Editoriale

Non è un Paese per (fare) figli

di Adolfo Spezzaferro -


L’Italia, un tempo Paese delle mamme, oggi non fa più figli (e quelli che ci sono ancora spesso sono “mammoni”). Lo sappiamo che è un fatto arcinoto a tutti e che quasi annoia ormai parlarne. Ma invece dobbiamo parlarne per forza, perché un Paese che non fa più figli non ha un futuro. E non è una sparata roboante, un titolo gridato, uno slogan elettorale – è un mero dato di fatto. Senza le nuove generazioni è una questione biologica: quando si sarà spento l’ultimo anziano, gli italiani non ci saranno più. Avete presente qui paesini di provincia dove sono tutti vecchietti? Ecco quei paesini poi un giorno diventano paesini-fantasma. Immaginatelo in grande: è lo scenario dell’Italia senza figli. Tutto quindi dipende dall’inversione di tendenza della denatalità. È una questione di sopravvivenza – perché se viene meno il ricambio generazionale non ci saranno più i soldi i mezzi e le persone, per l’appunto, per i servizi il terzo settore, l’assistenza agli anziani. Ecco perché il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della conferenza dal titolo “Per un’Europa giovane: transizione demografica, ambiente, futuro”, ha inviato al ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella un messaggio che facciamo nostro. “Il tema demografico sfida in particolare i Paesi sviluppati, influenzando i diversi aspetti della struttura sociale. L’Italia non fa eccezione. Gli eccellenti risultati ottenuti in materia di tutela della condizione degli anziani, le nuove dinamiche fortemente unifamiliari, il calo delle nascite, impongono una riflessione al fine di soddisfare le nuove esigenze emergenti, per garantire la necessaria coesione sociale. Il futuro del Paese si misura sulla capacità di dare risposte alle giovani generazioni. Occorre che le Istituzioni ne prendano coscienza, per attuare politiche attive che permettano alle giovani coppie di realizzare il loro progetto di vita, superando le difficoltà di carattere materiale e di accesso ai servizi che rendono ardua la strada della genitorialità”. Per il Capo dello Stato, “si tratta di dare attuazione al dettato costituzionale che, all’art. 31, richiama la Repubblica ad agevolare ‘con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose’. Proteggendo ‘la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo’. Politiche abitative, fiscali e sociali appropriate, conciliazione dell’equilibrio tra vita e lavoro, pari opportunità, sono questioni fondamentali”. L’Italia deve tornare un Paese per (fare) figli.


Torna alle notizie in home