Negli affari il rublo scalza l’euro

Il banchiere inglese Thomas Gresham teorizzava nel XVIesimo secolo che “la moneta cattiva scaccia quella buona”: Gresham si riferiva al fatto che le monete danneggiate venivano usate per gli scambi, mentre quelle nuove ed intonse venivano trattenute e tesaurizzate. Ovviamente a quei tempi circolavano solo monete di metallo. Oggi questa legge andrebbe ribaltata su quelle cartacee, e siccome l’euro è bloccato dai tanti limiti all’uso (limiti al contante e tracciabilità estrema) l’Europa rischia che il rublo, moneta ancorata all’oro, venga maggiormente usato negli scambi. Un fenomeno dovuto al fatto che le grandi società non statali hanno aderito al pagamento in rubli di gas e materie prime varie. Il rublo viene coniato anche in oro e con l’effige di Nicola, quindi è moneta concorrenziale a dollaro, sterlina e krugerrand. Così il rublo può agire sui mercati sia come moneta buona che viene tesaurizzata che come moneta cattiva che negli scambi scaccia l’euro. Una situazione, quella dei pagamenti, che può mandare a morte la politica monetaria europea, infrangendo la debole Unione europea. E’ bene ricordare che l’Europa è unita solo dalla politica monetaria, per tutto il resto va in ordine sparso. Soprattutto i mercati, e gli affari, camminano sulla moneta, ed oggi il rublo per contanti da garanzie di non tracciabilità superiori alle criptovalute. Ad usare i rubli sono oggi tutte le grandi società che non si fidano del sistema fiscale occidentale, e comunque fanno affari. A queste ultime si sono unite le compagnie energetiche (inclusa l’Eni). Compagnie energetiche tedesche, francesi, austriache ed ungheresi hanno già pagato il gas russo in rubli, violando sanzioni che di fatto sono elastiche e lasciano molti spazi operativi a trattative ed affari. Dopo aver studiato la tecnica degli austriaci, anche l’Eni s’appresta a pagare il gas in rubli.
Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che stabilisce il gas venga pagato esclusivamente in rubli (non più in euro o dollari) anche perché il consigliere economico del Cremlino ha evidenziato come euro e dollaro siano da anni monete deboli, virtuali e troppo tracciabili. Di fatto Putin ha dato una robusta spallata al sistema euro, che di fatto è l’unico collante che tiene debolmente in piedi la politica europea. Il rischio per i vertici di Ue e Bce non è visto nel fatto che venga acquistato il gas senza rispettare le sanzioni, bensì in una circolazione del rublo (e per contanti) nel mondo degli affari.
Va detto che, grazie ad un tecnicismo ammesso dall’Ue, Germania e Austria hanno potuto onorare i pagamenti in rubli e quindi rifornire di gas le proprie economie. L’alchimia in rubli è possibile, evitando sanzioni, perché fino alla firma del decreto da parte di Putin, i pagamenti avvenivano in euro su un conto della Gazprombank, istituto bancario russo che non può essere incluso nei sanzionabili. Così ad aprile, dopo il decreto di Putin, i Paesi europei hanno aperto due conti speciali presso la Gazprombank, e nelle due valute correnti euro e rublo. In questo modo, gli acquirenti hanno continuato a pagare in euro permettendo a Gazprombank di convertire la valuta nel prezzo del rublo del giorno di pagamento, trasferendo la conversione sul secondo conto. Uno stratagemma che può solo essere criticato dalla Commissione europea, ma non può essere né sanzionato né interrotto. Così la presidente della Commissione Ursula von der Leyen può solo criticare il sistema dei due conti, a tutti gli effetti una violazione, ma se lo sanzionasse manderebbe per aria la stabilità economica dei colossi energetici tedeschi e austriaci. Di fatto la Russia ha interrotto le forniture di gas solo verso Polonia e Bulgaria, mentre le ha continuate verso gli compratori europei che avrebbero già pagato in rubli. E sono più dieci le compagnie energetiche che avrebbero già aperto conti in rubli. Secondo Bloomberg nell’elenco figurerebbe anche l’italiana Eni.

Il banchiere inglese Thomas Gresham teorizzava nel XVIesimo secolo che “la moneta cattiva scaccia quella buona”: Gresham si riferiva al fatto che le monete danneggiate venivano usate per gli scambi, mentre quelle nuove ed intonse venivano trattenute e tesaurizzate. Ovviamente a quei tempi circolavano solo monete di metallo. Oggi questa legge andrebbe ribaltata su quelle cartacee, e siccome l’euro è bloccato dai tanti limiti all’uso (limiti al contante e tracciabilità estrema) l’Europa rischia che il rublo, moneta ancorata all’oro, venga maggiormente usato negli scambi. Un fenomeno dovuto al fatto che le grandi società non statali hanno aderito al pagamento in rubli di gas e materie prime varie. Il rublo viene coniato anche in oro e con l’effige di Nicola, quindi è moneta concorrenziale a dollaro, sterlina e krugerrand. Così il rublo può agire sui mercati sia come moneta buona che viene tesaurizzata che come moneta cattiva che negli scambi scaccia l’euro. Una situazione, quella dei pagamenti, che può mandare a morte la politica monetaria europea, infrangendo la debole Unione europea. E’ bene ricordare che l’Europa è unita solo dalla politica monetaria, per tutto il resto va in ordine sparso. Soprattutto i mercati, e gli affari, camminano sulla moneta, ed oggi il rublo per contanti da garanzie di non tracciabilità superiori alle criptovalute. Ad usare i rubli sono oggi tutte le grandi società che non si fidano del sistema fiscale occidentale, e comunque fanno affari. A queste ultime si sono unite le compagnie energetiche (inclusa l’Eni). Compagnie energetiche tedesche, francesi, austriache ed ungheresi hanno già pagato il gas russo in rubli, violando sanzioni che di fatto sono elastiche e lasciano molti spazi operativi a trattative ed affari. Dopo aver studiato la tecnica degli austriaci, anche l’Eni s’appresta a pagare il gas in rubli.
Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che stabilisce il gas venga pagato esclusivamente in rubli (non più in euro o dollari) anche perché il consigliere economico del Cremlino ha evidenziato come euro e dollaro siano da anni monete deboli, virtuali e troppo tracciabili. Di fatto Putin ha dato una robusta spallata al sistema euro, che di fatto è l’unico collante che tiene debolmente in piedi la politica europea. Il rischio per i vertici di Ue e Bce non è visto nel fatto che venga acquistato il gas senza rispettare le sanzioni, bensì in una circolazione del rublo (e per contanti) nel mondo degli affari.
Va detto che, grazie ad un tecnicismo ammesso dall’Ue, Germania e Austria hanno potuto onorare i pagamenti in rubli e quindi rifornire di gas le proprie economie. L’alchimia in rubli è possibile, evitando sanzioni, perché fino alla firma del decreto da parte di Putin, i pagamenti avvenivano in euro su un conto della Gazprombank, istituto bancario russo che non può essere incluso nei sanzionabili. Così ad aprile, dopo il decreto di Putin, i Paesi europei hanno aperto due conti speciali presso la Gazprombank, e nelle due valute correnti euro e rublo. In questo modo, gli acquirenti hanno continuato a pagare in euro permettendo a Gazprombank di convertire la valuta nel prezzo del rublo del giorno di pagamento, trasferendo la conversione sul secondo conto. Uno stratagemma che può solo essere criticato dalla Commissione europea, ma non può essere né sanzionato né interrotto. Così la presidente della Commissione Ursula von der Leyen può solo criticare il sistema dei due conti, a tutti gli effetti una violazione, ma se lo sanzionasse manderebbe per aria la stabilità economica dei colossi energetici tedeschi e austriaci. Di fatto la Russia ha interrotto le forniture di gas solo verso Polonia e Bulgaria, mentre le ha continuate verso gli compratori europei che avrebbero già pagato in rubli. E sono più dieci le compagnie energetiche che avrebbero già aperto conti in rubli. Secondo Bloomberg nell’elenco figurerebbe anche l’italiana Eni.

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