Ok di Ecofin alla “carbon tax” alle frontiere

Il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro francese Bruno Le Maire, ha annunciato che il Consiglio Ecofin riunito oggi a Bruxelles ha approvato “a larghissima maggioranza” l’orientamento generale sulla “carbon tax” alle frontiere, chiamata “meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere” (“Cbam” nella sigla inglese). E’ un dispositivo che imporrà dei dazi climatici compensativi alle importazioni nell’Ue di prodotti provenienti da paesi terzi in cui non vi sono meccanismi analoghi al sistema Ets, la “borsa” europea per lo scambio dei permessi di emissioni di CO2.

I paesi che si sono opposti all’accordo, ma senza effetto, visto che la decisione poteva essere presa a maggioranza qualificata, sono la Polonia, in modo deciso, e l’Ungheria, in modo molto più “sfumato”, ha riferito una fonte qualificata dell’Ue.

I dazi climatici, che saranno applicati all’importazione di ferro, acciaio, alluminio, cemento, elettricità e fertilizzanti, sono volti a conseguire due obiettivi. Il primo obiettivo, più diretto, è quello di compensare le cosiddette “fughe di carbonio”, ovvero il fatto che le industrie sottoposte al sistema Ets in Europa si ritrovano svantaggiate sul mercato rispetto ai concorrenti che fabbricano i prodotti in paesi terzi privi di un sistema analogo.

Le fughe di carbonio (“carbon leakage”) avranno un prezzo, e questo metterà anche fine alla delocalizzazione fuori dall’Ue delle industrie ad alto consumo di energia. Il secondo obiettivo è più politico-strategico, a livello internazionale: con il nuovo “meccanismo di aggiustamento”, l’Ue pensa di fornire una forte spinta alle altre economie affinché adottino anche nella loro giurisdizione sistemi di “carbon pricing” e scambio dei permessi di emissione, evitando così di dover pagare i “dazi climatici” per esportare nell’Ue.

“E’ allo stesso tempo una misura di giustizia economica e di giustizia ambientale”, ha sottolineato Le Maire, aggiungendo che “è la prima misura del genere al livello globale, ed è la prima volta che il clima è al primo posto nelle relazioni economiche internazionali”.

Le Maire ha poi spiegato che l’approvazione dell’approccio generale di oggi era la tappa più importante, indispensabile”, ci sono due altri due aspetti “esterni” al meccanismo Cbam, che dovrebbero essere regolati più tardi. Innanzitutto, l’abolizione delle quote di emissione gratuite concesse, nell’attuale sistema europeo Ets, alle industrie ad alto consumo energetico, proprio per attutire l’impatto del “carbon leakage”. In secondo luogo, verrà costituita, con una proposta che dovrà essere ratificata dagli Stati membri, una nuova “risorsa propria” del bilancio Ue basata su una parte degli introiti dei dazi climatici del meccanismo Cbam.

Queste due decisioni dovranno essere prese da altre “configurazioni” delle istanze decisionali dell’Ue, diverse dall’Ecofin, ha puntualizzato Le Maire, auspicando che questo avvenga “rapidamente”.

Il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro francese Bruno Le Maire, ha annunciato che il Consiglio Ecofin riunito oggi a Bruxelles ha approvato “a larghissima maggioranza” l’orientamento generale sulla “carbon tax” alle frontiere, chiamata “meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere” (“Cbam” nella sigla inglese). E’ un dispositivo che imporrà dei dazi climatici compensativi alle importazioni nell’Ue di prodotti provenienti da paesi terzi in cui non vi sono meccanismi analoghi al sistema Ets, la “borsa” europea per lo scambio dei permessi di emissioni di CO2.

I paesi che si sono opposti all’accordo, ma senza effetto, visto che la decisione poteva essere presa a maggioranza qualificata, sono la Polonia, in modo deciso, e l’Ungheria, in modo molto più “sfumato”, ha riferito una fonte qualificata dell’Ue.

I dazi climatici, che saranno applicati all’importazione di ferro, acciaio, alluminio, cemento, elettricità e fertilizzanti, sono volti a conseguire due obiettivi. Il primo obiettivo, più diretto, è quello di compensare le cosiddette “fughe di carbonio”, ovvero il fatto che le industrie sottoposte al sistema Ets in Europa si ritrovano svantaggiate sul mercato rispetto ai concorrenti che fabbricano i prodotti in paesi terzi privi di un sistema analogo.

Le fughe di carbonio (“carbon leakage”) avranno un prezzo, e questo metterà anche fine alla delocalizzazione fuori dall’Ue delle industrie ad alto consumo di energia. Il secondo obiettivo è più politico-strategico, a livello internazionale: con il nuovo “meccanismo di aggiustamento”, l’Ue pensa di fornire una forte spinta alle altre economie affinché adottino anche nella loro giurisdizione sistemi di “carbon pricing” e scambio dei permessi di emissione, evitando così di dover pagare i “dazi climatici” per esportare nell’Ue.

“E’ allo stesso tempo una misura di giustizia economica e di giustizia ambientale”, ha sottolineato Le Maire, aggiungendo che “è la prima misura del genere al livello globale, ed è la prima volta che il clima è al primo posto nelle relazioni economiche internazionali”.

Le Maire ha poi spiegato che l’approvazione dell’approccio generale di oggi era la tappa più importante, indispensabile”, ci sono due altri due aspetti “esterni” al meccanismo Cbam, che dovrebbero essere regolati più tardi. Innanzitutto, l’abolizione delle quote di emissione gratuite concesse, nell’attuale sistema europeo Ets, alle industrie ad alto consumo energetico, proprio per attutire l’impatto del “carbon leakage”. In secondo luogo, verrà costituita, con una proposta che dovrà essere ratificata dagli Stati membri, una nuova “risorsa propria” del bilancio Ue basata su una parte degli introiti dei dazi climatici del meccanismo Cbam.

Queste due decisioni dovranno essere prese da altre “configurazioni” delle istanze decisionali dell’Ue, diverse dall’Ecofin, ha puntualizzato Le Maire, auspicando che questo avvenga “rapidamente”.

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