Nigeria: nuova strage dell’odio anti-cristiano


Almeno cinquanta vittime di un attacco in chiesa nel sud del Paese. Indiziati i pastori Fulani, che insieme a Boko Haram alimentano l’atroce persecuzione religiosa di questa area

Torna a scorrere il sangue dei cristiani. L’ennesima strage in odio alla fede è avvenuta a Owo, nella Stato di Ondo, in Nigeria. Un gruppo armato ha sferrato un attacco all’interno della chiesa di San Francesco durante la Messa della domenica. Il bilancio è di almeno una cinquantina di vittime, tra cui diverse donne e diversi bambini.

La Nigeria è da più di dieci anni teatro di inaudite violenze nei confronti dei cristiani. La maggior parte degli episodi ha coinvolto la parte settentrionale del più popoloso Paese africano (190 milioni di abitanti), dove operano i miliziani islamici di Boko Haram. La zona di Owo si trova invece al sud, in un quadrante lontano da quello che è considerato l’epicentro delle violenze. Il governatore della città, Oluwarotimi Akeredolu, ha ricordato che finora questo territorio aveva “goduto di relativa pace”.

L’attacco di ieri ha dunque allargato la macchia del terrore anti-cristiano che opprime la Nigeria. Finora non sono giunte rivendicazioni, ma un’organizzazione locale che rappresenta gli interessi della locale etnia Yoruba ha puntato l’indice verso i pastori Fulani, nomadi di confessione islamica sunnita. Dagli anni Settanta questa popolazione ha iniziato a sentirsi minacciata per via di una legislazione per garantire percorsi di transumanza specifici che garantiscano la tutela delle coltivazioni. Così i Fulani hanno maturato una crescente aggressività verso lo Stato e gli agricoltori, questi ultimi spesso di confessione cristiana. Ad aggravare la crisi, la radicalizzazione della connotazione religiosa islamica. Ma non solo. Secondo alcuni osservatori internazionali, avrebbe contribuito anche il cambiamento climatico e la desertificazione di parte della Nigeria, motivo che sta spingendo i pastori a cercare foraggio per il bestiame sempre più a sud, a discapito dei campi degli agricoltori.

La Nigeria è oggi il cuore, insieme all’area subsahariana dell’Africa, della persecuzione ai danni dei cristiani, spiega all’Adnkronos Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). “La cronaca quotidiana racconta di massacri, rapimenti ai danni di appartenenti al clero e uccisioni indiscriminate”, prosegue. Monteduro conferma che i persecutori sono diversi: “Le organizzazioni terroristiche, da Boko Haram alle realtà affiliate allo Stato islamico che operano innanzitutto nel nord della Nigeria, in modo particolare nello Stato del Borno, e poi ci sono i pastori Fulani che, pur mettendo al centro la conquista di territori per i loro allevamenti di bestiame, troppo spesso si rendono protagonisti di assalti a villaggi abitati prevalentemente da cristiani”. Monteduro muove una dura critica nei confronti delle istituzioni nigeriane le quali, afferma, “nonostante i ripetuti appelli, sollecitazioni della Chiesa cattolica nigeriana e di tante realtà sovranazionali del mondo, non agiscono fattivamente contro questi terroristi e criminali”.

Ieri era circolata voce che nel corso dell’attacco fosse stato rapito un sacerdote. Ma dal Vaticano sono giunte smentite. La Santa Sede ha inoltre fatto sapere che Papa Francesco, non appena informato dell’attacco alla chiesa durante la celebrazione della Pentecoste, ha pregato “per le vittime e per il Paese, dolorosamente colpiti in un momento di festa”, e ha affidato “entrambi al Signore, perché invii il Suo Spirito a consolarli”. L’eco della strage si è propagata anche tra i politici italiani: al coro di indignazione si sono uniti il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e la presidente della commissione Esteri del Senato Stefania Craxi, nonché Salvini, Meloni, Letta, Tajani, Renzi, Sensi, Lupi. Tutti auspicano azioni decise per fermare i massacri.


Almeno cinquanta vittime di un attacco in chiesa nel sud del Paese. Indiziati i pastori Fulani, che insieme a Boko Haram alimentano l’atroce persecuzione religiosa di questa area

Torna a scorrere il sangue dei cristiani. L’ennesima strage in odio alla fede è avvenuta a Owo, nella Stato di Ondo, in Nigeria. Un gruppo armato ha sferrato un attacco all’interno della chiesa di San Francesco durante la Messa della domenica. Il bilancio è di almeno una cinquantina di vittime, tra cui diverse donne e diversi bambini.

La Nigeria è da più di dieci anni teatro di inaudite violenze nei confronti dei cristiani. La maggior parte degli episodi ha coinvolto la parte settentrionale del più popoloso Paese africano (190 milioni di abitanti), dove operano i miliziani islamici di Boko Haram. La zona di Owo si trova invece al sud, in un quadrante lontano da quello che è considerato l’epicentro delle violenze. Il governatore della città, Oluwarotimi Akeredolu, ha ricordato che finora questo territorio aveva “goduto di relativa pace”.

L’attacco di ieri ha dunque allargato la macchia del terrore anti-cristiano che opprime la Nigeria. Finora non sono giunte rivendicazioni, ma un’organizzazione locale che rappresenta gli interessi della locale etnia Yoruba ha puntato l’indice verso i pastori Fulani, nomadi di confessione islamica sunnita. Dagli anni Settanta questa popolazione ha iniziato a sentirsi minacciata per via di una legislazione per garantire percorsi di transumanza specifici che garantiscano la tutela delle coltivazioni. Così i Fulani hanno maturato una crescente aggressività verso lo Stato e gli agricoltori, questi ultimi spesso di confessione cristiana. Ad aggravare la crisi, la radicalizzazione della connotazione religiosa islamica. Ma non solo. Secondo alcuni osservatori internazionali, avrebbe contribuito anche il cambiamento climatico e la desertificazione di parte della Nigeria, motivo che sta spingendo i pastori a cercare foraggio per il bestiame sempre più a sud, a discapito dei campi degli agricoltori.

La Nigeria è oggi il cuore, insieme all’area subsahariana dell’Africa, della persecuzione ai danni dei cristiani, spiega all’Adnkronos Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). “La cronaca quotidiana racconta di massacri, rapimenti ai danni di appartenenti al clero e uccisioni indiscriminate”, prosegue. Monteduro conferma che i persecutori sono diversi: “Le organizzazioni terroristiche, da Boko Haram alle realtà affiliate allo Stato islamico che operano innanzitutto nel nord della Nigeria, in modo particolare nello Stato del Borno, e poi ci sono i pastori Fulani che, pur mettendo al centro la conquista di territori per i loro allevamenti di bestiame, troppo spesso si rendono protagonisti di assalti a villaggi abitati prevalentemente da cristiani”. Monteduro muove una dura critica nei confronti delle istituzioni nigeriane le quali, afferma, “nonostante i ripetuti appelli, sollecitazioni della Chiesa cattolica nigeriana e di tante realtà sovranazionali del mondo, non agiscono fattivamente contro questi terroristi e criminali”.

Ieri era circolata voce che nel corso dell’attacco fosse stato rapito un sacerdote. Ma dal Vaticano sono giunte smentite. La Santa Sede ha inoltre fatto sapere che Papa Francesco, non appena informato dell’attacco alla chiesa durante la celebrazione della Pentecoste, ha pregato “per le vittime e per il Paese, dolorosamente colpiti in un momento di festa”, e ha affidato “entrambi al Signore, perché invii il Suo Spirito a consolarli”. L’eco della strage si è propagata anche tra i politici italiani: al coro di indignazione si sono uniti il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e la presidente della commissione Esteri del Senato Stefania Craxi, nonché Salvini, Meloni, Letta, Tajani, Renzi, Sensi, Lupi. Tutti auspicano azioni decise per fermare i massacri.

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