Ora il governo

Meloni non vuole perdere tempo. La squadra è quasi chiusa. I capricci del Cav non spaventano la leader di Fdi, che vuole dare subito al Paese una squadra seria e credibile. L’Italia vuole concretezza. Non sono permessi lungaggini o indugi.

L’en plein di Salvini

A velocizzare le operazioni per Palazzo Chigi è soprattutto la pace tra la designata premier e il segretario della Lega. Il numero uno del Carroccio, oltre ad avere la delega alle Infrastrutture e ai Trasporti, dovrebbe essere il nuovo vicepremier. Una promozione, che nei fatti, rafforza il patto sovranista e rilancia chi dopo il 25 settembre sembrava morto. Non dovrebbe essere toccato neanche Giancarlo Giorgetti alle Finanze. Il dicastero di via Venti Settembre, questa volta, non dovrebbe andare a un tecnico. Non lo nasconde neanche il diretto interessato, che ai microfoni dei cronisti, dichiara: “Se il mio partito vuole l’Economia e mi manda lì, io ci vado”. I verdi, inoltre, dovrebbero ottenere anche la posizione strategica degli Affari regionali. A occupare quello spazio dovrebbe essere Roberto Calderoli, che sacrificandosi al Senato, riporta a Pontida la preziosissima battaglia dell’autonomia differenziata. Da capire solo se si dovrà occupare anche di riforme costituzionali. In questo caso gli indizi ricadono tutti sull’ex presidente del Senato Marcello Pera, uomo scelto direttamente da Giorgia. Salvini, altresì non dovrebbe perdere il preziosissimo Viminale. Pur non potendoci andare direttamente, come auspicato in principio, sembra riuscire a piazzare il suo ex capo di gabinetto Matteo Piantedosi, attualmente Prefetto di Roma. Al partito fondato da Umberto Bossi dovrebbero restare anche le caselle dell’agricoltura, dove dovrebbe essere riconfermato l’ex ministro Gian Marco Centinaio e della disabilità, dove invece potrebbe essere blindata l’uscente Erika Stefani. L’elezione del conterraneo Fontana, in questo caso, però, avrebbe creato qualche piccolo problema, considerando il tanto discusso equilibrio del Nord, che a quelle latitudini non deve mai venir meno.

Gli intoccabili di Giorgia

La forza più votata dagli italiani non intende rinunciare ai propri uomini, a partire dal Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Secondo voci di palazzo, sarebbe corsa a due tra Giovanbattista Fazzolari, definito da alcuni il nuovo Gianni Letta e Francesco Lollobrigida, capogruppo uscente alla Camera. Quest’ultimo, però, potrebbe essere anche tenuto in panchina in vista delle prossime regionali del Lazio, dove c’è bisogno di un uomo di peso per contrastare il Pd di piazza di Zingaretti. Roccaforte di Fdi dovrebbe essere il Mise, dove ormai appare certa la promozione per l’ex Dc Guido Crosetto, tra i fondatori del partito che guida la coalizione. A proposito di democristiani, Gianfranco Rotondi è a un passo dal dicastero per i Rapporti col Parlamento, considerando la sua lunga esperienza in Transatlantico. L’elezione di Ignazio La Russa alla Camera, invece, favorisce l’ascesa di Adolfo Urso alla Difesa. Nei prossimi mesi fondamentali, poi, saranno i rapporti con l’Europa. Raffaele Fitto, fedelissimo della politica romana, dovrebbe occuparsi di tali relazioni. Salgono le quote anche per il Guardasigilli. Il primo partito del Paese vorrebbe un proprio esponente in quella casella. Salgono e non poco, pertanto, le quotazioni per l’ex magistrato Carlo Nordio.

Quel che resta a Fi

Forza Italia, tra i vincitori del 25 settembre, a parte i moderati, che considerando le ultime percentuali non possono chiedere molto, a parte qualche poltroncina nel sottogoverno, dovrebbe essere la meno rappresentata. L’unica certezza per Arcore è il solo Antonio Tajani alla Farnesina. Considerando la fine di Di Maio, tale riconoscimento non porta fortuna a chi lo ottiene. Dovrebbe saltare definitivamente Licia Ronzulli. A svelarlo lo stesso Cav, che a più riprese, ha parlato di veti nei confronti della sua nuova pupilla.
Un contentino per gli azzurri potrebbe essere quel palazzo lasciato libero da Renato Brunetta. Il suo erede dovrebbe essere il romano Maurizio Gasparri. Maggiori possibilità anche per Anna Maria Bernini. La capogruppo uscente a Palazzo Madama potrebbe essere la nuova Moratti, da tempo in corsa per la presidenza della Lombardia. La bolognese resta in gioco sia per l’Istruzione che per Università e Ricerca. Per qualche casella minore, sono in corsa pure l’ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo e il numero due di Giorgetti Gilberto Pichetto Fratin. Molto più difficile l’impresa per Maria Elisabetta Casellati e per Francesco Paolo Sisto che dovranno superare un profilo autorevole e sponsorizzato dai più come Nordio. Dove i berluscones batteranno il pugno sul tavolo sarà il Sud. Lo spazio lasciato vuoto dalla Carfagna, è troppo importante per chi vuole blindare il proprio fortino elettorale. Stefania Prestigiacomo è in attesa di risposte da Arcore.

Tecnici&sorprese

L’unico profilo che va oltre la politica, al momento, sembra essere solo quello di Paolo Scaroni, a cui dovrebbe andare il super dicastero dell’energia, ovvero quello che dovrà confrontarsi con le conseguenze delle sanzioni alla Russia. Un mistero, poi, il futuro di Roberto Cingolani. Sarà ancora nel nuovo governo? Altra incognita il dopo Speranza. Per la Salute è corsa a due tra Guido Bertolaso, nome indicato da Fi e Francesco Rocca, attuale presidente della Croce Rossa Italiana. La risposta a questo enigma potrebbe essere l’affidamento dello sport alla campionessa olimpica Valentina Vezzali, entrata nelle grazie di Silvio. C’è da capire, infine, se ci sarà ancora un ministero per l’Innovazione o se ci sarà un apposito dicastero che si occuperà di Pnrr. In questo caso, ci potrebbe essere più di qualche semplice interessato.

Meloni non vuole perdere tempo. La squadra è quasi chiusa. I capricci del Cav non spaventano la leader di Fdi, che vuole dare subito al Paese una squadra seria e credibile. L’Italia vuole concretezza. Non sono permessi lungaggini o indugi.

L’en plein di Salvini

A velocizzare le operazioni per Palazzo Chigi è soprattutto la pace tra la designata premier e il segretario della Lega. Il numero uno del Carroccio, oltre ad avere la delega alle Infrastrutture e ai Trasporti, dovrebbe essere il nuovo vicepremier. Una promozione, che nei fatti, rafforza il patto sovranista e rilancia chi dopo il 25 settembre sembrava morto. Non dovrebbe essere toccato neanche Giancarlo Giorgetti alle Finanze. Il dicastero di via Venti Settembre, questa volta, non dovrebbe andare a un tecnico. Non lo nasconde neanche il diretto interessato, che ai microfoni dei cronisti, dichiara: “Se il mio partito vuole l’Economia e mi manda lì, io ci vado”. I verdi, inoltre, dovrebbero ottenere anche la posizione strategica degli Affari regionali. A occupare quello spazio dovrebbe essere Roberto Calderoli, che sacrificandosi al Senato, riporta a Pontida la preziosissima battaglia dell’autonomia differenziata. Da capire solo se si dovrà occupare anche di riforme costituzionali. In questo caso gli indizi ricadono tutti sull’ex presidente del Senato Marcello Pera, uomo scelto direttamente da Giorgia. Salvini, altresì non dovrebbe perdere il preziosissimo Viminale. Pur non potendoci andare direttamente, come auspicato in principio, sembra riuscire a piazzare il suo ex capo di gabinetto Matteo Piantedosi, attualmente Prefetto di Roma. Al partito fondato da Umberto Bossi dovrebbero restare anche le caselle dell’agricoltura, dove dovrebbe essere riconfermato l’ex ministro Gian Marco Centinaio e della disabilità, dove invece potrebbe essere blindata l’uscente Erika Stefani. L’elezione del conterraneo Fontana, in questo caso, però, avrebbe creato qualche piccolo problema, considerando il tanto discusso equilibrio del Nord, che a quelle latitudini non deve mai venir meno.

Gli intoccabili di Giorgia

La forza più votata dagli italiani non intende rinunciare ai propri uomini, a partire dal Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Secondo voci di palazzo, sarebbe corsa a due tra Giovanbattista Fazzolari, definito da alcuni il nuovo Gianni Letta e Francesco Lollobrigida, capogruppo uscente alla Camera. Quest’ultimo, però, potrebbe essere anche tenuto in panchina in vista delle prossime regionali del Lazio, dove c’è bisogno di un uomo di peso per contrastare il Pd di piazza di Zingaretti. Roccaforte di Fdi dovrebbe essere il Mise, dove ormai appare certa la promozione per l’ex Dc Guido Crosetto, tra i fondatori del partito che guida la coalizione. A proposito di democristiani, Gianfranco Rotondi è a un passo dal dicastero per i Rapporti col Parlamento, considerando la sua lunga esperienza in Transatlantico. L’elezione di Ignazio La Russa alla Camera, invece, favorisce l’ascesa di Adolfo Urso alla Difesa. Nei prossimi mesi fondamentali, poi, saranno i rapporti con l’Europa. Raffaele Fitto, fedelissimo della politica romana, dovrebbe occuparsi di tali relazioni. Salgono le quote anche per il Guardasigilli. Il primo partito del Paese vorrebbe un proprio esponente in quella casella. Salgono e non poco, pertanto, le quotazioni per l’ex magistrato Carlo Nordio.

Quel che resta a Fi

Forza Italia, tra i vincitori del 25 settembre, a parte i moderati, che considerando le ultime percentuali non possono chiedere molto, a parte qualche poltroncina nel sottogoverno, dovrebbe essere la meno rappresentata. L’unica certezza per Arcore è il solo Antonio Tajani alla Farnesina. Considerando la fine di Di Maio, tale riconoscimento non porta fortuna a chi lo ottiene. Dovrebbe saltare definitivamente Licia Ronzulli. A svelarlo lo stesso Cav, che a più riprese, ha parlato di veti nei confronti della sua nuova pupilla.
Un contentino per gli azzurri potrebbe essere quel palazzo lasciato libero da Renato Brunetta. Il suo erede dovrebbe essere il romano Maurizio Gasparri. Maggiori possibilità anche per Anna Maria Bernini. La capogruppo uscente a Palazzo Madama potrebbe essere la nuova Moratti, da tempo in corsa per la presidenza della Lombardia. La bolognese resta in gioco sia per l’Istruzione che per Università e Ricerca. Per qualche casella minore, sono in corsa pure l’ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo e il numero due di Giorgetti Gilberto Pichetto Fratin. Molto più difficile l’impresa per Maria Elisabetta Casellati e per Francesco Paolo Sisto che dovranno superare un profilo autorevole e sponsorizzato dai più come Nordio. Dove i berluscones batteranno il pugno sul tavolo sarà il Sud. Lo spazio lasciato vuoto dalla Carfagna, è troppo importante per chi vuole blindare il proprio fortino elettorale. Stefania Prestigiacomo è in attesa di risposte da Arcore.

Tecnici&sorprese

L’unico profilo che va oltre la politica, al momento, sembra essere solo quello di Paolo Scaroni, a cui dovrebbe andare il super dicastero dell’energia, ovvero quello che dovrà confrontarsi con le conseguenze delle sanzioni alla Russia. Un mistero, poi, il futuro di Roberto Cingolani. Sarà ancora nel nuovo governo? Altra incognita il dopo Speranza. Per la Salute è corsa a due tra Guido Bertolaso, nome indicato da Fi e Francesco Rocca, attuale presidente della Croce Rossa Italiana. La risposta a questo enigma potrebbe essere l’affidamento dello sport alla campionessa olimpica Valentina Vezzali, entrata nelle grazie di Silvio. C’è da capire, infine, se ci sarà ancora un ministero per l’Innovazione o se ci sarà un apposito dicastero che si occuperà di Pnrr. In questo caso, ci potrebbe essere più di qualche semplice interessato.

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