Namibia, tra produzione petrolifera ed impatto ambientale

“Dopo più di 30 anni di esplorazione finalmente abbiamo fatto centro”: queste sono le dichiarazioni, ricche di entusiasmo, rilasciate martedì scorso a Bloomberg da Jennifer Comalie, presidente della Namacor (National Petroleum Corporation of Namibia), dopo le scoperte petrolifere che Shell e Total Energies hanno effettuato in Namibia.

Ad aprile, infatti, nel pozzo esplorativo Graff-1, tanto in acque profonde quanto nel bacino dell’Orange sono stati rinvenuti importanti giacimenti di gas e di olio leggero tali da far considerare lo Stato africano tra i nuovi paese produttori.

Queste scoperte, se confermate dalle successive ispezioni e dai risultati rilevati nei pozzi, potrebbero significare per la Namibia l’avvio della produzione di idrocarburi a partire dal 2030 con ripercussioni economicamente positive sia sul Pil locale (si calcola un aumento del 50%), che in generale sul mercato energetico ora in crisi a causa della guerra tra la Russia e l’Ucraina.

A far da contraltare ed alimentare concreta preoccupazione resta, tuttavia, la voce degli ambientalisti e degli attivisti che da tempo lamentano il rischio di un significativo danno ambientale che trivellazioni ed estrazioni potrebbero costare agli ecosistemi e alla fauna del paese.

(Mariangela Marchioni)

“Dopo più di 30 anni di esplorazione finalmente abbiamo fatto centro”: queste sono le dichiarazioni, ricche di entusiasmo, rilasciate martedì scorso a Bloomberg da Jennifer Comalie, presidente della Namacor (National Petroleum Corporation of Namibia), dopo le scoperte petrolifere che Shell e Total Energies hanno effettuato in Namibia.

Ad aprile, infatti, nel pozzo esplorativo Graff-1, tanto in acque profonde quanto nel bacino dell’Orange sono stati rinvenuti importanti giacimenti di gas e di olio leggero tali da far considerare lo Stato africano tra i nuovi paese produttori.

Queste scoperte, se confermate dalle successive ispezioni e dai risultati rilevati nei pozzi, potrebbero significare per la Namibia l’avvio della produzione di idrocarburi a partire dal 2030 con ripercussioni economicamente positive sia sul Pil locale (si calcola un aumento del 50%), che in generale sul mercato energetico ora in crisi a causa della guerra tra la Russia e l’Ucraina.

A far da contraltare ed alimentare concreta preoccupazione resta, tuttavia, la voce degli ambientalisti e degli attivisti che da tempo lamentano il rischio di un significativo danno ambientale che trivellazioni ed estrazioni potrebbero costare agli ecosistemi e alla fauna del paese.

(Mariangela Marchioni)

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