MUSK SEI LICENZIATO

Un’altra sfida, ma nemmeno a Elon Musk le cose vanno sempre così bene come spera. Il nuovo proprietario di Twitter ha lanciato, come di consuetudine, un nuovo sondaggio dal suo account social. In cui ha chiesto agli iscritti della piattaforma dell’Uccellino Blu se fosse il caso, da parte sua, continuare a rivestire il ruolo di amministratore delegato di Twitter o se fosse meglio per lui passare la mano. Ha chiesto: “Volete che dia le dimissioni?”. Ma se si aspettava un fiume di affetto, è stato travolto da un’ondata di “sì”. Il 57% degli iscritti che hanno risposto al suo post, infatti, gli hanno (caldamente) consegnato di tornarsene a casa. Chi pensi che si tratta di uno scherzo, chi crede che un sondaggio online non è nulla, né in termini statistici né economici e politici, consideri che alla rilevazione di Musk hanno risposto circa 17,5 milioni di persone. Per fare un parallelo con le cose (analogiche) di casa nostra, gli italiani che hanno votato alle scorse elezioni sono stati 28 milioni e che ne sono bastati poco più di 12,3 per eleggere il nuovo governo di centrodestra.
Musk aveva promesso che si sarebbe attenuto al risultato delle “urne” digitali e avrebbe rispettato il verdetto, qualunque fosse stato. Il popolo, come si sarebbe detto e scritto in altri tempi, ha parlato. Ora bisognerà vedere se il magnate di origini sudafricane rispetterà l’esito del suo sondaggio e rassegnerà, dunque, le dimissioni da Twitter. Non è la prima sconfitta, per lui. Nei giorni scorsi ha dovuto riabilitare il profilo di alcuni giornalisti coi quali aveva avuto un “dissing”, cioè un furibondo litigio, online. Si erano smosse, addirittura, le Nazioni Unite e l’Unione Europea per chiedergli di riattivare i profili chiusi. Ma lui, Musk, piuttosto che davanti alla minaccia di sanzioni dell’Ue, ha deciso di cedere solo davanti al 59% dei suoi followers che gli avevano domandato la riattivazione degli account dei cronisti “sospesi”. Sullo sfondo di questa vicenda, parrebbe esserci il grande tema dei tempi moderni. Cioè la libertà online. Chi decide le regole che valgono su spazi che sono privati ma svolgono, come nel caso di Twitter e dei social in generale, una funzione pubblica?
L’Uccellino Blu è stata una delle piattaforme che, con il ban a Donald Trump prima e l’oscuramento delle notizie sui presunti affari di Hunter Biden, figlio del presidente Usa Joe, più delle altre ha risentito delle conseguenze di un dibattito furibondo. Musk, acquisendo Twitter, aveva promesso la massima libertà di parola. Ha scoperto di aver comprato, per lo sproposito di 44 miliardi di dollari, un giocattolo che, economicamente, fa acqua da tutte le parti. Perciò, più di un osservatore smaliziato, ritiene che per Musk il “niet” degli utenti rappresenti, più che una bocciatura, una benedizione: si troverà costretto a “cedere” Twitter e così ha trovato la pezza d’appoggio per motivare una dismissione. Sia così, o sia diversamente, Elon ha già vinto: sa bene che i social vivono di polarizzazioni, di scontri accaniti, di ferocia verbale. Musk deve stare sempre al centro dei riflettori, dividendo il pubblico. Solo così potrà “rilanciare” Twitter: l’oasi felice di un social in cui non c’è da litigare, nonostante le belle parole, non interessa proprio a nessuno.
Comunque vada, dunque, Elon Musk vince sempre: anche quando perde.

Un’altra sfida, ma nemmeno a Elon Musk le cose vanno sempre così bene come spera. Il nuovo proprietario di Twitter ha lanciato, come di consuetudine, un nuovo sondaggio dal suo account social. In cui ha chiesto agli iscritti della piattaforma dell’Uccellino Blu se fosse il caso, da parte sua, continuare a rivestire il ruolo di amministratore delegato di Twitter o se fosse meglio per lui passare la mano. Ha chiesto: “Volete che dia le dimissioni?”. Ma se si aspettava un fiume di affetto, è stato travolto da un’ondata di “sì”. Il 57% degli iscritti che hanno risposto al suo post, infatti, gli hanno (caldamente) consegnato di tornarsene a casa. Chi pensi che si tratta di uno scherzo, chi crede che un sondaggio online non è nulla, né in termini statistici né economici e politici, consideri che alla rilevazione di Musk hanno risposto circa 17,5 milioni di persone. Per fare un parallelo con le cose (analogiche) di casa nostra, gli italiani che hanno votato alle scorse elezioni sono stati 28 milioni e che ne sono bastati poco più di 12,3 per eleggere il nuovo governo di centrodestra.
Musk aveva promesso che si sarebbe attenuto al risultato delle “urne” digitali e avrebbe rispettato il verdetto, qualunque fosse stato. Il popolo, come si sarebbe detto e scritto in altri tempi, ha parlato. Ora bisognerà vedere se il magnate di origini sudafricane rispetterà l’esito del suo sondaggio e rassegnerà, dunque, le dimissioni da Twitter. Non è la prima sconfitta, per lui. Nei giorni scorsi ha dovuto riabilitare il profilo di alcuni giornalisti coi quali aveva avuto un “dissing”, cioè un furibondo litigio, online. Si erano smosse, addirittura, le Nazioni Unite e l’Unione Europea per chiedergli di riattivare i profili chiusi. Ma lui, Musk, piuttosto che davanti alla minaccia di sanzioni dell’Ue, ha deciso di cedere solo davanti al 59% dei suoi followers che gli avevano domandato la riattivazione degli account dei cronisti “sospesi”. Sullo sfondo di questa vicenda, parrebbe esserci il grande tema dei tempi moderni. Cioè la libertà online. Chi decide le regole che valgono su spazi che sono privati ma svolgono, come nel caso di Twitter e dei social in generale, una funzione pubblica?
L’Uccellino Blu è stata una delle piattaforme che, con il ban a Donald Trump prima e l’oscuramento delle notizie sui presunti affari di Hunter Biden, figlio del presidente Usa Joe, più delle altre ha risentito delle conseguenze di un dibattito furibondo. Musk, acquisendo Twitter, aveva promesso la massima libertà di parola. Ha scoperto di aver comprato, per lo sproposito di 44 miliardi di dollari, un giocattolo che, economicamente, fa acqua da tutte le parti. Perciò, più di un osservatore smaliziato, ritiene che per Musk il “niet” degli utenti rappresenti, più che una bocciatura, una benedizione: si troverà costretto a “cedere” Twitter e così ha trovato la pezza d’appoggio per motivare una dismissione. Sia così, o sia diversamente, Elon ha già vinto: sa bene che i social vivono di polarizzazioni, di scontri accaniti, di ferocia verbale. Musk deve stare sempre al centro dei riflettori, dividendo il pubblico. Solo così potrà “rilanciare” Twitter: l’oasi felice di un social in cui non c’è da litigare, nonostante le belle parole, non interessa proprio a nessuno.
Comunque vada, dunque, Elon Musk vince sempre: anche quando perde.

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