ORA LULA

NA MELLI
L’anno brasiliano si apre con un primato: quello del terzo mandato del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva che domenica ha giurato come Capo dello Stato. A vent’anni dal suo primo incarico, torna alla guida del Paese, chiudendo il capitolo (o almeno così ci si augura) Bolsonaro. Una vittoria, quella del candidato progressista, che ha causato un rischio tangibile di attentati terroristici da parte dell’estrema destra. Il motivo è presto detto: in Brasile vige un clima politico fortemente polarizzato, in cui i sostenitori del Presidente uscente sono moltissimi e accaniti. Trattenendo le lacrime mentre si rivolgeva alle decine di migliaia di sostenitori che accorsi nella piazza fuori dal palazzo presidenziale di Brasilia, Lula ha dichiarato la fine di “uno dei peggiori periodi della storia brasiliana, un’era di “devastazione”. “Un’era di oscurità, incertezza e grande sofferenza… ma questo incubo è finito”, ha detto Lula, giurando di dare il via a una nuova fase di riconciliazione, conservazione dell’ambiente e giustizia sociale”. Il nuovo Premier ha inoltre promesso di riunire il Paese – a oggi tristemente diviso – e di governare non solo per coloro che lo hanno eletto nelle storiche elezioni di ottobre, ma per tutti i 215 milioni di brasiliani. “Non ci sono due brasiliani. Siamo un solo popolo” ha concluso. Il veterano di sinistra, un ex operaio di fabbrica che è stato presidente dal 2003 al 2010, ha parlato a lungo dei piani per sconfiggere la fame, che ha definito “il crimine più grave commesso contro il popolo brasiliano”. Seppur non riferendosi apertamente a Bolsonaro, Lula ha condannato i danni causati dai quattro anni di amministrazione del predecessore, durante i quali quasi 700.000 brasiliani sono morti a causa della mala gestione dell’epidemia Covid; milioni sono caduti nella povertà, e la deforestazione dell’Amazzonia è aumentata vertiginosamente. La cerimonia di insediamento è stata accompagnata da un eccezionale spiegamento delle forze di sicurezza a fronte del pericolo di un nuovo attentato e delle minacce pervenute da parte di fanatici parteggiatori del presidente uscente. A conferma delle preoccupazioni delle autorità, durante la giornata un uomo in possesso di un coltello e di esplosivo è stato bloccato dalla polizia militare del Dipartimento federale all’ingresso della zona delle celebrazioni. Nonostante gli avvertimenti, Lula ha sfilato per le strade di Brasilia a bordo della tradizionale Rolls Royce decappottabile, invece che all’interno di un veicolo blindato. Venerdì scorso, Bolsonaro si è rifugiato negli Stati Uniti, rifiutandosi di consegnare la fascia presidenziale al suo rivale, come da tradizione democratica.
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L’anno brasiliano si apre con un primato: quello del terzo mandato del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva che domenica ha giurato come Capo dello Stato. A vent’anni dal suo primo incarico, torna alla guida del Paese, chiudendo il capitolo (o almeno così ci si augura) Bolsonaro. Una vittoria, quella del candidato progressista, che ha causato un rischio tangibile di attentati terroristici da parte dell’estrema destra. Il motivo è presto detto: in Brasile vige un clima politico fortemente polarizzato, in cui i sostenitori del Presidente uscente sono moltissimi e accaniti. Trattenendo le lacrime mentre si rivolgeva alle decine di migliaia di sostenitori che accorsi nella piazza fuori dal palazzo presidenziale di Brasilia, Lula ha dichiarato la fine di “uno dei peggiori periodi della storia brasiliana, un’era di “devastazione”. “Un’era di oscurità, incertezza e grande sofferenza… ma questo incubo è finito”, ha detto Lula, giurando di dare il via a una nuova fase di riconciliazione, conservazione dell’ambiente e giustizia sociale”. Il nuovo Premier ha inoltre promesso di riunire il Paese – a oggi tristemente diviso – e di governare non solo per coloro che lo hanno eletto nelle storiche elezioni di ottobre, ma per tutti i 215 milioni di brasiliani. “Non ci sono due brasiliani. Siamo un solo popolo” ha concluso. Il veterano di sinistra, un ex operaio di fabbrica che è stato presidente dal 2003 al 2010, ha parlato a lungo dei piani per sconfiggere la fame, che ha definito “il crimine più grave commesso contro il popolo brasiliano”. Seppur non riferendosi apertamente a Bolsonaro, Lula ha condannato i danni causati dai quattro anni di amministrazione del predecessore, durante i quali quasi 700.000 brasiliani sono morti a causa della mala gestione dell’epidemia Covid; milioni sono caduti nella povertà, e la deforestazione dell’Amazzonia è aumentata vertiginosamente. La cerimonia di insediamento è stata accompagnata da un eccezionale spiegamento delle forze di sicurezza a fronte del pericolo di un nuovo attentato e delle minacce pervenute da parte di fanatici parteggiatori del presidente uscente. A conferma delle preoccupazioni delle autorità, durante la giornata un uomo in possesso di un coltello e di esplosivo è stato bloccato dalla polizia militare del Dipartimento federale all’ingresso della zona delle celebrazioni. Nonostante gli avvertimenti, Lula ha sfilato per le strade di Brasilia a bordo della tradizionale Rolls Royce decappottabile, invece che all’interno di un veicolo blindato. Venerdì scorso, Bolsonaro si è rifugiato negli Stati Uniti, rifiutandosi di consegnare la fascia presidenziale al suo rivale, come da tradizione democratica.
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