“NON CHIAMATELE FAKE NEWS” Un saggio di Valentina Petrini

I grandi temi del nostro tempo, sono accompagnati da una massa di informazioni, spesso non sostenute da dati né da un riscontro scientifico. Per Valentina Petrini, Autrice di “Non chiamatele fake news” (Ed. Chiarelettere), false notizie e tesi complottiste sono sempre esistite, eppure attualmente non sono mai state così pericolose: la forza che hanno i dispositivi elettronici di amplificarle sembra incontrollabile; sempre più persone si informano tramite i social e le piattaforme online. A marzo del 2020, in piena emergenza medico-sanitaria, oltre il 30 per cento degli utenti internet italiani ha consultato siti di disinformazione (quasi 11% in più, rispetto al marzo 2019). Confrontando i primi cinque mesi del 2020, con lo stesso periodo del 2019, il volume complessivo di disinformazione prodotta online, su qualsiasi argomento, è cresciuto del 19 per cento. Dobbiamo allarmarci?, si chiede Valentina Petrini. La risposta è: “Sì”, perché sempre più persone si informano tramite i social e attraverso le piattaforme online. Lo testimoniano i diversi rapporti e studi dedicati al tema: Agcom, Censis, Istat, Commissione europea, Reuters, Institute for the Study of Journalism (solo alcuni degli istituti che hanno pubblicato analisi per fotografare il rapporto tra social media e informazione). E in tre anni (dal 2017 al 2020), l’uso dei social, come fossero quotidiani online, è diventata una pratica sempre più diffusa.

Centrali nel libro sono le parti dedicate alla “Crisi climatica e le bufale dei negazionisti” e sul “Coronavirus: pandemia e infodemia”.

Nelle conclusioni di queste pagine, Valentina Petrini scrive: “Credo, certo, nel valore dell’inviato specializzato in un settore preciso, ma anche nel giornalismo in grado di dare al suo pubblico qualsiasi informazione”. Un libro, dunque, che racconta con passione e competenza un mondo ancora poco esplorato, con il contributo di David Quammen, Autore di “Spillover”, che ha anticipato la natura della pandemia del Coronavirus. Per Quammen le persone sono attratte da tutto ciò che ha una spiegazione “drammatica ed eccitante”: è come se le fake news fossero “lo zucchero che appaga i loro palati”.

Nella prefazione del libro,Corrado Formigli scrive: “Valentina Petrini è una cronista appassionata, non si tira mai indietro, va sul campo, annota, controlla, incrocia le fonti”.

Valentina Petrini è stata inviata della trasmissione “Exit” (La7), per cinque stagioni, e finalista al Premio 2011 “Ilaria Alpi”, con l’inchiesta “La macchina del consenso” (subito dopo, è entrata a far parte della squadra di Corrado Formigli, per “Piazzapulita”).

Dal 2019 conduce “Fake-La fabbrica delle notizie”, in onda su “Nove”.

 

Red

 

I grandi temi del nostro tempo, sono accompagnati da una massa di informazioni, spesso non sostenute da dati né da un riscontro scientifico. Per Valentina Petrini, Autrice di “Non chiamatele fake news” (Ed. Chiarelettere), false notizie e tesi complottiste sono sempre esistite, eppure attualmente non sono mai state così pericolose: la forza che hanno i dispositivi elettronici di amplificarle sembra incontrollabile; sempre più persone si informano tramite i social e le piattaforme online. A marzo del 2020, in piena emergenza medico-sanitaria, oltre il 30 per cento degli utenti internet italiani ha consultato siti di disinformazione (quasi 11% in più, rispetto al marzo 2019). Confrontando i primi cinque mesi del 2020, con lo stesso periodo del 2019, il volume complessivo di disinformazione prodotta online, su qualsiasi argomento, è cresciuto del 19 per cento. Dobbiamo allarmarci?, si chiede Valentina Petrini. La risposta è: “Sì”, perché sempre più persone si informano tramite i social e attraverso le piattaforme online. Lo testimoniano i diversi rapporti e studi dedicati al tema: Agcom, Censis, Istat, Commissione europea, Reuters, Institute for the Study of Journalism (solo alcuni degli istituti che hanno pubblicato analisi per fotografare il rapporto tra social media e informazione). E in tre anni (dal 2017 al 2020), l’uso dei social, come fossero quotidiani online, è diventata una pratica sempre più diffusa.

Centrali nel libro sono le parti dedicate alla “Crisi climatica e le bufale dei negazionisti” e sul “Coronavirus: pandemia e infodemia”.

Nelle conclusioni di queste pagine, Valentina Petrini scrive: “Credo, certo, nel valore dell’inviato specializzato in un settore preciso, ma anche nel giornalismo in grado di dare al suo pubblico qualsiasi informazione”. Un libro, dunque, che racconta con passione e competenza un mondo ancora poco esplorato, con il contributo di David Quammen, Autore di “Spillover”, che ha anticipato la natura della pandemia del Coronavirus. Per Quammen le persone sono attratte da tutto ciò che ha una spiegazione “drammatica ed eccitante”: è come se le fake news fossero “lo zucchero che appaga i loro palati”.

Nella prefazione del libro,Corrado Formigli scrive: “Valentina Petrini è una cronista appassionata, non si tira mai indietro, va sul campo, annota, controlla, incrocia le fonti”.

Valentina Petrini è stata inviata della trasmissione “Exit” (La7), per cinque stagioni, e finalista al Premio 2011 “Ilaria Alpi”, con l’inchiesta “La macchina del consenso” (subito dopo, è entrata a far parte della squadra di Corrado Formigli, per “Piazzapulita”).

Dal 2019 conduce “Fake-La fabbrica delle notizie”, in onda su “Nove”.

 

Red

 

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