Nell’ultimo libro di Luigi Grassia Storie misconosciute di Casa Savoia

Nel bene e nel male dobbiamo riconoscere ai Savoia di essere riusciti ad avverare il sogno di un’Italia unita attraverso alleanze, matrimoni, spericolate “avventure” militari che hanno consentito l’allargamento dei territori da loro governati riuscendo altresì ad affermarsi a livello mondiale come la più importante dinastia italiana. Nel corso dei secoli, infatti, sono riusciti a rendere un piccolo Stato fondato nella Savoia da un feudatario borgognone una parte importante della storia d’Europa svolgendo un ruolo di primo piano nelle vicende politiche dell’Italia.

Nel suo ultimo libro “Savoia corsari e Re del Madacascar. Dieci scoop dagli archivi della dinastia” (Mimesis Edizioni, pag. 115, euro 12,00), il giornalista Luigi Grassia ricostruisce alcune pagine, note di fatto ai soli studiosi, della lunga e complessa storia della Dinastia attraverso vicende che hanno avuto come principali protagonisti uomini e donne di Casa Savoia, ricordate dalle cronache per fatti e situazioni, inseriti e analizzati nel contesto storico, al tempo legittimi, ma poco ortodossi ai nostri giorni. Pregio del libro è quello di essere incentrato su “quello che il pubblico dei non specialisti sa poco o niente” di eventi, pur presenti “in fonti edite e accreditate dalla storiografia” e nei “documenti degli Archivi di Stato di Torino e Cagliari”, che possono sembrare curiosi oltre che interessanti per una maggiore e forse più completa conoscenza della storia dei Savoia.

Nessuna delle informazioni riportate nelle pagine del libro (“vicende corsare, gialli storici, omicidi col veleno, principini sostituiti in culla, processi alle streghe, roghi e squartamenti, papi, antipapi e Massoneria”), avverte Luigi Grassia, “è una fake news; nessuna deriva da siti internet improponibili; tutte sono pubblicate in libri di storici accademici”. Più che provati sono il breve “papato” (dal 1439 al 1449) del duca Amedeo VIII eletto pontefice, col nome di Felice V, da un gruppo di teologi innovatori riuniti in Concilio a Basilea. Ritenuto un antipapa dal Papa di Roma Eugenio IV, fu scomunicato e, dopo le sue dimissioni da “papa”, nominato da Papa Niccolò V cardinale e legato pontificio. Così le scorrerie dei Savoia nel Mediterraneo come “corsari” o come Capi di uno Stato che avevano la facoltà di rilasciare a privati la “lettera di corsa”, una speciale autorizzazione ad armare una o più navi per assalire “lecitamente” navi mercantili di altri Stati con i quali erano in guerra. A Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, re di Sicilia e re di Sardegna, fu offerta la corona di re del Madascascar (rifiutata) in cambio di “lettere da corsa” da rilasciare ai “pirati”, che percorrevano i mari assalendo e depredando altre navi e paesi costieri, che avevano la loro base nell’isola e che intendevano essere “promossi” corsari per evitare la cattura da parte delle navi da guerra inglesi, francesi, olandesi che davano loro la caccia. Con il “ricorso” ai privati, gli Stati sopperivano temporaneamente all’esiguità delle loro forze navali permanenti. La “guerra da corsa” è stata vietata dalla Dichiarazione di Parigi del 16 aprile 1856 alla quale aderirono 35 Stati, esclusi Spagna, Messico e Stati Uniti. Vera è l’incoronazione nel 1459 nella Cattedrale di Santa Sofia a Nicosia di un Savoia, Luigi (o Ludovico) conte di Ginevra, a re di Cipro (sovranità esercitata per un anno), per aver sposato Carlotta di Lusignano erede effettiva del regno, e, di nome ma non di fatto, re di Gerusalemme e d’Armenia, titoli rimasti appannaggio della Dinastia. Come pure l’ascesa al trono di Bisanzio di Giovanna di Savoia. Altri fatti, testimoniati da documenti d’epoca e ricostruzioni di storici, ai quali cedettero molti contemporanei, avverte l’autore, non sono però “provati” con certezza come l’avvenuta sostituzione, per “garantire la continuità della dinastia”, del corpo di Vittorio Emanuele II, il re che ha unificato l’Italia, morto nell’incendio della sua culla, con quello di un figlio di un macellaio di Firenze; la morte per avvelenamento, su mandato della moglie e della madre, di Amedeo VII di Savoia, il Conte Rosso, e quella di Eugenio Maurizio, un principe di Savoia Carignano divenuto anche conte di Soissons, marito di Olimpia, una nipote del Cardinale Mazzarino, causata da una misteriosa malattia durante una campagna militare. Va riconosciuto ai Savoia, scrive Luigi Grassia, il merito di essere stati, senza grandi mezzi, “il tramite fra l’Italia e la storia mondiale, nei termini in cui quella storia si sviluppava ed è stata concepita, di epoca in epoca, nei tempi andati” perché hanno sempre cercato la “sovra-esposizione istituzionale, hanno sempre e comunque rivendicato un ruolo politico per se stessi” buttandosi “in tutte le guerre europee, anche quelle che non li riguardavano affatto, per potersi sedere di volta in volta ai tavoli della pace e contribuire a ridisegnare la carta geografica del continente e del mondo”. Riassumendo, conclude Luigi Grassia “Casa Savoia ha allineato nei secoli un’imperatrice di Bisanzio, un re di Cipro effettivo e una decina di re di Cipro-Gerusalemme-Armenia teorici, oltre a parecchi crociati illustri, fra cui il Conte Verde, e poi un principe Eugenio vincitore dei turchi nel Balcani, un’aspirante ri-conquistatore di Costantinopoli nella persona di Vittorio Emanuele II, e infine un re, Vittorio Emanuele III, che ha attaccato davvero la Turchia nei Dardanelli nel 1911” consentendo all’Italia di occupare, insieme alle truppe britanniche e francesi, Costantinopoli e di impadronirsi “con un colpo di mano ‘sic e simpliciter’ del Palazzo di Venezia che per secoli era stato sede diplomatica della Repubblica di Venezia nell’impero turco a Costantinopoli, con splendida vista sul Bosforo”.   

Vittorio Esposito

Nel bene e nel male dobbiamo riconoscere ai Savoia di essere riusciti ad avverare il sogno di un’Italia unita attraverso alleanze, matrimoni, spericolate “avventure” militari che hanno consentito l’allargamento dei territori da loro governati riuscendo altresì ad affermarsi a livello mondiale come la più importante dinastia italiana. Nel corso dei secoli, infatti, sono riusciti a rendere un piccolo Stato fondato nella Savoia da un feudatario borgognone una parte importante della storia d’Europa svolgendo un ruolo di primo piano nelle vicende politiche dell’Italia.

Nel suo ultimo libro “Savoia corsari e Re del Madacascar. Dieci scoop dagli archivi della dinastia” (Mimesis Edizioni, pag. 115, euro 12,00), il giornalista Luigi Grassia ricostruisce alcune pagine, note di fatto ai soli studiosi, della lunga e complessa storia della Dinastia attraverso vicende che hanno avuto come principali protagonisti uomini e donne di Casa Savoia, ricordate dalle cronache per fatti e situazioni, inseriti e analizzati nel contesto storico, al tempo legittimi, ma poco ortodossi ai nostri giorni. Pregio del libro è quello di essere incentrato su “quello che il pubblico dei non specialisti sa poco o niente” di eventi, pur presenti “in fonti edite e accreditate dalla storiografia” e nei “documenti degli Archivi di Stato di Torino e Cagliari”, che possono sembrare curiosi oltre che interessanti per una maggiore e forse più completa conoscenza della storia dei Savoia.

Nessuna delle informazioni riportate nelle pagine del libro (“vicende corsare, gialli storici, omicidi col veleno, principini sostituiti in culla, processi alle streghe, roghi e squartamenti, papi, antipapi e Massoneria”), avverte Luigi Grassia, “è una fake news; nessuna deriva da siti internet improponibili; tutte sono pubblicate in libri di storici accademici”. Più che provati sono il breve “papato” (dal 1439 al 1449) del duca Amedeo VIII eletto pontefice, col nome di Felice V, da un gruppo di teologi innovatori riuniti in Concilio a Basilea. Ritenuto un antipapa dal Papa di Roma Eugenio IV, fu scomunicato e, dopo le sue dimissioni da “papa”, nominato da Papa Niccolò V cardinale e legato pontificio. Così le scorrerie dei Savoia nel Mediterraneo come “corsari” o come Capi di uno Stato che avevano la facoltà di rilasciare a privati la “lettera di corsa”, una speciale autorizzazione ad armare una o più navi per assalire “lecitamente” navi mercantili di altri Stati con i quali erano in guerra. A Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, re di Sicilia e re di Sardegna, fu offerta la corona di re del Madascascar (rifiutata) in cambio di “lettere da corsa” da rilasciare ai “pirati”, che percorrevano i mari assalendo e depredando altre navi e paesi costieri, che avevano la loro base nell’isola e che intendevano essere “promossi” corsari per evitare la cattura da parte delle navi da guerra inglesi, francesi, olandesi che davano loro la caccia. Con il “ricorso” ai privati, gli Stati sopperivano temporaneamente all’esiguità delle loro forze navali permanenti. La “guerra da corsa” è stata vietata dalla Dichiarazione di Parigi del 16 aprile 1856 alla quale aderirono 35 Stati, esclusi Spagna, Messico e Stati Uniti. Vera è l’incoronazione nel 1459 nella Cattedrale di Santa Sofia a Nicosia di un Savoia, Luigi (o Ludovico) conte di Ginevra, a re di Cipro (sovranità esercitata per un anno), per aver sposato Carlotta di Lusignano erede effettiva del regno, e, di nome ma non di fatto, re di Gerusalemme e d’Armenia, titoli rimasti appannaggio della Dinastia. Come pure l’ascesa al trono di Bisanzio di Giovanna di Savoia. Altri fatti, testimoniati da documenti d’epoca e ricostruzioni di storici, ai quali cedettero molti contemporanei, avverte l’autore, non sono però “provati” con certezza come l’avvenuta sostituzione, per “garantire la continuità della dinastia”, del corpo di Vittorio Emanuele II, il re che ha unificato l’Italia, morto nell’incendio della sua culla, con quello di un figlio di un macellaio di Firenze; la morte per avvelenamento, su mandato della moglie e della madre, di Amedeo VII di Savoia, il Conte Rosso, e quella di Eugenio Maurizio, un principe di Savoia Carignano divenuto anche conte di Soissons, marito di Olimpia, una nipote del Cardinale Mazzarino, causata da una misteriosa malattia durante una campagna militare. Va riconosciuto ai Savoia, scrive Luigi Grassia, il merito di essere stati, senza grandi mezzi, “il tramite fra l’Italia e la storia mondiale, nei termini in cui quella storia si sviluppava ed è stata concepita, di epoca in epoca, nei tempi andati” perché hanno sempre cercato la “sovra-esposizione istituzionale, hanno sempre e comunque rivendicato un ruolo politico per se stessi” buttandosi “in tutte le guerre europee, anche quelle che non li riguardavano affatto, per potersi sedere di volta in volta ai tavoli della pace e contribuire a ridisegnare la carta geografica del continente e del mondo”. Riassumendo, conclude Luigi Grassia “Casa Savoia ha allineato nei secoli un’imperatrice di Bisanzio, un re di Cipro effettivo e una decina di re di Cipro-Gerusalemme-Armenia teorici, oltre a parecchi crociati illustri, fra cui il Conte Verde, e poi un principe Eugenio vincitore dei turchi nel Balcani, un’aspirante ri-conquistatore di Costantinopoli nella persona di Vittorio Emanuele II, e infine un re, Vittorio Emanuele III, che ha attaccato davvero la Turchia nei Dardanelli nel 1911” consentendo all’Italia di occupare, insieme alle truppe britanniche e francesi, Costantinopoli e di impadronirsi “con un colpo di mano ‘sic e simpliciter’ del Palazzo di Venezia che per secoli era stato sede diplomatica della Repubblica di Venezia nell’impero turco a Costantinopoli, con splendida vista sul Bosforo”.   

Vittorio Esposito

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