Niente poliziotti gay al Pride di Bologna: ecco perché

Esclusa dall'evento Polis Aperta, associazione Lgbt di agenti e forze armate

Polis Aperta, associazione Lgbt di lavoratori delle forze di polizia e delle forze armate, avrebbe voluto prendere parte al Gay Pride che si terrà sabato prossimo a Bologna. Tuttavia non le sarà possibile. Le ragioni le ha rese note Rivolta Pride, ovvero l’organizzazione dell’evento: “La nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di critica aperta alle forze dell’ordine come istituzione, e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista”.

“Quello che mi ha fatto più male è stato sentirmi rispondere che non era importante fossi trans perché prima di tutto sono un poliziotto”, racconta a LaPresse Alessio Avellino, 26enne transgender presidente di Polis Aperta. “Ci stiamo organizzando internamente per la partecipazione – chiarisce Avellino – perché ci è arrivata tantissima solidarietà, tante mail, e abbiamo capito che è la situazione è ristretta a piccolo un gruppo di persone tra gli organizzatori che ha direzionato questo evento”. Solidarietà a Polis Aperta da parte di Fabrizio Marrazzo, portavoce partito GayLgbt+, Solidale, Ambientalista, Liberale: “Il Pride non è di chi lo organizza ma è patrimonio di tutti, io stesso da quando ho organizzato il Pride di Roma del 2010 mi sono scontrato con associazioni ed attivisti Lgbt+ che non volevano associazioni di militari o non di sinistra Lgbt+, ed allora come oggi reputo sbagliate tali scelte, perché la comunità Lgbt+ è varia ed è presente in tutti gli ambienti e nessuno di noi può o deve escludere nessun membro che si riconosca nei valori del Pride”.

Polis Aperta, associazione Lgbt di lavoratori delle forze di polizia e delle forze armate, avrebbe voluto prendere parte al Gay Pride che si terrà sabato prossimo a Bologna. Tuttavia non le sarà possibile. Le ragioni le ha rese note Rivolta Pride, ovvero l’organizzazione dell’evento: “La nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di critica aperta alle forze dell’ordine come istituzione, e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista”.

“Quello che mi ha fatto più male è stato sentirmi rispondere che non era importante fossi trans perché prima di tutto sono un poliziotto”, racconta a LaPresse Alessio Avellino, 26enne transgender presidente di Polis Aperta. “Ci stiamo organizzando internamente per la partecipazione – chiarisce Avellino – perché ci è arrivata tantissima solidarietà, tante mail, e abbiamo capito che è la situazione è ristretta a piccolo un gruppo di persone tra gli organizzatori che ha direzionato questo evento”. Solidarietà a Polis Aperta da parte di Fabrizio Marrazzo, portavoce partito GayLgbt+, Solidale, Ambientalista, Liberale: “Il Pride non è di chi lo organizza ma è patrimonio di tutti, io stesso da quando ho organizzato il Pride di Roma del 2010 mi sono scontrato con associazioni ed attivisti Lgbt+ che non volevano associazioni di militari o non di sinistra Lgbt+, ed allora come oggi reputo sbagliate tali scelte, perché la comunità Lgbt+ è varia ed è presente in tutti gli ambienti e nessuno di noi può o deve escludere nessun membro che si riconosca nei valori del Pride”.

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