Politica

NO DI MELONI AD UN MATTARELLA BIS. PERCHÈ?

di Redazione -

La leader di Fratelli d√?Italia Giorgia Meloni, Roma, 1 ottobre 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI


Chi l’avrebbe mai detto a Giorgia Meloni, solo un paio di anni fa, che una sua dichiarazione sarebbe andata con grande evidenza sulle prime pagine dei giornali. Eppure… E’ la politica! Il presidente di Fratelli d’Italia è stata la prima fra i segretari politici ad annunciare due decisioni, peraltro nell’aria ma non ancora ufficializzate: un secco “no” ad una riconferma di Mattarella ed elezioni politiche in primavera. Non prendiamoci in giro. La mossa politica della Meloni assomiglia molto a quel giocatore di bowling che lancia la boccia cercando di abbattere più birilli possibili per fare strike e poi… sarà quel che sarà. Sulla cresta dell’onda dei sondaggi, soprattutto grazie a Salvini, Meloni sa che o sfonda ora o sarà destinata a farsi risucchiare dai partner della coalizione. Quindi, ora o mai più. Il treno, almeno per lei, è destinato a passare una sola volta, sente la leadership del centrodestra a portata di mano, gioca d’azzardo e fa di tutto per non farsela scappare. Se lo stop all’attuale Presidente della Repubblica sembra precludere quasi definitivamente alla possibilità di un suo secondo mandato, peraltro più volte escluso dallo stesso interessato, diverso appare il discorso sulla fine anticipata della legislatura. Posto che a deciderlo non sarà la Meloni, la sua iniziativa pone il classico interrogativo: andare ad elezioni in primavera cui prodest? Non a Forza Italia che si prepara a giocare per il Quirinale la carta Berlusconi. Non a Matteo Salvini che si trova con un partito spaccato e alle prese con le ricadute della “vicenda Morisi”, non a Giuseppe Conte che deve ancora completare la traversata del deserto del suo “rinnovato” Movimento. Non a Matteo Renzi, oggi determinante per la formazione di alcuni scacchieri politici e dopo le elezioni chissà… In effetti, un altro protagonista politico al quale le elezioni anticipate potrebbero convenire c’è e si chiama Enrico Letta: attenzione, lui e non l’intero PD. Le urne infatti potrebbero consentirgli di ridisegnare una mappa parlamentare, ereditata proprio da Renzi, e – nel rinnovato Parlamento – finalmente più in linea con le sue istanze. Ma Letta avrà questo cinismo? Non è detto. Tutta la sua vicenda politica va in maniera opposta. E poi c’è una domanda da fare a Giorgia Meloni, di statura politica ben diversa rispetto al “corpaccione” di Fratelli d’Italia, di non poco conto: È sensato, con una pandemia tuttora in corso ed una situazione economica – ed europea – che necessita per i prossimi anni di una guida ferma e competente come quella di Draghi, “sparigliare” per i “desiderata”, pur legittimi, di una Giovanna d’Arco dei Noantri alla guida di quelli che Cossiga definirebbe gli straccioni di Valmy? Non sarebbe più corretto arrivare alla fine naturale della legislatura e consentire al nuovo Parlamento di scegliersi per i prossimi sette anni il “suo” Presidente della Repubblica?

PdA


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