Nico Vascellari, l’artista sciamano

 Di lui Marina Abramovic, la “grandmother della performance art”, ha detto: “è il miglior artista italiano della nuova generazione, il numero uno”. Lui è Nico Vascellari, artista poliedrico di fama internazionale, performer, cantante underground, scultore, pittore, produttore, che proprio la Abramovic, entusiasta dei suoi lavori, premiò nel 2005 al Festival Internazionale della Performance di Trento per l’opera  “Nico and the Vascellaris”. Veneto, classe ’76, Vascellari comunica  fondamentalmente attraverso il linguaggio performativo, il video, l’installazione, secondo una sua personalissima e suggestiva “teoria dell’evoluzione”  che sul cambiare, rigenerarsi, essere sempre in movimento  poggia i suoi cardini espressivi. Sullo sfondo urlano sempre  sonorità digitali hardcore, punk e noise, distorte e dissonanti, che coinvolgono potentemente il  pubblico presente e che derivano dalle  sue esperienze come musicista. Perché in Vascellari tutto comincia con la musica. “Ho cominciato a suonare da adolescente – dice l’artista –  e la musica per me era non solo passione  ma una forma di attivismo politico e sociale……ciò che mi interessava di più era la fisicità dei concerti, l’idea  che il movimento potesse avere una ripercussione sul suono e sul pubblico”.  E già in uno dei  suoi primi video, Untitled song del 2004, protagonista assoluto è il suono metallico di pezzi di una batteria  che  rotolano dalla cima di una montagna  sbattendo contro alberi, sassi e cespugli di un bosco  per poi fracassarsi  producendo un ritmo  magico e discontinuo non privo di una sua magnetica armonia,  in un percorso emozionante e liberatorio : “per me stesso – precisa Vascellari – creo spesso delle regole che mi impongano di perdere il controllo”.

Musica ma non solo: i codici linguistici  di Vascellari spaziano infatti  dalla fotografia al disegno, dal corpo al video, dalla scultura al collage per una ricerca spasmodica e poliedrica  che prevede sempre uno spazio espositivo, un pubblico  ed una quota imponderabile di improvvisazione e dirompente creatività capace di graffiare e stupire, di commuovere ed allarmare.  Come avviene  in “Revenge”, installazione site specific esposta alla Biennale di Venezia del 2007 e recentemente riallestita al MAXXI di Roma, una body performance  in cui Nico completamente vestito di bianco  si cala con una cima  dalla sommità di una parete di legno verniciato e combusto  alta sette metri intessuta di amplificatori di forme e dimensioni diverse che rimandano puro rumore ad alto volume.               Giunto sul pubblico, l’artista dà il via ad una performance sonora e fisica , ballando ed urlando, precipitandosi in terra, circondato da inquietanti figure incappucciate che gli sostengono il microfono trascinandone il filo appresso alle sue frenetiche movenze, a definire  una serie di azioni corali disseminate in aree e livelli diversi dello spazio espositivo fino al sottosuolo, con gli spettatori parte attiva della performance stessa. E’ questo il fare artistico di Vascellari, capace di creare nel pubblico presente un morboso disagio, una contagiosa inquietudine, una palpabile insofferenza che si esprimono in reazioni libere ed incontrollate; a questo scopo la stessa performance   non viene mai ideata completamente prima di essere realizzata ma risulta come  un’ entità in continua e  pulsante espansione che provoca ed eccita. Chiosa il critico d’arte Ludovico Pratesi: “La ricetta di Vascellari è quella di mescolare musica e arte, scultura e performance in un unico grande happening, all’insegna dell’imprevedibilità. Ed è proprio quest’ultima il codice espressivo che caratterizza la ricerca dell’artista, spesso incentrata sulla dimensione tribale e selvaggia di performance che assumono l’aspetto e l’atmosfera di riti ancestrali, dove musica, gestualità, energia vitale e azioni diventano ingredienti esplosivi per dare vita ad esperienze totali ed avvolgenti.”, L’onnipresente dimensione sonora diventa così per Vascellari una sorta di  tramite  per canalizzare nell’intervento artistico forze ed energie capaci di  sconvolgere  l’ordine delle cose secondo modalità e percorsi che lo stesso artista non conosce e non controlla – o forse non vuole controllare – appieno, per una ricerca totale che attinge  dall’antropologia e dal folklore, unendo un profondo e personale legame con la natura alle contaminazioni con l’amata scena alternativa underground. Il tutto all’insegna – e per effetto verrebbe da dire –  di un’assente formazione accademica che Vascellari non nega né nasconde anzi quasi se ne fa vanto, come se non aver  studiato in Accademia  sia stato un punto di partenza  essenziale per il suo lavoro che in questo modo godrebbe di una maggiore libertà espressiva:  “non trasgredisco – dice – perché non conosco e non riconosco regole”. Energico e vitale, geniale e sregolato (ma forse solo in apparenza), Nico, mantiene sempre comunque uno stretto rapporto con i luoghi d’origine e con la sua sfera privata. Nella performance  “Nico and the Vascellaris”, quella premiata dalla Abramovic per intenderci, porta in scena lo scontro generazionale, i conflitti e l’incomunicabilità in seno alla famiglia, indagandone la dinamica cacofonica: “Mio padre e mia madre – dice l’artista – reggevano una pesante asse di legno sotto la quale io cantavo un brano la cui base musicale è stata realizzata con la loro collaborazione. Mia sorella mi stava al fianco, aveva una scritta al neon con il titolo del lavoro”. Volevo parlare, attraverso la specificità della mia famiglia di una dinamica universale.

E’questo in definitiva Nico Vascellari, inesauribile artista-sciamano, immaginifico performer, camaleontico creatore di progetti straordinari, che ha fatto del suo mondo l’arte, della sua amata natura un’esperienza mistica ed estetica, della sua musica un’ispirazione di vita. Ha portato le sue installazioni nei più importanti musei del mondo, le sue grida hanno riempito Festival e Gallerie d’arte, le sue movenze impressionato spettatori  imbarazzati ed entusiasmato il sistema arte, la sua poetica riassunto la fascinazione per i rituali, lo spiritualismo, le cerimonie del culto. In una stupefacente e  continua  osmosi tra arte e vita.

Maria Giulia Gemelli

 Di lui Marina Abramovic, la “grandmother della performance art”, ha detto: “è il miglior artista italiano della nuova generazione, il numero uno”. Lui è Nico Vascellari, artista poliedrico di fama internazionale, performer, cantante underground, scultore, pittore, produttore, che proprio la Abramovic, entusiasta dei suoi lavori, premiò nel 2005 al Festival Internazionale della Performance di Trento per l’opera  “Nico and the Vascellaris”. Veneto, classe ’76, Vascellari comunica  fondamentalmente attraverso il linguaggio performativo, il video, l’installazione, secondo una sua personalissima e suggestiva “teoria dell’evoluzione”  che sul cambiare, rigenerarsi, essere sempre in movimento  poggia i suoi cardini espressivi. Sullo sfondo urlano sempre  sonorità digitali hardcore, punk e noise, distorte e dissonanti, che coinvolgono potentemente il  pubblico presente e che derivano dalle  sue esperienze come musicista. Perché in Vascellari tutto comincia con la musica. “Ho cominciato a suonare da adolescente – dice l’artista –  e la musica per me era non solo passione  ma una forma di attivismo politico e sociale……ciò che mi interessava di più era la fisicità dei concerti, l’idea  che il movimento potesse avere una ripercussione sul suono e sul pubblico”.  E già in uno dei  suoi primi video, Untitled song del 2004, protagonista assoluto è il suono metallico di pezzi di una batteria  che  rotolano dalla cima di una montagna  sbattendo contro alberi, sassi e cespugli di un bosco  per poi fracassarsi  producendo un ritmo  magico e discontinuo non privo di una sua magnetica armonia,  in un percorso emozionante e liberatorio : “per me stesso – precisa Vascellari – creo spesso delle regole che mi impongano di perdere il controllo”.

Musica ma non solo: i codici linguistici  di Vascellari spaziano infatti  dalla fotografia al disegno, dal corpo al video, dalla scultura al collage per una ricerca spasmodica e poliedrica  che prevede sempre uno spazio espositivo, un pubblico  ed una quota imponderabile di improvvisazione e dirompente creatività capace di graffiare e stupire, di commuovere ed allarmare.  Come avviene  in “Revenge”, installazione site specific esposta alla Biennale di Venezia del 2007 e recentemente riallestita al MAXXI di Roma, una body performance  in cui Nico completamente vestito di bianco  si cala con una cima  dalla sommità di una parete di legno verniciato e combusto  alta sette metri intessuta di amplificatori di forme e dimensioni diverse che rimandano puro rumore ad alto volume.               Giunto sul pubblico, l’artista dà il via ad una performance sonora e fisica , ballando ed urlando, precipitandosi in terra, circondato da inquietanti figure incappucciate che gli sostengono il microfono trascinandone il filo appresso alle sue frenetiche movenze, a definire  una serie di azioni corali disseminate in aree e livelli diversi dello spazio espositivo fino al sottosuolo, con gli spettatori parte attiva della performance stessa. E’ questo il fare artistico di Vascellari, capace di creare nel pubblico presente un morboso disagio, una contagiosa inquietudine, una palpabile insofferenza che si esprimono in reazioni libere ed incontrollate; a questo scopo la stessa performance   non viene mai ideata completamente prima di essere realizzata ma risulta come  un’ entità in continua e  pulsante espansione che provoca ed eccita. Chiosa il critico d’arte Ludovico Pratesi: “La ricetta di Vascellari è quella di mescolare musica e arte, scultura e performance in un unico grande happening, all’insegna dell’imprevedibilità. Ed è proprio quest’ultima il codice espressivo che caratterizza la ricerca dell’artista, spesso incentrata sulla dimensione tribale e selvaggia di performance che assumono l’aspetto e l’atmosfera di riti ancestrali, dove musica, gestualità, energia vitale e azioni diventano ingredienti esplosivi per dare vita ad esperienze totali ed avvolgenti.”, L’onnipresente dimensione sonora diventa così per Vascellari una sorta di  tramite  per canalizzare nell’intervento artistico forze ed energie capaci di  sconvolgere  l’ordine delle cose secondo modalità e percorsi che lo stesso artista non conosce e non controlla – o forse non vuole controllare – appieno, per una ricerca totale che attinge  dall’antropologia e dal folklore, unendo un profondo e personale legame con la natura alle contaminazioni con l’amata scena alternativa underground. Il tutto all’insegna – e per effetto verrebbe da dire –  di un’assente formazione accademica che Vascellari non nega né nasconde anzi quasi se ne fa vanto, come se non aver  studiato in Accademia  sia stato un punto di partenza  essenziale per il suo lavoro che in questo modo godrebbe di una maggiore libertà espressiva:  “non trasgredisco – dice – perché non conosco e non riconosco regole”. Energico e vitale, geniale e sregolato (ma forse solo in apparenza), Nico, mantiene sempre comunque uno stretto rapporto con i luoghi d’origine e con la sua sfera privata. Nella performance  “Nico and the Vascellaris”, quella premiata dalla Abramovic per intenderci, porta in scena lo scontro generazionale, i conflitti e l’incomunicabilità in seno alla famiglia, indagandone la dinamica cacofonica: “Mio padre e mia madre – dice l’artista – reggevano una pesante asse di legno sotto la quale io cantavo un brano la cui base musicale è stata realizzata con la loro collaborazione. Mia sorella mi stava al fianco, aveva una scritta al neon con il titolo del lavoro”. Volevo parlare, attraverso la specificità della mia famiglia di una dinamica universale.

E’questo in definitiva Nico Vascellari, inesauribile artista-sciamano, immaginifico performer, camaleontico creatore di progetti straordinari, che ha fatto del suo mondo l’arte, della sua amata natura un’esperienza mistica ed estetica, della sua musica un’ispirazione di vita. Ha portato le sue installazioni nei più importanti musei del mondo, le sue grida hanno riempito Festival e Gallerie d’arte, le sue movenze impressionato spettatori  imbarazzati ed entusiasmato il sistema arte, la sua poetica riassunto la fascinazione per i rituali, lo spiritualismo, le cerimonie del culto. In una stupefacente e  continua  osmosi tra arte e vita.

Maria Giulia Gemelli

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