Obiettivo Franceschini

Obiettivo Franceschini. Non è il titolo di un film, ma l’ennesima strategia dell’ex ministro alla Cultura per riprendersi la sua creatura: il Pd. Le sorti del Nazareno, ancora una volta, sono legate ai fili del capo dei burattinai, del Mangiafuoco del centrosinistra nazionale.
Ogni corrente del variegato mondo, che qualcuno dice della “setta”, nasce dalla testa dello scrittore di Ferrara. Stesso discorso vale per i generali, reclutati a seconda delle necessità del momento. Se il capo di Area Dem avesse un incarico, probabilmente non ci sarebbe la Torre di Babele uscita sconfitta il 25 settembre, né sarebbe stato richiamato il buon Enrico da Parigi. Nessun segretario può non pagare dazio al “democristiano del campo progressista”. Lo sa bene anche chi aspira ad avere nelle proprie mani le redini di una forza, che non vive il suo miglior momento. La stessa sardina e ora petalo della Margherita 2.0 Elly Schlein è consapevole di essere una semplice topina da laboratorio, creata per un fine ben preciso.

Il piano

La strategia è una soltanto, mettere in condizioni Dario di fare ciò che gli riesce meglio: comandare col potere. Il problema, però, è che oggi non ci sono le poltrone. I progressisti non sono più al governo e le prebende da distribuire scarseggiano. Non basta al re dei musei l’ex incarico di Gasparri, ovvero la Giunta per le autorizzazioni, per soddisfare illimitate ambizioni. Ecco perché bisogna inventarsi subito qualcosa o meglio ancora sfruttare quanto rimasto in piedi dopo il passaggio dell’uragano Meloni. Nel Pd non abbondano i talenti, né ci sono grandi colonnelli pronti a guidare una crociata. L’unica strada possibile per lo stratega di Ferrara, quindi, è dare lo scettro ai soliti nemici di casa: i nostalgici della sinistra.
In questo modo i compagni si troverebbero a guidare la macchina più debole di sempre, quella che al novantanove per cento ti lascia a piedi.
Ci sarebbe soprattutto un perdente verso cui puntare il dito contro, il monarca tornerebbe a sedersi sul trono e i soliti peones continuerebbero a dire signorsì. Per realizzare tutto ciò basta un semplice cavallo di Troia o in questo caso una “puledra” bolognese di razza, un prodotto che rappresenta al meglio gli Scientologist, una sorta di Rosy Bindi 2.0. Caratteristiche che combaciano perfettamente con chi solo all’anagrafe ha 37 anni. Se qualcuno non ho la capito, stiamo parlando di Elly, messa al fianco di quel Bonaccini, che dovrebbe tenere a bada. Solo così il titolare del Mibact, grazie alla donna di legno, ritornerà nelle stanze a garantire i soliti amici, a rappresentare le ragioni di una sinistra, ridotta al minimo storico.
I pesciolini resteranno nella solita ampolla e il padrone di sempre continuerà a fare quello che gli riesce meglio: divide et impera. Non può fare diversamente chi ha una passione indiscussa per l’antica storia di Roma.

I petali disertori

Per far diventare un animale marino regina servono truppe speciali, non eserciti qualunque. Il problema, però, che i mercenari non si comprano senza moneta. Non è un caso che più di qualche franceschiniano stia prendendo strade diverse dal feudatario di sempre. A rompere le uova nel paniere, non è uno qualunque. Matteo Renzi è più vivo che mai e un nuovo fiorentino, il buon Dario Nardella, si candida a diventare giglio. Qualcuno dei suoi avrebbe già detto al generale, dopo la Caporetto di settembre, di voler tornare alla casa madre della Leopolda. Sotto quelle insegne, a parte quel fatidico referendum, non si perdeva mai. Qui invece si rischia di mettere gli eredi dei Medici al guinzaglio di un avvocato foggiano, con cui il solo Bettino de Roma può dialogare. Le truppe bianche del Nord non combattono per qualche grillo.
Altro nodo, poi, il patto del Sud. Il campano Vincenzo De Luca si sarebbe visto col pugliese Michele Emiliano. I due viceré, questa volta, non sono disposti a fare i gregari in cambio di qualche posto in commissione. Al contrario sarebbero pronti a scendere in campo e battere gli avversari con una loro proposta. Sarebbe già stato individuato un profilo di spessore vicino a Letta, capace di generare spaccature al vertice.
Ecco perché la partita attuale dell’arguto Franceschini è diversa da quelle che ci ha abituato negli ultimi anni. Bisogna sfruttare al meglio i pochi sodali a disposizioni, farsi portare a cavallo e prendere col minimo il massimo.

Obiettivo Franceschini. Non è il titolo di un film, ma l’ennesima strategia dell’ex ministro alla Cultura per riprendersi la sua creatura: il Pd. Le sorti del Nazareno, ancora una volta, sono legate ai fili del capo dei burattinai, del Mangiafuoco del centrosinistra nazionale.
Ogni corrente del variegato mondo, che qualcuno dice della “setta”, nasce dalla testa dello scrittore di Ferrara. Stesso discorso vale per i generali, reclutati a seconda delle necessità del momento. Se il capo di Area Dem avesse un incarico, probabilmente non ci sarebbe la Torre di Babele uscita sconfitta il 25 settembre, né sarebbe stato richiamato il buon Enrico da Parigi. Nessun segretario può non pagare dazio al “democristiano del campo progressista”. Lo sa bene anche chi aspira ad avere nelle proprie mani le redini di una forza, che non vive il suo miglior momento. La stessa sardina e ora petalo della Margherita 2.0 Elly Schlein è consapevole di essere una semplice topina da laboratorio, creata per un fine ben preciso.

Il piano

La strategia è una soltanto, mettere in condizioni Dario di fare ciò che gli riesce meglio: comandare col potere. Il problema, però, è che oggi non ci sono le poltrone. I progressisti non sono più al governo e le prebende da distribuire scarseggiano. Non basta al re dei musei l’ex incarico di Gasparri, ovvero la Giunta per le autorizzazioni, per soddisfare illimitate ambizioni. Ecco perché bisogna inventarsi subito qualcosa o meglio ancora sfruttare quanto rimasto in piedi dopo il passaggio dell’uragano Meloni. Nel Pd non abbondano i talenti, né ci sono grandi colonnelli pronti a guidare una crociata. L’unica strada possibile per lo stratega di Ferrara, quindi, è dare lo scettro ai soliti nemici di casa: i nostalgici della sinistra.
In questo modo i compagni si troverebbero a guidare la macchina più debole di sempre, quella che al novantanove per cento ti lascia a piedi.
Ci sarebbe soprattutto un perdente verso cui puntare il dito contro, il monarca tornerebbe a sedersi sul trono e i soliti peones continuerebbero a dire signorsì. Per realizzare tutto ciò basta un semplice cavallo di Troia o in questo caso una “puledra” bolognese di razza, un prodotto che rappresenta al meglio gli Scientologist, una sorta di Rosy Bindi 2.0. Caratteristiche che combaciano perfettamente con chi solo all’anagrafe ha 37 anni. Se qualcuno non ho la capito, stiamo parlando di Elly, messa al fianco di quel Bonaccini, che dovrebbe tenere a bada. Solo così il titolare del Mibact, grazie alla donna di legno, ritornerà nelle stanze a garantire i soliti amici, a rappresentare le ragioni di una sinistra, ridotta al minimo storico.
I pesciolini resteranno nella solita ampolla e il padrone di sempre continuerà a fare quello che gli riesce meglio: divide et impera. Non può fare diversamente chi ha una passione indiscussa per l’antica storia di Roma.

I petali disertori

Per far diventare un animale marino regina servono truppe speciali, non eserciti qualunque. Il problema, però, che i mercenari non si comprano senza moneta. Non è un caso che più di qualche franceschiniano stia prendendo strade diverse dal feudatario di sempre. A rompere le uova nel paniere, non è uno qualunque. Matteo Renzi è più vivo che mai e un nuovo fiorentino, il buon Dario Nardella, si candida a diventare giglio. Qualcuno dei suoi avrebbe già detto al generale, dopo la Caporetto di settembre, di voler tornare alla casa madre della Leopolda. Sotto quelle insegne, a parte quel fatidico referendum, non si perdeva mai. Qui invece si rischia di mettere gli eredi dei Medici al guinzaglio di un avvocato foggiano, con cui il solo Bettino de Roma può dialogare. Le truppe bianche del Nord non combattono per qualche grillo.
Altro nodo, poi, il patto del Sud. Il campano Vincenzo De Luca si sarebbe visto col pugliese Michele Emiliano. I due viceré, questa volta, non sono disposti a fare i gregari in cambio di qualche posto in commissione. Al contrario sarebbero pronti a scendere in campo e battere gli avversari con una loro proposta. Sarebbe già stato individuato un profilo di spessore vicino a Letta, capace di generare spaccature al vertice.
Ecco perché la partita attuale dell’arguto Franceschini è diversa da quelle che ci ha abituato negli ultimi anni. Bisogna sfruttare al meglio i pochi sodali a disposizioni, farsi portare a cavallo e prendere col minimo il massimo.

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