Moratti chi scende e chi Sala

Il treno della sopravvivenza politica passa una volta sola. Lo sa bene il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Nel capoluogo lombardo, mai e poi mai, si può fare tardi. Ecco perché bisogna prendere il mezzo giusto, quello che passa al volo. In questo caso, c’è solo un tram che va spedito ed è quello guidato dall’ex ministra berlusconiana Letizia Moratti. È l’unica, che a quelle latitudini, riesce a pescare oltre il perimetro della sinistra. L’inquilino di Palazzo Marino, quindi, deve bruciare le tappe e trovare la prima pensilina disponibile per ripararsi da quella pioggia battente, che dopo il 25 settembre colpisce i democratici italiani. A offrirgli un posto al coperto e un biglietto sicuro non è uno qualsiasi, ma un tale Matteo Renzi. Quel giglio di Firenze, nella città della moda, va forte e non poco, come dimostrano i risultati delle ultime politiche. Battuto finanche l’uomo della finanza Carlo Cottarelli. Meglio, quindi, ignorare qualche tweet di troppo del solito Calenda de Roma e lanciarsi su una macchina, che va spedita e non si ferma ogni due minuti. Nessuno vuole restare a terra o peggio schiantarsi contro il muro alzato dal solito Lorenzo Fontana. Allo stesso modo, nel capoluogo della precisione, non si può rischiare di restare imbottigliati nel traffico o senza le risorse di Palazzo Lombardia. Stiamo parlando di soldi importanti, soprattutto durante una crisi economica senza precedenti. Le bollette non sono un problema qualunque. Gli avversari, questa volta, non sono invincibili o meglio sono più divisi che mai. Un’occasione d’oro, pertanto, per chi vuole giocare d’anticipo e mettere il cappello su un sedile, che consente di stare al caldo e di superare l’inverno più freddo di sempre, anche per chi proviene da una storia difficile come quella del Pd.

La corsa al tram

Quando c’è un mezzo su rotaia, che ti consente di arrivare subito a destinazione, solitamente c’è una fila. Tutti vogliono accaparrarsi il posto vicino al finestrino. Ecco perché bisogna inventarsi una scusa o trovare una ratio che consenta di viaggiare con tutti i confort offerti dalla ditta. Sala, pertanto, lancia l’idea del “confronto sulle idee”. Secondo i fedelissimi, sarebbe andato in soffitta e avrebbe riaperto quel libro verde dell’ecologia, messo da parte negli ultimi mesi. Nessuno dimentica che il nostro, qualche giorno prima delle elezioni, aveva sposato la causa ambientalista di Gianfranco Rotondi, ora nuovo pupillo di Giorgia Meloni. Non si può certamente viaggiare con i sovranisti. Allo stesso modo, però, sarebbe sbagliato cestinare quel manuale di ambientalismo, che consente di distinguersi da una massa democratica, che tra l’altro ha il vento a sfavore. Allo stesso tempo, soprattutto al Nord, non bisogna mai passare per raccomandati. È indispensabile, quindi, recitare la classica storiella dell’incapacità di “trovare un programma condiviso”. La storia dei punti di convergenza, come i democristiani insegnano, funziona sempre quando si tratta di fuggire da una sicura Caporetto.

Il pulmino che resta a terra

Se il tram della Moratti va spedito, il pulmino elettrico, guidato dal solito Letta, resta a terra. Non basta aver preso la più grande batosta nella storia democratica, per convincerlo a restare nella calda dimora francese e non imbattersi in pericolosi e tortuosi viaggi. A Milano, secondo le ultime rivelazioni, non basterebbe neanche l’aiuto del Conte pentastellato per salvare il povero Pierfrancesco Majorino. L’europarlamentare, secondo quanto riporta chi conosce bene le dinamiche locali, rischia di restare appiedato prima di partire. La benzina da sinistra non arriva come dovrebbe. Il Movimento di Grillo ha già consumato tutti i serbatoi. A parte l’amicizia con l’ex assessore, la spinta di Enrico, facendo un riferimento al contesto milanese, non consente di arrivare neanche dal Duomo a San Babila. Questo scuolabus, inoltre, deve trasportare un bel po’ di gente, rimasta a terra dopo un’improvvisa sconfitta settembrina. Lia Quartapelle avrebbe già stilato una lista di papabili in cerca di un posto in giunta. C’è da accontentare, d’altronde, l’altro Pierfrancesco, ovvero quel povero Maran, sacrificato per cinque stelline da mettere sul cappotto della coalizione. Non c’è Della Vedova o Fratoianni che tenga. Il pulmino giallo del prof parigino non va avanti. L’unica speranza e non Speranza che arrivi carburante dalle primarie o meglio ancora da qualche pompa di proprietà del mediceo Dario Nardella. Il candidato alla successione del Nazareno potrebbe dare più di una semplice mano al segretario della “setta” per recuperare quegli uomini e quelle donne della Leopolda rimasti indifferenti al richiamo del primo leader. Schlein o Bonaccini sembrano non avere particolare appeal nella città dei panettoni. A dirlo non è l’ultimo sciocco. Luigi Zanda, volto storico della sinistra nazionale, avrebbe avvertito il segretario degli ostacoli di un sentiero, che non si può percorrere con la prima macchina che si trova per strada. Per attraversare le montagne della Lombardia, soprattutto in una campagna elettorale che si tiene in inverno, servono mezzi sicuri. La neve, il gelo o in questo caso la nebbia sono all’ordine del giorno, soprattutto tra i dem. A quelle latitudini, nessuno riesce a vedere intralci, a dir poco pericolosi. Basti pensare che i leghisti si sono scelti finanche la data delle elezioni. Una cosa è certa, nessun piddino si prenderà responsabilità, come dimostrano le ultime dichiarazioni di chi voleva primarie e invece si è trovato l’ultimo autista o il Majorino disponibile.

Il treno della sopravvivenza politica passa una volta sola. Lo sa bene il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Nel capoluogo lombardo, mai e poi mai, si può fare tardi. Ecco perché bisogna prendere il mezzo giusto, quello che passa al volo. In questo caso, c’è solo un tram che va spedito ed è quello guidato dall’ex ministra berlusconiana Letizia Moratti. È l’unica, che a quelle latitudini, riesce a pescare oltre il perimetro della sinistra. L’inquilino di Palazzo Marino, quindi, deve bruciare le tappe e trovare la prima pensilina disponibile per ripararsi da quella pioggia battente, che dopo il 25 settembre colpisce i democratici italiani. A offrirgli un posto al coperto e un biglietto sicuro non è uno qualsiasi, ma un tale Matteo Renzi. Quel giglio di Firenze, nella città della moda, va forte e non poco, come dimostrano i risultati delle ultime politiche. Battuto finanche l’uomo della finanza Carlo Cottarelli. Meglio, quindi, ignorare qualche tweet di troppo del solito Calenda de Roma e lanciarsi su una macchina, che va spedita e non si ferma ogni due minuti. Nessuno vuole restare a terra o peggio schiantarsi contro il muro alzato dal solito Lorenzo Fontana. Allo stesso modo, nel capoluogo della precisione, non si può rischiare di restare imbottigliati nel traffico o senza le risorse di Palazzo Lombardia. Stiamo parlando di soldi importanti, soprattutto durante una crisi economica senza precedenti. Le bollette non sono un problema qualunque. Gli avversari, questa volta, non sono invincibili o meglio sono più divisi che mai. Un’occasione d’oro, pertanto, per chi vuole giocare d’anticipo e mettere il cappello su un sedile, che consente di stare al caldo e di superare l’inverno più freddo di sempre, anche per chi proviene da una storia difficile come quella del Pd.

La corsa al tram

Quando c’è un mezzo su rotaia, che ti consente di arrivare subito a destinazione, solitamente c’è una fila. Tutti vogliono accaparrarsi il posto vicino al finestrino. Ecco perché bisogna inventarsi una scusa o trovare una ratio che consenta di viaggiare con tutti i confort offerti dalla ditta. Sala, pertanto, lancia l’idea del “confronto sulle idee”. Secondo i fedelissimi, sarebbe andato in soffitta e avrebbe riaperto quel libro verde dell’ecologia, messo da parte negli ultimi mesi. Nessuno dimentica che il nostro, qualche giorno prima delle elezioni, aveva sposato la causa ambientalista di Gianfranco Rotondi, ora nuovo pupillo di Giorgia Meloni. Non si può certamente viaggiare con i sovranisti. Allo stesso modo, però, sarebbe sbagliato cestinare quel manuale di ambientalismo, che consente di distinguersi da una massa democratica, che tra l’altro ha il vento a sfavore. Allo stesso tempo, soprattutto al Nord, non bisogna mai passare per raccomandati. È indispensabile, quindi, recitare la classica storiella dell’incapacità di “trovare un programma condiviso”. La storia dei punti di convergenza, come i democristiani insegnano, funziona sempre quando si tratta di fuggire da una sicura Caporetto.

Il pulmino che resta a terra

Se il tram della Moratti va spedito, il pulmino elettrico, guidato dal solito Letta, resta a terra. Non basta aver preso la più grande batosta nella storia democratica, per convincerlo a restare nella calda dimora francese e non imbattersi in pericolosi e tortuosi viaggi. A Milano, secondo le ultime rivelazioni, non basterebbe neanche l’aiuto del Conte pentastellato per salvare il povero Pierfrancesco Majorino. L’europarlamentare, secondo quanto riporta chi conosce bene le dinamiche locali, rischia di restare appiedato prima di partire. La benzina da sinistra non arriva come dovrebbe. Il Movimento di Grillo ha già consumato tutti i serbatoi. A parte l’amicizia con l’ex assessore, la spinta di Enrico, facendo un riferimento al contesto milanese, non consente di arrivare neanche dal Duomo a San Babila. Questo scuolabus, inoltre, deve trasportare un bel po’ di gente, rimasta a terra dopo un’improvvisa sconfitta settembrina. Lia Quartapelle avrebbe già stilato una lista di papabili in cerca di un posto in giunta. C’è da accontentare, d’altronde, l’altro Pierfrancesco, ovvero quel povero Maran, sacrificato per cinque stelline da mettere sul cappotto della coalizione. Non c’è Della Vedova o Fratoianni che tenga. Il pulmino giallo del prof parigino non va avanti. L’unica speranza e non Speranza che arrivi carburante dalle primarie o meglio ancora da qualche pompa di proprietà del mediceo Dario Nardella. Il candidato alla successione del Nazareno potrebbe dare più di una semplice mano al segretario della “setta” per recuperare quegli uomini e quelle donne della Leopolda rimasti indifferenti al richiamo del primo leader. Schlein o Bonaccini sembrano non avere particolare appeal nella città dei panettoni. A dirlo non è l’ultimo sciocco. Luigi Zanda, volto storico della sinistra nazionale, avrebbe avvertito il segretario degli ostacoli di un sentiero, che non si può percorrere con la prima macchina che si trova per strada. Per attraversare le montagne della Lombardia, soprattutto in una campagna elettorale che si tiene in inverno, servono mezzi sicuri. La neve, il gelo o in questo caso la nebbia sono all’ordine del giorno, soprattutto tra i dem. A quelle latitudini, nessuno riesce a vedere intralci, a dir poco pericolosi. Basti pensare che i leghisti si sono scelti finanche la data delle elezioni. Una cosa è certa, nessun piddino si prenderà responsabilità, come dimostrano le ultime dichiarazioni di chi voleva primarie e invece si è trovato l’ultimo autista o il Majorino disponibile.

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