’attenzione venga sviata. Ieri è toccato agli spazzini: in quattro sono stati arrestati, insieme ad altre 3 persone, perché rubavano carburante dai mezzi dell’Ama e se lo rivendevano. La Guardia di Finanza ha accertato un danno all’azienda per 200mila euro.

A Roma i rifiuti sono uno sporco affare. Dalla raccolta dell’immondizia ai servizi cimiteriali, la grana Ama resta da anni una spada di Damocle sulla Città Eterna, che finisce puntualmente sui giornali internazionali con le foto dei cassonetti che traboccano di spazzatura, mentre gabbiani grandi come cinghiali e cinghiali piccoli come gatti banchettano sulle “carcasse” degli avanzi. Roma è quella città dove il sindaco Roberto Gualtieri, nella sua veste di commissario straordinario, annuncia il Piano rifiuti con il termovalorizzatore da 600 milioni di euro e il New York Times lo sbeffeggia definendolo il sindaco che “osa sognare”. Perché solo un sognatore (o un mentitore) può spacciare come un successo la partenza degli interventi per la realizzazione dell’inceneritore se quegli interventi non solo non sono mai partiti, ma non ne sa nulla neppure Daniele Pace, il presidente dell’Ama, l’azienda municipale dei rifiuti, il quale ha candidamente affermato nelle commissioni capitoline congiunte Bilancio e Ambiente di non aver ricevuto dal sindaco nessuna indicazione su come realizzare il termovalorizzatore. Addirittura il capo dell’Ama non sa nemmeno dove sia il terreno, che a quanto si apprende avrebbe dei costi stratosferici, sul quale questo termovalorizzatore dovrebbe sorgere.

Un po’ un mistero, che forse il primo cittadino sta volutamente mantenendo per evitare che i residenti nella zona scelta per lo stabilimento alzino le barricate ancor prima dell’inizio dei lavori. Un colpo di genio del sindaco con la chitarra, che crede che una bella sviolinata possa servire a distrarre i romani dal degrado dei rifiuti in strada, aumentati a seguito del maxi rogo che, questa estate, ha messo fuorigioco il Tmb di Malagrotta. “Entro la fine dell’anno la città assumerà circa 650 persone per pulire le strade, e poi entro due anni il Comune dovrebbe mettere nuovi cassonetti. Mentre la terza fase inizierebbe nel 2025, verso la fine del mandato, quando appunto dovrebbe entrare in funzione il termovalorizzatore”, si era affrettato ad annunciare Gualtieri, lanciando il suo Piano straordinario. Rimasto fondamentalmente del tutto suo, come una creatura da custodire gelosamente, visto che, sempre per ammissione del presidente della municipalizzata, Ama non ha neppure un piano industriale, né una lista di interventi da mettere in atto, a medio o lungo raggio, per rilanciare l’azienda e poter cominciare a dare risposte ai cittadini, che pagano la Tari più alta d’Italia per zigzagare tra il lerciume maleodorante sparso sui marciapiedi. Al palo anche gli interventi per la costruzione di due biodigestori, gli impianti di trattamento della sezione umida che verranno realizzati su due aree a Casal Selce e a Cesano, grazie ai fondi del Pnrr. “La fase realizzativa dei cantieri sarà intorno al 2023”, ha detto Gualtieri. Peccato che le proteste dei residenti che non vogliono l’ennesimo impianto industriale sul territorio ha spinto il Consiglio del XIII municipio, a guida Pd, a ufficializzare il proprio no ai biodigestori. Un colpo di scena che arriva dagli stessi compagni di partito di Gualtieri e che ha messo in imbarazzo il Campidoglio. Meglio temporeggiare, allora.Tanto gli scandali non mancano e sui rifiuti c’è sempre modo che l’attenzione venga sviata. Ieri è toccato agli spazzini: in quattro sono stati arrestati, insieme ad altre 3 persone, perché rubavano carburante dai mezzi dell’Ama e se lo rivendevano. La Guardia di Finanza ha accertato un danno all’azienda per 200mila euro.

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