M&Z, terremoto a destra

Terremoto a destra. Le liste civiche sono la miccia che fa trabbocare il vaso. Dal Veneto alla Lombardia, non cambia nulla. Ognuno prenderà la propria strada.

Moratti, la sintesi tra il Cav e Giorgia

A rompere lo schema, ovvero il patto tra le forze conservatrici prima del 25 settembre, è Letizia Moratti. L’ex ministra all’Istruzione lascia il governatore Fontana e pianifica una campagna con metà Carroccio. Non ci sarà al suo fianco Matteo Salvini, silurato dalla sua ormai ex amica. La fedelissima del Cav, nei fatti, sancisce la nuova alleanza tra azzurri e Fratelli d’Italia. Giorgia vuole essere la regina del Nord Italia. Ecco perchè l’attuale presidente della Regione potrebbe essere sacrificato, anticipando così il congresso della Lega. Una sorta di frattura anticipata dovrebbe esserci proprio a Milano, dove i governatori nei fatti muoveranno i primi carrarmati. Non basterà neanche qualche ministero a fermare il vento del Nord. Il partito con Alberto da Giussano vuole tornare alle origini. Bossi rientra in Parlamento. C’è, quindi, l’occasione giusta per risorgere. “La fenice verde – dice un segretario di una sezione di Como – tornerà a volare sopra le Alpi”. Un messsaggio chiaro al partito personalistico, immaginato fino a ora da Matteo. La nuova presidentessa del Consiglio lo sa bene e pertanto continua il discorso avviato prima delle elezioni con Massimiliano Fedriga, anche lui intenzionato a correre con una civica nella sua Regione. Secondo voci di palazzo, l’esponente della Lega non ha intenzione di accettare alcun dicastero. Al contrario il presidente del Friuli Venezia Giulia vuole essere, senza alcun dubbio, il vero protagonista di quella che sembra essere l’evoluzione naturale del partito immaginato da Salvini.


Zaia e il caso Veneto

La base leghista veneta in subbuglio da tempo per i commissari “lombardi” che maldigeriscono il blocco del dibattito interno. Da domenica sera, non appena i primi exit poll hanno certificato un timore diffuso, è in corso una vera e propria rivolta. Luca Zaia, secondo i rumors, vuole dare il colpo di grazia a Salvini. Non è un caso, che da lunedì, diversi big come l’assessore regionale Roberto Marcato, chiedono a queste latitudini un cambio al vertice. L’ex sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilin, dall’alto dei suoi 93 anni, dà voce al popolo veneto: “C’è un evidente distacco dall’elettorato perché Matteo e i suoi sono rimasti arroccati nelle sale di comando”. La parte del partito, rappresentata dai vari Da Re, Boron e altri, addirittura chiede l’election day il 4 novembre per insediare il nuovo segretario regionale. I congressi, sulla carta, dovrebbero svolgersi a gennaio 2023. Lo stesso segretario cercherà di far slittare il tutto. La manifestazione organizzata dall’europarlamentare di FdI Sergio Berlato, altresì, potrebbe rimescolare le carte. Il pericolo è che la politica romana voglia prendersi presto il tesoretto di Zaia è dietro l’angolo. Ecco perchè i leghisti veneti spingono il loro leader a lasciare la trincea e andare all’attacco nei confronti del Salvini più debole di sempre, dall’inizio della sua ascesa.

Terremoto a destra. Le liste civiche sono la miccia che fa trabbocare il vaso. Dal Veneto alla Lombardia, non cambia nulla. Ognuno prenderà la propria strada.

Moratti, la sintesi tra il Cav e Giorgia

A rompere lo schema, ovvero il patto tra le forze conservatrici prima del 25 settembre, è Letizia Moratti. L’ex ministra all’Istruzione lascia il governatore Fontana e pianifica una campagna con metà Carroccio. Non ci sarà al suo fianco Matteo Salvini, silurato dalla sua ormai ex amica. La fedelissima del Cav, nei fatti, sancisce la nuova alleanza tra azzurri e Fratelli d’Italia. Giorgia vuole essere la regina del Nord Italia. Ecco perchè l’attuale presidente della Regione potrebbe essere sacrificato, anticipando così il congresso della Lega. Una sorta di frattura anticipata dovrebbe esserci proprio a Milano, dove i governatori nei fatti muoveranno i primi carrarmati. Non basterà neanche qualche ministero a fermare il vento del Nord. Il partito con Alberto da Giussano vuole tornare alle origini. Bossi rientra in Parlamento. C’è, quindi, l’occasione giusta per risorgere. “La fenice verde – dice un segretario di una sezione di Como – tornerà a volare sopra le Alpi”. Un messsaggio chiaro al partito personalistico, immaginato fino a ora da Matteo. La nuova presidentessa del Consiglio lo sa bene e pertanto continua il discorso avviato prima delle elezioni con Massimiliano Fedriga, anche lui intenzionato a correre con una civica nella sua Regione. Secondo voci di palazzo, l’esponente della Lega non ha intenzione di accettare alcun dicastero. Al contrario il presidente del Friuli Venezia Giulia vuole essere, senza alcun dubbio, il vero protagonista di quella che sembra essere l’evoluzione naturale del partito immaginato da Salvini.


Zaia e il caso Veneto

La base leghista veneta in subbuglio da tempo per i commissari “lombardi” che maldigeriscono il blocco del dibattito interno. Da domenica sera, non appena i primi exit poll hanno certificato un timore diffuso, è in corso una vera e propria rivolta. Luca Zaia, secondo i rumors, vuole dare il colpo di grazia a Salvini. Non è un caso, che da lunedì, diversi big come l’assessore regionale Roberto Marcato, chiedono a queste latitudini un cambio al vertice. L’ex sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilin, dall’alto dei suoi 93 anni, dà voce al popolo veneto: “C’è un evidente distacco dall’elettorato perché Matteo e i suoi sono rimasti arroccati nelle sale di comando”. La parte del partito, rappresentata dai vari Da Re, Boron e altri, addirittura chiede l’election day il 4 novembre per insediare il nuovo segretario regionale. I congressi, sulla carta, dovrebbero svolgersi a gennaio 2023. Lo stesso segretario cercherà di far slittare il tutto. La manifestazione organizzata dall’europarlamentare di FdI Sergio Berlato, altresì, potrebbe rimescolare le carte. Il pericolo è che la politica romana voglia prendersi presto il tesoretto di Zaia è dietro l’angolo. Ecco perchè i leghisti veneti spingono il loro leader a lasciare la trincea e andare all’attacco nei confronti del Salvini più debole di sempre, dall’inizio della sua ascesa.

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