Nel 2021 sono stati espulsi solo 456 detenuti stranieri

Il Sappe denuncia la scarsa collaborazione dei paesi interessati e il fallimento degli accordi bilaterali

Nel 2021 i detenuti stranieri espulsi a titolo di sanzione alternativa alla detenzione sono stati 456 (165 albanesi, 48 marocchini, 45 tunisini e 198 di altri Paesi)”. Un dato che secondo il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) evidenzia “il fallimento degli accordi bilaterali” tra il nostro e i Paesi con la più alta presenza loro cittadini nelle nostre carceri (Marocco, Romania, Nigeria, Albania, Tunisia), e che è indicativo del fatto che questi Stati “non vogliono il rientro in patria di migliaia e migliaia di loro connazionali con gravi precedenti penali”. A richiamare l’ attenzione su questo problema è Donato Capece, riconfermato segretario generale del Sappe, in occasione del settimo congresso del sindacato autonomo della polizia penitenziaria a Tivoli.

A Tivoli è intervenuto anche il parlamentare della Lega Jacopo Morrone, già sottosegretario alla Giustizia nel primo Governo Conte, che non ha fatto sconti sui ritardi ministeriali riguardo il dossier carceri. “Serve un confronto approfondito su un ventaglio di temi che vanno dalla riforma dell’organizzazione del ministero della Giustizia e del Corpo di Polizia penitenziaria, in termini di formazione e dotazioni, allo ‘scandalo’ delle Rems ancora insufficienti e alle ricadute negative in termini di sicurezza determinatesi con l’introduzione del regime a ‘celle aperte’ e della ‘sorveglianza dinamica’”.

Il Sappe denuncia la scarsa collaborazione dei paesi interessati e il fallimento degli accordi bilaterali

Nel 2021 i detenuti stranieri espulsi a titolo di sanzione alternativa alla detenzione sono stati 456 (165 albanesi, 48 marocchini, 45 tunisini e 198 di altri Paesi)”. Un dato che secondo il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) evidenzia “il fallimento degli accordi bilaterali” tra il nostro e i Paesi con la più alta presenza loro cittadini nelle nostre carceri (Marocco, Romania, Nigeria, Albania, Tunisia), e che è indicativo del fatto che questi Stati “non vogliono il rientro in patria di migliaia e migliaia di loro connazionali con gravi precedenti penali”. A richiamare l’ attenzione su questo problema è Donato Capece, riconfermato segretario generale del Sappe, in occasione del settimo congresso del sindacato autonomo della polizia penitenziaria a Tivoli.

A Tivoli è intervenuto anche il parlamentare della Lega Jacopo Morrone, già sottosegretario alla Giustizia nel primo Governo Conte, che non ha fatto sconti sui ritardi ministeriali riguardo il dossier carceri. “Serve un confronto approfondito su un ventaglio di temi che vanno dalla riforma dell’organizzazione del ministero della Giustizia e del Corpo di Polizia penitenziaria, in termini di formazione e dotazioni, allo ‘scandalo’ delle Rems ancora insufficienti e alle ricadute negative in termini di sicurezza determinatesi con l’introduzione del regime a ‘celle aperte’ e della ‘sorveglianza dinamica’”.

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