Nel dibattito politico sulle carceri a vincono le promesse sulle soluzioni

L’evasione dei sette detenuti dal carcere minorile Beccaria di Milano ha risvegliato gli spiriti dei politici che ora inneggiano al cambiamento del sistema penitenziario. Dalla maggioranza all’opposizione, si inseguono promesse e richieste di spiegazioni che si intersecano tra la discussione della Manovra in Senato e il decreto Sicurezza in cabina di regia. A seguito di questo episodio, si riapre il dibattito sulle condizioni delle carceri e degli istituti minorili su cui l’esecutivo, per voce del vicepremier Matteo Salvini, annuncia una nuova “messa in sicurezza”. Ma non solo, dal governo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha detto di aver chiesto al ministro degli esteri di impegnarsi affinché i detenuti stranieri scontino la pena nel paese di provenienza, così da risolvere il problema del sovraffollamento con un risparmio che permetterebbe di avere “soldi per costruire nuove carceri”. Soluzioni che da un lato sembrano campate in aria, mentre dall’altro ammiccano alla permanente campagna elettorale. Non che dall’opposizione si vedano segnali confortanti: il Pd con il deputato Andrea Casu ha chiesto alla Camera una informativa urgente del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso Beccaria e di seguito anche dall’Alleanza Verdi/Sinistra Italiana hanno chiesto di riferire in Parlamento sulla situazione delle carceri italiane. Senza considerare il contesto generale. Preme però, a questo punto, sottolineare un dato: nel 2022 in Italia si sono suicidati 79 detenuti. Di questi, 31 non erano stati condannati, ma erano in attesa del giudizio di primo grado. Di fatto, non nasce dal Beccaria la necessità di cambiare il sistema: è il sistema che da anni chiede di essere cambiato. Un appello di messa in sicurezza che però, fino ad oggi, è rimasto inascoltato.
L’evasione dei sette detenuti dal carcere minorile Beccaria di Milano ha risvegliato gli spiriti dei politici che ora inneggiano al cambiamento del sistema penitenziario. Dalla maggioranza all’opposizione, si inseguono promesse e richieste di spiegazioni che si intersecano tra la discussione della Manovra in Senato e il decreto Sicurezza in cabina di regia. A seguito di questo episodio, si riapre il dibattito sulle condizioni delle carceri e degli istituti minorili su cui l’esecutivo, per voce del vicepremier Matteo Salvini, annuncia una nuova “messa in sicurezza”. Ma non solo, dal governo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha detto di aver chiesto al ministro degli esteri di impegnarsi affinché i detenuti stranieri scontino la pena nel paese di provenienza, così da risolvere il problema del sovraffollamento con un risparmio che permetterebbe di avere “soldi per costruire nuove carceri”. Soluzioni che da un lato sembrano campate in aria, mentre dall’altro ammiccano alla permanente campagna elettorale. Non che dall’opposizione si vedano segnali confortanti: il Pd con il deputato Andrea Casu ha chiesto alla Camera una informativa urgente del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso Beccaria e di seguito anche dall’Alleanza Verdi/Sinistra Italiana hanno chiesto di riferire in Parlamento sulla situazione delle carceri italiane. Senza considerare il contesto generale. Preme però, a questo punto, sottolineare un dato: nel 2022 in Italia si sono suicidati 79 detenuti. Di questi, 31 non erano stati condannati, ma erano in attesa del giudizio di primo grado. Di fatto, non nasce dal Beccaria la necessità di cambiare il sistema: è il sistema che da anni chiede di essere cambiato. Un appello di messa in sicurezza che però, fino ad oggi, è rimasto inascoltato.
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