NATALE SENZA PACE

Il presidente russo Vladimir Putin ha dato ordine al ministro della Difesa Sergei Shoigu di attuare un “cessate il fuoco” in Ucraina dal mezzogiorno di oggi alle 24 di domani. Lo riferisce il servizio stampa del Cremlino.
“Visto l’appello di Sua Santità il Patriarca Kirill, incarico il Ministro della Difesa della Federazione Russa di introdurre un regime di ‘cessate il fuoco’ lungo l’intera linea di contatto tra le parti in Ucraina dalle 12 del 6 gennaio alle 24 del 7 gennaio”, ha annunciato Putin, chiedendo alla controparte di fare lo stesso e “di permettere alla cittadinanza di partecipare alle funzioni religiose”.
Secco e immediato il “no” ucraino. “La Russia deve ritirarsi dai territori occupati, solo allora avrà una ‘tregua temporanea’. Tenetevi la vostra ipocrisia”, ha detto il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. “L’Ucraina non attacca territori stranieri e non uccide civili. Come fa la Federazione russa. L’Ucraina distrugge solo appartenenti alle forze di occupazione sul proprio territorio”, ha dichiarato Podolyak.
Qualche ora prima, il leader russo aveva detto al suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, che la Russia è aperta al dialogo con l’Ucraina a patto che quest’ultima accetti le “nuove realtà territoriali”. Nella telefonata di ieri fra i due presidenti, Putin ha ribadito l’apertura del Cremlino ad un negoziato serio, se Zelensky terrà conto delle “realtà odierne”, ovvero delle quattro regioni ucraine che si sono unite alla Federazione russa attraverso i referendum di settembre.
Secondo Erdogan, “mediatore” tutt’altro che disinteressato, gli sforzi per mettere fine alle ostilità in Ucraina devono essere sostenuti da un “cessate il fuoco unilaterale” e soprattutto da una “visione per una soluzione equa”. Lo ha scritto la presidenza turca in una nota ufficiale, nella quale si legge che “il presidente Erdogan durante il colloquio ha affermato che Ankara ha rafforzato e continua a rafforzare le infrastrutture per la creazione di un hub di gas naturale in Turchia e che la parte turca è impegnata a finalizzare la road map e a compiere passi concreti per attuarla non appena possibile”. Il fondatore dell’Akp, che ha espresso l’intenzione di chiamare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha presentato il conto in anticipo allo “zar”, esortandolo ad adottare “azioni concrete per eliminare la presenza dei gruppi terroristici del Pkk, Pyd e Ypg soprattutto da Tal Rifaat, a Manbij nel nord della Siria”. La Turchia considera le Unità di protezione del popolo curdo in Siria, l’Ypg, un’organizzazione terroristica al pari del Pkk.
Rapporto sempre più stretto tra Kiev e Washington. Il capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Andriy Yermak, ha avuto un colloquio telefonico con il consigliere per la Sicurezza nazionale del Presidente degli Stati Uniti, Jake Sullivan, durante il quale ha discusso di un ulteriore coordinamento per garantire la sicurezza energetica del suo Paese.
Yermak ha ribadito la necessità di “creare un efficace scudo aereo per l’Ucraina”, perché “distruggendo il sistema energetico del nostro paese con missili e droni kamikaze, la Russia cerca di usare il freddo come arma di distruzione di massa contro cittadini pacifici”.

Il capo dell’ufficio del presidente ha espresso “gratitudine alla parte americana” per gli aiuti ricevuti.

Il presidente russo Vladimir Putin ha dato ordine al ministro della Difesa Sergei Shoigu di attuare un “cessate il fuoco” in Ucraina dal mezzogiorno di oggi alle 24 di domani. Lo riferisce il servizio stampa del Cremlino.
“Visto l’appello di Sua Santità il Patriarca Kirill, incarico il Ministro della Difesa della Federazione Russa di introdurre un regime di ‘cessate il fuoco’ lungo l’intera linea di contatto tra le parti in Ucraina dalle 12 del 6 gennaio alle 24 del 7 gennaio”, ha annunciato Putin, chiedendo alla controparte di fare lo stesso e “di permettere alla cittadinanza di partecipare alle funzioni religiose”.
Secco e immediato il “no” ucraino. “La Russia deve ritirarsi dai territori occupati, solo allora avrà una ‘tregua temporanea’. Tenetevi la vostra ipocrisia”, ha detto il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. “L’Ucraina non attacca territori stranieri e non uccide civili. Come fa la Federazione russa. L’Ucraina distrugge solo appartenenti alle forze di occupazione sul proprio territorio”, ha dichiarato Podolyak.
Qualche ora prima, il leader russo aveva detto al suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, che la Russia è aperta al dialogo con l’Ucraina a patto che quest’ultima accetti le “nuove realtà territoriali”. Nella telefonata di ieri fra i due presidenti, Putin ha ribadito l’apertura del Cremlino ad un negoziato serio, se Zelensky terrà conto delle “realtà odierne”, ovvero delle quattro regioni ucraine che si sono unite alla Federazione russa attraverso i referendum di settembre.
Secondo Erdogan, “mediatore” tutt’altro che disinteressato, gli sforzi per mettere fine alle ostilità in Ucraina devono essere sostenuti da un “cessate il fuoco unilaterale” e soprattutto da una “visione per una soluzione equa”. Lo ha scritto la presidenza turca in una nota ufficiale, nella quale si legge che “il presidente Erdogan durante il colloquio ha affermato che Ankara ha rafforzato e continua a rafforzare le infrastrutture per la creazione di un hub di gas naturale in Turchia e che la parte turca è impegnata a finalizzare la road map e a compiere passi concreti per attuarla non appena possibile”. Il fondatore dell’Akp, che ha espresso l’intenzione di chiamare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha presentato il conto in anticipo allo “zar”, esortandolo ad adottare “azioni concrete per eliminare la presenza dei gruppi terroristici del Pkk, Pyd e Ypg soprattutto da Tal Rifaat, a Manbij nel nord della Siria”. La Turchia considera le Unità di protezione del popolo curdo in Siria, l’Ypg, un’organizzazione terroristica al pari del Pkk.
Rapporto sempre più stretto tra Kiev e Washington. Il capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Andriy Yermak, ha avuto un colloquio telefonico con il consigliere per la Sicurezza nazionale del Presidente degli Stati Uniti, Jake Sullivan, durante il quale ha discusso di un ulteriore coordinamento per garantire la sicurezza energetica del suo Paese.
Yermak ha ribadito la necessità di “creare un efficace scudo aereo per l’Ucraina”, perché “distruggendo il sistema energetico del nostro paese con missili e droni kamikaze, la Russia cerca di usare il freddo come arma di distruzione di massa contro cittadini pacifici”.

Il capo dell’ufficio del presidente ha espresso “gratitudine alla parte americana” per gli aiuti ricevuti.
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