Navi Ong, verso un nuovo braccio di ferro con il governo

Un nuovo imminente braccio di ferro si profila per le feste natalizie tra le Ong e il Viminale. Al momento le navi che prestano soccorso ai migranti, La Geo Barents di Msf e la Humanity1 di Sos Humanity con a bordo un totale di oltre 500 persone a bordo, rimangono in mezzo al mare dopo non aver ricevuto l’ok da parte né di Roma né da Malta per attraccare le navi in porto sicuro. Nel frattempo nelle acque del Mediterraneo stanno per arrivare anche le flotte civili della tedesca Sea Eye e la spagnola Open Arms. E’ probabile dunque, che a breve ci sarà l’ennesimo braccio di ferro tra il governo Meloni e le Ong che potrebbe sfociare in una nuova crisi europea rispetto alla tematica migranti. Mentre Lampedusa è strapiena di profughi, l’unica ancora di salvezza per la piccola isola siciliana, sono le condizioni meteorologiche che in questi giorni avranno un peggioramento, con il conseguente stop da parte dei “barchini” della speranza, proveniente per lo più dalla Tunisia ed esattamente dal porto di Sfax. Nel frattempo l’hotspot di Lampedusa continua ad essere in emergenza. Nella struttura di contrada Imbriacola attualmente ci sono 1.068 migranti a fronte di una capienza di 350 posti. Gli ultimi a essere stati accolti sono stati 33 naufraghi salvati dalle acque lo scorso martedì dall’Ong tedesca, Louise Michel, il gruppo di naufraghi si trovava in acque internazionali al largo della Libia. Sono tutti egiziani, ma arrivano da Sabratha in Libia, da dove sono partiti – hanno raccontato – lo scorso sei dicembre. Sono stati salvati dall’equipaggio della Ong, Louise Michel, durante uno dei tanti interventi di soccorso dell’ultima missione, spesso complicati dalle minacce, armi un pugno, della Guardia Costiera libica. Più volte, hanno fatto sapere dall’Ong tedesca nei giorni scorsi, era stato chiesto porto sicuro, ma gli appelli erano caduti nel vuoto. Poi, nelle scorse ore la svolta. Se si tratti di un’inversione di marcia rispetto alla linea dura decisa dal governo Meloni, che all’inizio di novembre ha portato alla crisi, con naufraghi bollati come “carico residuale” e per giorni bloccati in porto, al momento non è dato sapere.

Un nuovo imminente braccio di ferro si profila per le feste natalizie tra le Ong e il Viminale. Al momento le navi che prestano soccorso ai migranti, La Geo Barents di Msf e la Humanity1 di Sos Humanity con a bordo un totale di oltre 500 persone a bordo, rimangono in mezzo al mare dopo non aver ricevuto l’ok da parte né di Roma né da Malta per attraccare le navi in porto sicuro. Nel frattempo nelle acque del Mediterraneo stanno per arrivare anche le flotte civili della tedesca Sea Eye e la spagnola Open Arms. E’ probabile dunque, che a breve ci sarà l’ennesimo braccio di ferro tra il governo Meloni e le Ong che potrebbe sfociare in una nuova crisi europea rispetto alla tematica migranti. Mentre Lampedusa è strapiena di profughi, l’unica ancora di salvezza per la piccola isola siciliana, sono le condizioni meteorologiche che in questi giorni avranno un peggioramento, con il conseguente stop da parte dei “barchini” della speranza, proveniente per lo più dalla Tunisia ed esattamente dal porto di Sfax. Nel frattempo l’hotspot di Lampedusa continua ad essere in emergenza. Nella struttura di contrada Imbriacola attualmente ci sono 1.068 migranti a fronte di una capienza di 350 posti. Gli ultimi a essere stati accolti sono stati 33 naufraghi salvati dalle acque lo scorso martedì dall’Ong tedesca, Louise Michel, il gruppo di naufraghi si trovava in acque internazionali al largo della Libia. Sono tutti egiziani, ma arrivano da Sabratha in Libia, da dove sono partiti – hanno raccontato – lo scorso sei dicembre. Sono stati salvati dall’equipaggio della Ong, Louise Michel, durante uno dei tanti interventi di soccorso dell’ultima missione, spesso complicati dalle minacce, armi un pugno, della Guardia Costiera libica. Più volte, hanno fatto sapere dall’Ong tedesca nei giorni scorsi, era stato chiesto porto sicuro, ma gli appelli erano caduti nel vuoto. Poi, nelle scorse ore la svolta. Se si tratti di un’inversione di marcia rispetto alla linea dura decisa dal governo Meloni, che all’inizio di novembre ha portato alla crisi, con naufraghi bollati come “carico residuale” e per giorni bloccati in porto, al momento non è dato sapere.

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