“Nella centrale di Zaporizhzhia oltre 30 mila chilogrammi di uranio e plutonio arricchito. Fateci entrare”

L’appello del direttore dell’Aiea Rafael Mariano Grossi a Russia e Ucraina per mettere in sicurezza la più grande centrale nucleare d’Europa.

“A Zaporizhzhia c’è una situazione molto particolare con una compresenza di operatori ucraini, che gestiscono l’impianto, che sono sotto l’autorità militare della potenza occupante: la Russia”. Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), non nasconde la propria preoccupazione per la messa in sicurezza della più grande centrale nucleare d’Europa. Gli stabilimenti, distanti oltre 100 chilometri dal centro della città sul fiume Dnepr, si trovano in una porzione di territorio sotto il controllo russo non lontano dalla linea del fronte. “Ci sono oltre 30 mila chilogrammi di uranio e plutonio arricchito e la Aiea non ha accesso all’impianto per verificare lo status di questo materiale” è la denuncia di Rafael Mariano Grossi.

L’Aiea si rivolge direttamente alle autorità di Mosca. “Siamo in contatto con gli esperti russi e il governo russo, che ha il controllo della centrale, e ho detto che devono garantire l’accesso ai nostri ispettori”, spiega Grossi. “Ho parlato poi con il presidente Zelensky e ho chiesto alle parti di poter organizzare una missione per verificare che sia tutto in ordine”. La preoccupazione nasce da possibili disaccordi tra esperti russi e ucraini. “Ci sono alcuni esperti russi che sono là. E’ quello che mi preoccupa, perché ci può essere il potenziale per disaccordi, per situazioni poco chiare, che potrebbero portare ad incidenti”. Nei primi giorni del conflitto la centrale era stata sfiorata dai combattimenti. “Nella notte tra il 3 e il 4 marzo abbiamo avuto azioni militari che si sono verificate a 200 metri da un reattore nucleare”, ricorda il direttore dell’Aiea. “Era impensabile, ma è accaduto. E siamo fortunati che l’integrità fisica dell’impianto, le parti nucleari, i reattori nucleari non siano stati colpiti”. 

Grossi spiega come lo stop agli ispettori dell’area non arrivi solo da Mosca. “Non è solo la Russia ma anche l’Ucraina che impedisce le attività che i nostri esperti devono condurre e in questo momento a Zaporizhzhia: senza questo lavoro non possiamo assicurare alla comunità internazionale cosa accade lì al materiale nucleare. Sia Mosca che Kiev insistono che il controllo della centrale venga eseguito sotto le rispettive bandiere, per entrambi il format politico è più importante che il lavoro tecnico che siamo chiamati a svolgere”. Quella per il controllo delle centrali nucleari dell’Ucraina è una guerra nella guerra, come dimostra nelle scorse settimane l’attenzione rivolta alla presenza russa a Chernobyl, tra le accuse di furto di centinaia di sostanze radioattive e le dichiarazioni di Zelensky che parlava di “mondo sull’orlo di una catastrofe nucleare”. La battaglia per il controllo del sud dell’Ucraina passa anche dalla centrale di Zaporizhzhia.

L’appello del direttore dell’Aiea Rafael Mariano Grossi a Russia e Ucraina per mettere in sicurezza la più grande centrale nucleare d’Europa.

“A Zaporizhzhia c’è una situazione molto particolare con una compresenza di operatori ucraini, che gestiscono l’impianto, che sono sotto l’autorità militare della potenza occupante: la Russia”. Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), non nasconde la propria preoccupazione per la messa in sicurezza della più grande centrale nucleare d’Europa. Gli stabilimenti, distanti oltre 100 chilometri dal centro della città sul fiume Dnepr, si trovano in una porzione di territorio sotto il controllo russo non lontano dalla linea del fronte. “Ci sono oltre 30 mila chilogrammi di uranio e plutonio arricchito e la Aiea non ha accesso all’impianto per verificare lo status di questo materiale” è la denuncia di Rafael Mariano Grossi.

L’Aiea si rivolge direttamente alle autorità di Mosca. “Siamo in contatto con gli esperti russi e il governo russo, che ha il controllo della centrale, e ho detto che devono garantire l’accesso ai nostri ispettori”, spiega Grossi. “Ho parlato poi con il presidente Zelensky e ho chiesto alle parti di poter organizzare una missione per verificare che sia tutto in ordine”. La preoccupazione nasce da possibili disaccordi tra esperti russi e ucraini. “Ci sono alcuni esperti russi che sono là. E’ quello che mi preoccupa, perché ci può essere il potenziale per disaccordi, per situazioni poco chiare, che potrebbero portare ad incidenti”. Nei primi giorni del conflitto la centrale era stata sfiorata dai combattimenti. “Nella notte tra il 3 e il 4 marzo abbiamo avuto azioni militari che si sono verificate a 200 metri da un reattore nucleare”, ricorda il direttore dell’Aiea. “Era impensabile, ma è accaduto. E siamo fortunati che l’integrità fisica dell’impianto, le parti nucleari, i reattori nucleari non siano stati colpiti”. 

Grossi spiega come lo stop agli ispettori dell’area non arrivi solo da Mosca. “Non è solo la Russia ma anche l’Ucraina che impedisce le attività che i nostri esperti devono condurre e in questo momento a Zaporizhzhia: senza questo lavoro non possiamo assicurare alla comunità internazionale cosa accade lì al materiale nucleare. Sia Mosca che Kiev insistono che il controllo della centrale venga eseguito sotto le rispettive bandiere, per entrambi il format politico è più importante che il lavoro tecnico che siamo chiamati a svolgere”. Quella per il controllo delle centrali nucleari dell’Ucraina è una guerra nella guerra, come dimostra nelle scorse settimane l’attenzione rivolta alla presenza russa a Chernobyl, tra le accuse di furto di centinaia di sostanze radioattive e le dichiarazioni di Zelensky che parlava di “mondo sull’orlo di una catastrofe nucleare”. La battaglia per il controllo del sud dell’Ucraina passa anche dalla centrale di Zaporizhzhia.

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