Natale con chi vuoi

Natale con chi vuoi. E se buona parte dei venti milioni di italiani che, in questi giorni, si sono messi in viaggio per raggiungere i propri parenti che vivono altrove, cresce però il numero di coloro che si concederanno, invece, una breve vacanza approfittando delle ferie di dicembre. Assoturismo ha calcolato che le presenze negli alberghi per le feste di Natale saranno circa 13,8 milioni. Un dato superiore dell’8 per cento rispetto a quello registratosi lo scorso anno. A “tirare” sono le città d’arte che, stando ai calcoli dell’ufficio studi dell’associazione di categoria, fanno registrare l’11% di presenze in più rispetto al 2021. Ci si attende un’ottima performance per le località di montagna, dove si stimano aumenti nell’8,4%. Bene, infine, le cittadine in collina e ai laghi, in cui ci si aspettano il 7,2% e il 6,2% di turisti in più rispetto a un anno fa. Alcune delle più importanti città d’arte del nostro Paese, grazie soprattutto all’afflusso di turisti provenienti dall’estero, fanno registrare attese superiori quasi del 20% rispetto al 2021, superando, in alcuni casi, i livelli del pre-pandemia.
Confindustria Alberghi, infatti, ha stimato che le presenze a Roma e Milano saranno anche superiori rispetto a quelle che si registravano prima che sul settore, e nelle vite di tutti gli abitanti del pianeta, irrompesse l’incubo Covid. A Roma, gli stranieri (Usa, India e Spagna) aumentano del 15% e a capodanno ci si attende un dato di prenotazione dell’85%, superiore di ben tre punti rispetto allo stesso periodo del 2019. Stesso trend anche per Milano che, a Capodanno, avrà il 75% delle strutture alberghiere occupate mentre Firenze è stabile rispetto al 2019. Al Sud, invece, l’exploit di Siracusa che fa registrare il 30% di visitatori in più.
Nel frattempo sono giunti i dati dell’Istat sul turismo nei primi nove mesi di quest’anno. Secondo gli analisti dell’istituto nazionale di statistica, il trend è più che positivo per l’intero comparto ma, fino a tutto settembre, il settore non è ancora tornato sui livelli pre-Covid. Il report Istat ha contato 174 milioni di presenze di turisti italiani e 164 milioni di clienti stranieri. Si tratta di numeri importanti ma che soffrono se confrontati con quelli del 2019, di un calo del 6,7% i primi e del 13,8% gli altri. Il boom c’è stato, ovviamente, in estate, quando si sono contate circa 196 milioni di presenze turistiche spalmate nel trimestre tra luglio e settembre. Ancora una volta, si tratta di un risultato lusinghiero. Che però risulta modesto rispetto ai numeri registratisi nell’estate di tre anni fa quando le presenze turistiche conteggiate furono circa nove milioni in più, cioè 205. La pandemia ha cambiato le abitudini degli italiani anche per le vacanze. I cittadini, infatti, hanno iniziato a contrarre i viaggi preferendo restare fuori casa non più di tre giorni. Infine, un dato importante arriva dall’occupazione del settore turistico che, nel primo semestre 2022, registrava la mancanza di ben 88mila operatori rispetto alla totalità del personale arruolato nel 2019 (due milioni di lavoratori circa).
Nonostante le buone performance e le attese cariche di speranze per gli operatori, secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: “La spesa è ancora debole e i problemi strutturali restano irrisolti”. Pertanto “proprio per questo il turismo deve avere maggior peso nelle politiche del governo perché se cresce, cresce l’intera economia”.

Natale con chi vuoi. E se buona parte dei venti milioni di italiani che, in questi giorni, si sono messi in viaggio per raggiungere i propri parenti che vivono altrove, cresce però il numero di coloro che si concederanno, invece, una breve vacanza approfittando delle ferie di dicembre. Assoturismo ha calcolato che le presenze negli alberghi per le feste di Natale saranno circa 13,8 milioni. Un dato superiore dell’8 per cento rispetto a quello registratosi lo scorso anno. A “tirare” sono le città d’arte che, stando ai calcoli dell’ufficio studi dell’associazione di categoria, fanno registrare l’11% di presenze in più rispetto al 2021. Ci si attende un’ottima performance per le località di montagna, dove si stimano aumenti nell’8,4%. Bene, infine, le cittadine in collina e ai laghi, in cui ci si aspettano il 7,2% e il 6,2% di turisti in più rispetto a un anno fa. Alcune delle più importanti città d’arte del nostro Paese, grazie soprattutto all’afflusso di turisti provenienti dall’estero, fanno registrare attese superiori quasi del 20% rispetto al 2021, superando, in alcuni casi, i livelli del pre-pandemia.
Confindustria Alberghi, infatti, ha stimato che le presenze a Roma e Milano saranno anche superiori rispetto a quelle che si registravano prima che sul settore, e nelle vite di tutti gli abitanti del pianeta, irrompesse l’incubo Covid. A Roma, gli stranieri (Usa, India e Spagna) aumentano del 15% e a capodanno ci si attende un dato di prenotazione dell’85%, superiore di ben tre punti rispetto allo stesso periodo del 2019. Stesso trend anche per Milano che, a Capodanno, avrà il 75% delle strutture alberghiere occupate mentre Firenze è stabile rispetto al 2019. Al Sud, invece, l’exploit di Siracusa che fa registrare il 30% di visitatori in più.
Nel frattempo sono giunti i dati dell’Istat sul turismo nei primi nove mesi di quest’anno. Secondo gli analisti dell’istituto nazionale di statistica, il trend è più che positivo per l’intero comparto ma, fino a tutto settembre, il settore non è ancora tornato sui livelli pre-Covid. Il report Istat ha contato 174 milioni di presenze di turisti italiani e 164 milioni di clienti stranieri. Si tratta di numeri importanti ma che soffrono se confrontati con quelli del 2019, di un calo del 6,7% i primi e del 13,8% gli altri. Il boom c’è stato, ovviamente, in estate, quando si sono contate circa 196 milioni di presenze turistiche spalmate nel trimestre tra luglio e settembre. Ancora una volta, si tratta di un risultato lusinghiero. Che però risulta modesto rispetto ai numeri registratisi nell’estate di tre anni fa quando le presenze turistiche conteggiate furono circa nove milioni in più, cioè 205. La pandemia ha cambiato le abitudini degli italiani anche per le vacanze. I cittadini, infatti, hanno iniziato a contrarre i viaggi preferendo restare fuori casa non più di tre giorni. Infine, un dato importante arriva dall’occupazione del settore turistico che, nel primo semestre 2022, registrava la mancanza di ben 88mila operatori rispetto alla totalità del personale arruolato nel 2019 (due milioni di lavoratori circa).
Nonostante le buone performance e le attese cariche di speranze per gli operatori, secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: “La spesa è ancora debole e i problemi strutturali restano irrisolti”. Pertanto “proprio per questo il turismo deve avere maggior peso nelle politiche del governo perché se cresce, cresce l’intera economia”.

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