NEUROLETTA SCAPPO IN EUROPA ANZI NO

 

Ho un amico che cambia idea di continuo. Non si sa cosa voglia nella vita. I maligni parlano di disturbo bipolare, ovvero quando si alternano periodi di depressione ad altri di euforia. Qualcun altro, invece, ritiene che siamo di fronte al classico adolescente che non sa cosa vuole fare da grande. Una cosa è certa, interpretare Enrico da Pisa o da Parigi è difficile, quasi impossibile, anche per chi lo conosce bene. Quanto accaduto, nella giornata di ieri, è la prova di ciò. Letta, in un primo momento, sussurra a qualche vecchio compagno cronista di volersene andare a Bruxelles, di voler finalmente lasciar le macerie del Nazareno per trovare fortuna altrove. Una manna caduta dal cielo per tanti militanti, che dopo la Caporetto del 25 settembre, auspicavano finalmente “la liberazione” dal responsabile della debacle settembrina. Il problema, però, che lo scoop dura solo qualche ora. Lo stesso segretario al posto di salutare i cronisti, nell’ultima direzione, smentisce le dicerie e afferma: “La mia candidatura alle elezioni europee non esiste e non esisterà”. Basta d’altronde, il triste annuncio, come lo ha definito qualcuno, a far tornare le divisioni di sempre. L’assise viene rinviata di qualche ora e le primarie agitano le acque. Il governatore Stefano Bonaccini, d’altronde, difende il popolo dei circoli, quello delle tessere, mentre la sua vice Elly Schlein vuole scimmiottare il Movimento per allargare la platea e riaprire così una partita, che, secondo i sondaggi, è già chiusa da qualche mese. La verità è una soltanto: le mozioni saranno le medesime. Non si intravede alcuna forma di cambiamento. Serracchiani, Malpezzi e i soliti noti possono dormire sogni tranquilli. Il segretario resterà fino al novantesimo a tutelare ogni poltrona. Non c’è sconfitta che tenga. Lo stesso congresso sarà rinviato di una settimana per garantire qualche ora a chi deve studiare il modo migliore per riciclarsi. Le squadra a sostegno dei candidati, d’altronde, non esclude nessuno dei “capetti” di sempre. Ogni corrente sarà garantita. Le truppe vengono divise scientificamente, vedi casi Boccia e Picierno, per non lasciare a terra nessuno. Esiste un piano per far salire ogni capretto o capretta sul carro del vincitore. La difficoltà, però, sarà far comprendere al popolo, alla base, la strategia di un segretario, il quale, secondo i più, parla un linguaggio incomprensibile. Non ci sono neuroni che tengano per comprendere lo “Psyco” del Nazareno. A rivelarlo, d’altronde, è lo stesso designato successore di Enrico, Stefano Bonaccini, che avverte la platea dem: “Rischiamo di essere individuati come marziani”. Tutto ciò, però, non interessa al gotha degli scientologist, la cui unica paura è il ritorno di Matteo, l’inventore dello “stai sereno”. Enrico, inoltre, stavolta, non intende rischiare la nulla. Lasciare la politica potrebbe essere una strada senza ritorno. Le porte girevoli, dopo lo scandalo Qatargate, sono finite nel mirino. Detto ciò, in Europa non viene garantito nessuno. Ripetere l’impresa riuscita a Sassoli è come trovare un ago in un pagliaio. Enrico non si fida dei socialisti, che pur vincendo, non è detto che che garantiscano la presidenza a chi ha il talento verso le debacle. Non esiste angolo del continente, dove non sia arrivato il seguente messaggio: “dove va Letta si perde”. A dirlo i numeri. Il partito è sotto il 14 per cento, percentuali mai sperate prima dell’arrivo dalla Francia del docente illuminato.

 

Ho un amico che cambia idea di continuo. Non si sa cosa voglia nella vita. I maligni parlano di disturbo bipolare, ovvero quando si alternano periodi di depressione ad altri di euforia. Qualcun altro, invece, ritiene che siamo di fronte al classico adolescente che non sa cosa vuole fare da grande. Una cosa è certa, interpretare Enrico da Pisa o da Parigi è difficile, quasi impossibile, anche per chi lo conosce bene. Quanto accaduto, nella giornata di ieri, è la prova di ciò. Letta, in un primo momento, sussurra a qualche vecchio compagno cronista di volersene andare a Bruxelles, di voler finalmente lasciar le macerie del Nazareno per trovare fortuna altrove. Una manna caduta dal cielo per tanti militanti, che dopo la Caporetto del 25 settembre, auspicavano finalmente “la liberazione” dal responsabile della debacle settembrina. Il problema, però, che lo scoop dura solo qualche ora. Lo stesso segretario al posto di salutare i cronisti, nell’ultima direzione, smentisce le dicerie e afferma: “La mia candidatura alle elezioni europee non esiste e non esisterà”. Basta d’altronde, il triste annuncio, come lo ha definito qualcuno, a far tornare le divisioni di sempre. L’assise viene rinviata di qualche ora e le primarie agitano le acque. Il governatore Stefano Bonaccini, d’altronde, difende il popolo dei circoli, quello delle tessere, mentre la sua vice Elly Schlein vuole scimmiottare il Movimento per allargare la platea e riaprire così una partita, che, secondo i sondaggi, è già chiusa da qualche mese. La verità è una soltanto: le mozioni saranno le medesime. Non si intravede alcuna forma di cambiamento. Serracchiani, Malpezzi e i soliti noti possono dormire sogni tranquilli. Il segretario resterà fino al novantesimo a tutelare ogni poltrona. Non c’è sconfitta che tenga. Lo stesso congresso sarà rinviato di una settimana per garantire qualche ora a chi deve studiare il modo migliore per riciclarsi. Le squadra a sostegno dei candidati, d’altronde, non esclude nessuno dei “capetti” di sempre. Ogni corrente sarà garantita. Le truppe vengono divise scientificamente, vedi casi Boccia e Picierno, per non lasciare a terra nessuno. Esiste un piano per far salire ogni capretto o capretta sul carro del vincitore. La difficoltà, però, sarà far comprendere al popolo, alla base, la strategia di un segretario, il quale, secondo i più, parla un linguaggio incomprensibile. Non ci sono neuroni che tengano per comprendere lo “Psyco” del Nazareno. A rivelarlo, d’altronde, è lo stesso designato successore di Enrico, Stefano Bonaccini, che avverte la platea dem: “Rischiamo di essere individuati come marziani”. Tutto ciò, però, non interessa al gotha degli scientologist, la cui unica paura è il ritorno di Matteo, l’inventore dello “stai sereno”. Enrico, inoltre, stavolta, non intende rischiare la nulla. Lasciare la politica potrebbe essere una strada senza ritorno. Le porte girevoli, dopo lo scandalo Qatargate, sono finite nel mirino. Detto ciò, in Europa non viene garantito nessuno. Ripetere l’impresa riuscita a Sassoli è come trovare un ago in un pagliaio. Enrico non si fida dei socialisti, che pur vincendo, non è detto che che garantiscano la presidenza a chi ha il talento verso le debacle. Non esiste angolo del continente, dove non sia arrivato il seguente messaggio: “dove va Letta si perde”. A dirlo i numeri. Il partito è sotto il 14 per cento, percentuali mai sperate prima dell’arrivo dalla Francia del docente illuminato.
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