“Moratti? Con lei si vince. Bonaccini un bel nome Pd ma Nardella… forse meglio”

“Bonaccini un nome adeguato per affrontare una crisi complessa, ma la candidatura di Nardella avrebbe più di un senso”. Parola di Andrea Marcucci, ex capogruppo del Pd al Senato, oggi nel cda della fondazione Luigi Einaudi.

La candidatura a Milano di Letizia Moratti spiazza tutti. Il Pd deve sostenerla?
L’alternativa è perdere malamente come avviene da 30 anni? Arrivare terzi? Se è così, io farei di tutto per spostare il confronto, dai nomi al programma per governare la Lombardia. Letizia Moratti ha detto cose impegnative ed offerto spunti di lavoro interessanti: non getterei alle ortiche la sua disponibilità. Se ci pensa, abbiamo battezzato un riferimento fortissimo dei progressisti, un signore che l’anno prima aveva firmato i decreti sicurezza.

La sorprende che uno storico esponente della sinistra come Zanda dica di sostenere un ex ministro del governo Berlusconi…
Credo che sia l’Abc della politica, quando l’obiettivo principale è liberare un territorio dalla forte ipoteca di una maggioranza che fa male e che non ci piace. Il mio riferimento è alla giunta Fontana, alla Lega e a questi 30 anni di dominio quasi incontrastato. Letta ora si lamenta di essere isolato, in politica si raccoglie ciò che si semina. Ora inizi a parlare con il terzo polo.

È ancora possibile un patto tra il Pd e Renzi che includa Lazio e Lombardia?
Buonsenso ci dovrebbe almeno spingere ad avviare un dialogo per troppo tempo interrotto con responsabilità degli uni e degli altri. A questo punto le intenzioni di Conte sono chiare a tutti. C’è ancora qualcuno che pensa a un rapporto speciale con i 5 stelle? Dobbiamo intraprendere una collaborazione con Renzi e con Calenda.

I 5 Stelle, intanto, si sono smarcati a Roma. È il momento che Letta chiuda in modo definitivo con Conte?
Dai giorni immediatamente successivi alle elezioni al Quirinale, dico, per lo più inascoltato, che non potevamo fidarci di Conte. Non c’era davvero ragione di andarci a sbattere con la caduta del governo Draghi. Il leader del Movimento persegue da tempo un suo disegno autonomo, senza ed anzi contro il Pd. Come hanno fatto Letta ed alcuni nostri ex ministri a non accorgersene? Allora, correva il mese di febbraio, alzavano le spalle e sussurravano, è il solito Marcucci che ce l’ha con i 5 stelle.

Il segretario solo a parole anticipa la data del congresso. Non è che stia pensando, magari favorito da un risultato a sorpresa delle regionali, di restare dove è?
Non lo credo. Sono convinto, comunque, che non sarebbe possibile. Il 25 settembre abbiamo toccato il minimo storico del 2018. La differenza? Che nel 2018, il segretario dell’epoca si dimise dopo pochi giorni. Oggi Letta è ancora al Nazareno e muove le leve di un congresso delicatissimo per la nostra sopravvivenza.

Lei è stato tra i primi a sposare la candidatura di Bonaccini. Su questo nome però c’è scetticismo anche nell’area moderata. Si può e si deve pensare a un piano b?
Stefano Bonaccini ha dimostrato in questi anni una grande capacità di governo del territorio, in più ha il pregio di essere un uomo concreto, non vive in una bolla separata e lontana dalla realtà come molti dirigenti dem. Ritengo che il suo sia uno dei nomi adeguati per affrontare una crisi così complessa. Il Pd deve tornare a fare i conti con la realtà. Un congresso sospeso, come quello deciso da Letta, è da fantascienza.

Come vede una discesa in campo di Dario Nardella. Potrebbe essere l’occasione per ridare voce a quella parte moderata di partito spesso messa da parte…
Conosco Dario da tanto tempo ed apprezzo le sue doti di amministratore in una città importante come Firenze. Non conosco le sue intenzioni sul congresso, ma certamente una sua candidatura avrebbe più di un senso. La sua è una voce riformista e moderna.

Il Movimento intanto sorpassa il Pd nei sondaggi. Le stesse facce in Parlamento probabilmente non sono più attrattive…
C’è un problema di linea politica. Quella del Pd al momento assomiglia alle movenze di un pugile suonato. Spero che non prenda spazio nei gruppi parlamentari una opposizione soprattutto declamatoria. La maggioranza ha già mostrato i suoi talloni d’Achille, il Pd deve confrontarsi con il governo Meloni in modo concreto. Se sceglie la strada dell’ideologia, Fratelli d’Italia continuerà a vincere.

I giovani del partito dicono che chi ha perso doveva dimettersi. È d’accordo?
La fotografia del post 25 settembre vede lo stesso segretario e le stesse presidenti dei gruppi. Ho commentato ironicamente chiedendomi se era dovuto al fatto che squadra che vince non si cambia. C’è stato un effetto ‘congelatore’ per evitare di aprire subito il congresso, si è lasciato tutto come era. Un altro errore madornale.

“Bonaccini un nome adeguato per affrontare una crisi complessa, ma la candidatura di Nardella avrebbe più di un senso”. Parola di Andrea Marcucci, ex capogruppo del Pd al Senato, oggi nel cda della fondazione Luigi Einaudi.

La candidatura a Milano di Letizia Moratti spiazza tutti. Il Pd deve sostenerla?
L’alternativa è perdere malamente come avviene da 30 anni? Arrivare terzi? Se è così, io farei di tutto per spostare il confronto, dai nomi al programma per governare la Lombardia. Letizia Moratti ha detto cose impegnative ed offerto spunti di lavoro interessanti: non getterei alle ortiche la sua disponibilità. Se ci pensa, abbiamo battezzato un riferimento fortissimo dei progressisti, un signore che l’anno prima aveva firmato i decreti sicurezza.

La sorprende che uno storico esponente della sinistra come Zanda dica di sostenere un ex ministro del governo Berlusconi…
Credo che sia l’Abc della politica, quando l’obiettivo principale è liberare un territorio dalla forte ipoteca di una maggioranza che fa male e che non ci piace. Il mio riferimento è alla giunta Fontana, alla Lega e a questi 30 anni di dominio quasi incontrastato. Letta ora si lamenta di essere isolato, in politica si raccoglie ciò che si semina. Ora inizi a parlare con il terzo polo.

È ancora possibile un patto tra il Pd e Renzi che includa Lazio e Lombardia?
Buonsenso ci dovrebbe almeno spingere ad avviare un dialogo per troppo tempo interrotto con responsabilità degli uni e degli altri. A questo punto le intenzioni di Conte sono chiare a tutti. C’è ancora qualcuno che pensa a un rapporto speciale con i 5 stelle? Dobbiamo intraprendere una collaborazione con Renzi e con Calenda.

I 5 Stelle, intanto, si sono smarcati a Roma. È il momento che Letta chiuda in modo definitivo con Conte?
Dai giorni immediatamente successivi alle elezioni al Quirinale, dico, per lo più inascoltato, che non potevamo fidarci di Conte. Non c’era davvero ragione di andarci a sbattere con la caduta del governo Draghi. Il leader del Movimento persegue da tempo un suo disegno autonomo, senza ed anzi contro il Pd. Come hanno fatto Letta ed alcuni nostri ex ministri a non accorgersene? Allora, correva il mese di febbraio, alzavano le spalle e sussurravano, è il solito Marcucci che ce l’ha con i 5 stelle.

Il segretario solo a parole anticipa la data del congresso. Non è che stia pensando, magari favorito da un risultato a sorpresa delle regionali, di restare dove è?
Non lo credo. Sono convinto, comunque, che non sarebbe possibile. Il 25 settembre abbiamo toccato il minimo storico del 2018. La differenza? Che nel 2018, il segretario dell’epoca si dimise dopo pochi giorni. Oggi Letta è ancora al Nazareno e muove le leve di un congresso delicatissimo per la nostra sopravvivenza.

Lei è stato tra i primi a sposare la candidatura di Bonaccini. Su questo nome però c’è scetticismo anche nell’area moderata. Si può e si deve pensare a un piano b?
Stefano Bonaccini ha dimostrato in questi anni una grande capacità di governo del territorio, in più ha il pregio di essere un uomo concreto, non vive in una bolla separata e lontana dalla realtà come molti dirigenti dem. Ritengo che il suo sia uno dei nomi adeguati per affrontare una crisi così complessa. Il Pd deve tornare a fare i conti con la realtà. Un congresso sospeso, come quello deciso da Letta, è da fantascienza.

Come vede una discesa in campo di Dario Nardella. Potrebbe essere l’occasione per ridare voce a quella parte moderata di partito spesso messa da parte…
Conosco Dario da tanto tempo ed apprezzo le sue doti di amministratore in una città importante come Firenze. Non conosco le sue intenzioni sul congresso, ma certamente una sua candidatura avrebbe più di un senso. La sua è una voce riformista e moderna.

Il Movimento intanto sorpassa il Pd nei sondaggi. Le stesse facce in Parlamento probabilmente non sono più attrattive…
C’è un problema di linea politica. Quella del Pd al momento assomiglia alle movenze di un pugile suonato. Spero che non prenda spazio nei gruppi parlamentari una opposizione soprattutto declamatoria. La maggioranza ha già mostrato i suoi talloni d’Achille, il Pd deve confrontarsi con il governo Meloni in modo concreto. Se sceglie la strada dell’ideologia, Fratelli d’Italia continuerà a vincere.

I giovani del partito dicono che chi ha perso doveva dimettersi. È d’accordo?
La fotografia del post 25 settembre vede lo stesso segretario e le stesse presidenti dei gruppi. Ho commentato ironicamente chiedendomi se era dovuto al fatto che squadra che vince non si cambia. C’è stato un effetto ‘congelatore’ per evitare di aprire subito il congresso, si è lasciato tutto come era. Un altro errore madornale.

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