Nemesi grillina: da padroni della rete a vittime dei pirati del web

 

Eccola, la nemesi. Ma potremmo definirla tranquillamente anche ironia della sorte. E la sorte toccata al M5S è quella di avere assistito impotente alla violazione delle pagine facebook di diversi esponenti di spicco è apparsa la pubblicità alle criptovalute. Tra le vittime della pirateria informatica anche il leader Giuseppe Conte e Vito Claudio Crimi. La maggior parte dei profili nel mirino dell’aggressione tecnologica riguarda senatori grillini della passata legislatura: Gabriele Lanzi, Andrea Cioffi, Sergio Puglia, Gianni Girotto, Vincenzo Sant’Angelo, Giovanni Endrizzi e Stefania Ascari che, invece, è parlamentare in carica. Già, il danno e la beffa. Il primo è quello dell’immagine che ne esce tecnologicamente ridimensionata; il secondo attiene al fatto che è i 5S sono stari gli esegeti della rete, quelli che hanno o avrebbero voluto cambiare le sorti della democrazia diretta facendola lievitare in rete e non più nelle sezioni oppure dentro le segreterie dei partiti. Siì, erano stati i fondatori del ‘vaffa, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio a fare del digitale una sorta di totem che a loro avviso avrebbe dovuto rappresentare la svolta epocale non solo nella comunicazione dei partiti ma anche nell’organizzazione dei medesimi. Come dire: i cantori della rete che si ritorce contro, appunto, in una sorta di beffarda nemesi. E la rete da loro osannata è rimasta senza difese nei profili facebook di fronte all’irruzione dei pirati informatici. Tra le ipotesi della prima ora ci sarebbe quella del furto degli accessi di un social media manager che si occupa della pubblicazione del post, tramite uno stesso gestionale, sui molteplici profili. Così, diversi profili di parlamentari penta stellati si sono trasformati in cantori della pubblicità alle criptovalute e a Tinaba. Si tratta di una app, nata nel 2015, grazie al Fruppo Sartor e a Banca Profilo – come si legge su Open – attraverso la quale è possibile accedere a una serie di servizi bancari e finanziari. Tinaba – si legge ancora – consente di aprire un conto corrente totalmente digitale e offre anche una carta prepagata e sempre utilizzando sullo smartphone, con questa app è possibile effettuare pagamenti digitali, inviare denaro, condividere le spese con altri fruitori del servizio, creare salvadanai e avviare raccolte di fondi online. E sicuramente il movimento principe della rete sapeva che 533 milioni i profili facebook nel mondo sono stati violati dagli hacker anche se Zuckemberg aveva assicurato che il bug era stato debellato. L’Italia, tra l’altro, era stata uno tra i Paesi più colpiti con oltre 35 milioni di persone, in pratica più del 50 per cento della popolazione. Si tratta, per rimanere dentro le statistiche, del 90 per cento degli utenti italiani registrati alla piattaforma. I post sarebbero stati pubblicati in maniera simultanea ma i gestori li avrebbero già rimossi manualmente. Dunque, l’ennesimo episodio – al di là che la vittima sia stato il M5S – che ripropone il problema per certi versi sempre più inquietante del come garantire la rete dagli attacchi degli hacker e da tutte le insidie con cui deve fare i conti. “Importante – era il testo che si poteva leggere nella grafica diffusa sui social -. L’Italia segue il sentiero della introduzione delle criptovalute nella vita di ogni persona europea”. Intanto, sul fronte interno del Movimento di Conte non cvi sono ancora prese di posizione ufficiali quasi a minimizzare quanto è accaduto.

 

Eccola, la nemesi. Ma potremmo definirla tranquillamente anche ironia della sorte. E la sorte toccata al M5S è quella di avere assistito impotente alla violazione delle pagine facebook di diversi esponenti di spicco è apparsa la pubblicità alle criptovalute. Tra le vittime della pirateria informatica anche il leader Giuseppe Conte e Vito Claudio Crimi. La maggior parte dei profili nel mirino dell’aggressione tecnologica riguarda senatori grillini della passata legislatura: Gabriele Lanzi, Andrea Cioffi, Sergio Puglia, Gianni Girotto, Vincenzo Sant’Angelo, Giovanni Endrizzi e Stefania Ascari che, invece, è parlamentare in carica. Già, il danno e la beffa. Il primo è quello dell’immagine che ne esce tecnologicamente ridimensionata; il secondo attiene al fatto che è i 5S sono stari gli esegeti della rete, quelli che hanno o avrebbero voluto cambiare le sorti della democrazia diretta facendola lievitare in rete e non più nelle sezioni oppure dentro le segreterie dei partiti. Siì, erano stati i fondatori del ‘vaffa, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio a fare del digitale una sorta di totem che a loro avviso avrebbe dovuto rappresentare la svolta epocale non solo nella comunicazione dei partiti ma anche nell’organizzazione dei medesimi. Come dire: i cantori della rete che si ritorce contro, appunto, in una sorta di beffarda nemesi. E la rete da loro osannata è rimasta senza difese nei profili facebook di fronte all’irruzione dei pirati informatici. Tra le ipotesi della prima ora ci sarebbe quella del furto degli accessi di un social media manager che si occupa della pubblicazione del post, tramite uno stesso gestionale, sui molteplici profili. Così, diversi profili di parlamentari penta stellati si sono trasformati in cantori della pubblicità alle criptovalute e a Tinaba. Si tratta di una app, nata nel 2015, grazie al Fruppo Sartor e a Banca Profilo – come si legge su Open – attraverso la quale è possibile accedere a una serie di servizi bancari e finanziari. Tinaba – si legge ancora – consente di aprire un conto corrente totalmente digitale e offre anche una carta prepagata e sempre utilizzando sullo smartphone, con questa app è possibile effettuare pagamenti digitali, inviare denaro, condividere le spese con altri fruitori del servizio, creare salvadanai e avviare raccolte di fondi online. E sicuramente il movimento principe della rete sapeva che 533 milioni i profili facebook nel mondo sono stati violati dagli hacker anche se Zuckemberg aveva assicurato che il bug era stato debellato. L’Italia, tra l’altro, era stata uno tra i Paesi più colpiti con oltre 35 milioni di persone, in pratica più del 50 per cento della popolazione. Si tratta, per rimanere dentro le statistiche, del 90 per cento degli utenti italiani registrati alla piattaforma. I post sarebbero stati pubblicati in maniera simultanea ma i gestori li avrebbero già rimossi manualmente. Dunque, l’ennesimo episodio – al di là che la vittima sia stato il M5S – che ripropone il problema per certi versi sempre più inquietante del come garantire la rete dagli attacchi degli hacker e da tutte le insidie con cui deve fare i conti. “Importante – era il testo che si poteva leggere nella grafica diffusa sui social -. L’Italia segue il sentiero della introduzione delle criptovalute nella vita di ogni persona europea”. Intanto, sul fronte interno del Movimento di Conte non cvi sono ancora prese di posizione ufficiali quasi a minimizzare quanto è accaduto.
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