Natale a legna

di ANGELO VITOLO

Una crescita esponenziale, fino all’80% per il segmento del consumo di pellet, che appare essere una robusta trasformazione degli stili di vita degli italiani, da qualche anno sempre più predisposti a individuare nuove fonti per sviluppare energia, elettrica e per il calore, nei propri ambienti domestici.Stavolta è l’Istat a registrare questo trend leggendo i consumi energetici nel biennio 2020-2021, a conferma di un processo che viene da lontano e che ora è indotto dal rincaro delle tradizionali fonti energetiche.
Il ruolo ricoperto dai combustibili solidi di origine vegetale è rilevante per il consumo di energia del settore residenziale. In particolare, le biomasse sono utilizzate per il riscaldamento dell’abitazione, per la produzione di acqua calda con l’esclusione negli impianti centralizzati o per la cottura dei cibi. Nel 2020, il 17,0% delle famiglie, una su 6 nel Paese, ha fatto uso di legna da ardere e il 7,3% ha utilizzato pellet per l’uso domestico in impianti autonomi o apparecchi singoli, come caminetti e stufe.
La quantità di legna consumata ammonta a 16 milioni di tonnellate, con molte differenze regionali probabilmente determinate in via primaria dalla disponibilità di materiale e dall’accesso a risorse alternative. A utilizzare legna sono il 40,1% delle famiglie della Provincia autonoma di Trento, per esempio, a sottolineare una consapevolezza che trae origine dalle tradizioni dei luoghi per affermarsi sempre più. A seguire, Umbria (39,1%), Calabria (32,3%), Sardegna (32,0%) Abruzzo, Molise e Basilicata (31,9%) e la Provincia autonoma di Bolzano (30,1%). Mentre residuale si conferma l’utilizzo in Lombardia e in Sicilia, ove meno di una famiglia su 10 si presta a queste pratiche.
Rispetto a 7 anni prima del biennio considerato dall’Istat, la percentuale di famiglie utilizzatrici di legna si è comunque ridotta nel 2020 (dal 21,4% al 17,0%), ma è aumentato (+16,2%) il consumo medio per famiglia (da 3,2 a 3,7 tonnellate), soprattutto nelle regioni dove già erano più elevate le quote di famiglie utilizzatrici di questo combustibile: Basilicata (5,5 tonnellate), Molise (5,4) e Calabria (5,1), contro una media nazionale di 3,7 tonnellate a famiglia.
Il pellet da tempo vive un boom, scelto da chi con decisione vuole dire addio innanzitutto ad una contrattualizzazione per il gas che di solito miscela in un’unica bolletta i consumi per il riscaldamento e quelli per la cottura dei cibi. Il pellet ha avuto negli anni un sempre maggiore utilizzo in ambiente domestico, con la diffusione di stufe e camini a pellet, tradizionali o innovativi e di ultima generazione, come quelli collegati a impianti di riscaldamento. Un combustibile finito spesso negli ultimi mesi sulle prime pagine dei giornali: L’Identità ha raccontato lo scandalo degli accantonamenti di materiale già disponibile nei depositi e invece sottoposto a rincari altissimi solo in considerazione della sempre più frequenta domanda del mercato. E al quale fa ricorso il 7,3% delle famiglie, aumentando la sua crescita fino all’80% sia dei nuclei che lo utilizzano che della quantità consumata rispetto al 2013.

Nel 2020 ne sono stati consumati 2,7 milioni di tonnellate per il riscaldamento, per produrre acqua calda e per la cottura dei cibi. Diffuso ovunque, raggiunge il massimo utilizzo in Sardegna (23,8% delle famiglie) seguita dalla Valle d’Aosta (15,6%) e dall’Umbria (15,4%). I livelli minimi si registrano in Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna e Lombardia, ove lo utilizza meno del 5%.

di ANGELO VITOLO

Una crescita esponenziale, fino all’80% per il segmento del consumo di pellet, che appare essere una robusta trasformazione degli stili di vita degli italiani, da qualche anno sempre più predisposti a individuare nuove fonti per sviluppare energia, elettrica e per il calore, nei propri ambienti domestici.Stavolta è l’Istat a registrare questo trend leggendo i consumi energetici nel biennio 2020-2021, a conferma di un processo che viene da lontano e che ora è indotto dal rincaro delle tradizionali fonti energetiche.
Il ruolo ricoperto dai combustibili solidi di origine vegetale è rilevante per il consumo di energia del settore residenziale. In particolare, le biomasse sono utilizzate per il riscaldamento dell’abitazione, per la produzione di acqua calda con l’esclusione negli impianti centralizzati o per la cottura dei cibi. Nel 2020, il 17,0% delle famiglie, una su 6 nel Paese, ha fatto uso di legna da ardere e il 7,3% ha utilizzato pellet per l’uso domestico in impianti autonomi o apparecchi singoli, come caminetti e stufe.
La quantità di legna consumata ammonta a 16 milioni di tonnellate, con molte differenze regionali probabilmente determinate in via primaria dalla disponibilità di materiale e dall’accesso a risorse alternative. A utilizzare legna sono il 40,1% delle famiglie della Provincia autonoma di Trento, per esempio, a sottolineare una consapevolezza che trae origine dalle tradizioni dei luoghi per affermarsi sempre più. A seguire, Umbria (39,1%), Calabria (32,3%), Sardegna (32,0%) Abruzzo, Molise e Basilicata (31,9%) e la Provincia autonoma di Bolzano (30,1%). Mentre residuale si conferma l’utilizzo in Lombardia e in Sicilia, ove meno di una famiglia su 10 si presta a queste pratiche.
Rispetto a 7 anni prima del biennio considerato dall’Istat, la percentuale di famiglie utilizzatrici di legna si è comunque ridotta nel 2020 (dal 21,4% al 17,0%), ma è aumentato (+16,2%) il consumo medio per famiglia (da 3,2 a 3,7 tonnellate), soprattutto nelle regioni dove già erano più elevate le quote di famiglie utilizzatrici di questo combustibile: Basilicata (5,5 tonnellate), Molise (5,4) e Calabria (5,1), contro una media nazionale di 3,7 tonnellate a famiglia.
Il pellet da tempo vive un boom, scelto da chi con decisione vuole dire addio innanzitutto ad una contrattualizzazione per il gas che di solito miscela in un’unica bolletta i consumi per il riscaldamento e quelli per la cottura dei cibi. Il pellet ha avuto negli anni un sempre maggiore utilizzo in ambiente domestico, con la diffusione di stufe e camini a pellet, tradizionali o innovativi e di ultima generazione, come quelli collegati a impianti di riscaldamento. Un combustibile finito spesso negli ultimi mesi sulle prime pagine dei giornali: L’Identità ha raccontato lo scandalo degli accantonamenti di materiale già disponibile nei depositi e invece sottoposto a rincari altissimi solo in considerazione della sempre più frequenta domanda del mercato. E al quale fa ricorso il 7,3% delle famiglie, aumentando la sua crescita fino all’80% sia dei nuclei che lo utilizzano che della quantità consumata rispetto al 2013.

Nel 2020 ne sono stati consumati 2,7 milioni di tonnellate per il riscaldamento, per produrre acqua calda e per la cottura dei cibi. Diffuso ovunque, raggiunge il massimo utilizzo in Sardegna (23,8% delle famiglie) seguita dalla Valle d’Aosta (15,6%) e dall’Umbria (15,4%). I livelli minimi si registrano in Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna e Lombardia, ove lo utilizza meno del 5%.
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