“Non ve lo chiede l’Europa, ma Uber”. Iniziato lo sciopero dei taxi in tutta Italia

Da Roma a Firenze, da Venezia a Torino e in molte altre città d’Italia oggi taxi saranno fermi. È iniziato lo sciopero della categoria contro le liberalizzazioni e in particolare contro l’articolo 10 del Ddl Concorrenza, che secondo i tassisti aprirebbe di fatto le porte ad una liberalizzazione delle licenze e il mercato alle piattaforme web e alle app come Uber. Dunque sotto attacco il governo e in particolar modo il presidente del Consiglio, Mario Draghi. “Non ve lo chiede l’Europa ma Uber” è lo striscione d’apertura del corteo che si sta svolgendo a Roma. “Questo per smentire le giustificazioni del governo che ha inserito nel Ddl concorrenza tpl non di linea, taxi e Ncc, ovvero servizi pubblici non compresi nei processi di liberalizzazione previsti dalla Bolkestein”, spiegano i
sindacati.

Lo sciopero nazionale è cominciato alle 8 di oggi e durerà per 48 ore. Lo stop alle corse è stato confermato nonostante il tentativo di mediazione in extremis al ministero dei Trasporti. Ad aderire alla mobilitazione la quasi totalità delle sigle. Dopo la fumata nera dello scorso 27 giugno, il vice ministro alle Infrastrutture, Teresa Bellanova, su delega del governo aveva nuovamente convocato i sindacati. Ma il nuovo tavolo non aveva avuto esito positivo, “perché” era la versione dei sindacati “l’articolo 10 del ddl concorrenza non verrà stralciato ma modificato nelle parti non sostanziali. Siamo sempre più convinti che la riscrittura delle norme per migliorare il settore debba avvenire non con una legge delega inserita in un ddl concorrenza, ma attraverso un provvedimento di confronto tra categoria, governo e sindacati”.

Ai tassisti non va giù “l’adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti” previsto dall’articolo 10 del Ddl Concorrenza. Ma pure “la promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati”.

Da Roma a Firenze, da Venezia a Torino e in molte altre città d’Italia oggi taxi saranno fermi. È iniziato lo sciopero della categoria contro le liberalizzazioni e in particolare contro l’articolo 10 del Ddl Concorrenza, che secondo i tassisti aprirebbe di fatto le porte ad una liberalizzazione delle licenze e il mercato alle piattaforme web e alle app come Uber. Dunque sotto attacco il governo e in particolar modo il presidente del Consiglio, Mario Draghi. “Non ve lo chiede l’Europa ma Uber” è lo striscione d’apertura del corteo che si sta svolgendo a Roma. “Questo per smentire le giustificazioni del governo che ha inserito nel Ddl concorrenza tpl non di linea, taxi e Ncc, ovvero servizi pubblici non compresi nei processi di liberalizzazione previsti dalla Bolkestein”, spiegano i
sindacati.

Lo sciopero nazionale è cominciato alle 8 di oggi e durerà per 48 ore. Lo stop alle corse è stato confermato nonostante il tentativo di mediazione in extremis al ministero dei Trasporti. Ad aderire alla mobilitazione la quasi totalità delle sigle. Dopo la fumata nera dello scorso 27 giugno, il vice ministro alle Infrastrutture, Teresa Bellanova, su delega del governo aveva nuovamente convocato i sindacati. Ma il nuovo tavolo non aveva avuto esito positivo, “perché” era la versione dei sindacati “l’articolo 10 del ddl concorrenza non verrà stralciato ma modificato nelle parti non sostanziali. Siamo sempre più convinti che la riscrittura delle norme per migliorare il settore debba avvenire non con una legge delega inserita in un ddl concorrenza, ma attraverso un provvedimento di confronto tra categoria, governo e sindacati”.

Ai tassisti non va giù “l’adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti” previsto dall’articolo 10 del Ddl Concorrenza. Ma pure “la promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati”.

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