Palazzo Chigi, gli 007 e il filmato ecco cosa non torna nelle date

A pensar male si potrebbe ipotizzare che c’è molto delle teorie di Sigmund Freud nella ricostruzione di Giuseppe Conte sul video dell’incontro tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini. “Che nel lapsus si affermi proprio quell’idea che si vorrebbe escludere è fatto molto comune”, sosteneva il padre della psicanalisi. E su questa base si potrebbe spiegare il motivo per cui Conte confonde le date nell’intervista pubblicata ieri da L’Identità sui rumors che ci informavano come il filmato dell’autogrill fosse stato portato all’allora premier già a metà gennaio 2021. “I servizi non mi hanno fatto veder nulla, non mi sono impicciato con loro di questa questione, anche perché non ricordo bene quando esplose il caso tramite Report, ma stavo andando via”, ci aveva detto Conte sull’incontro filmato il 23 dicembre 2020 a Fiano Romano. Peccato che, nel frangente della crisi di governo che finì con la caduta del Conte2, nessuno sapesse dell’esistenza di quel video, a esclusione, ovviamente, della professoressa che lo girò e lo inviò prima al Fatto Quotidiano e poi a Report. La trasmissione di RaiTre trasmise il servizio con l’incontro solo il 3 maggio, quando ormai al governo c’era Mario Draghi. Conte, però, nella foga di assicurare che nessuno dei servizi gli avesse portato il girato Renzi-Mancini, per farglielo vedere in anteprima e far saltare la nomina del capo reparto del Dis al vertice dell’agenzia, cade nella contraddizione di uno scenario che lo vede ancora premier quando Report diffuse il video. E aggiunge: “Proprio perché c’era di mezzo Renzi mi sono astenuto, eravamo in dirittura finale, per evitare che qualcuno potesse farci una speculazione politica”. Ma le sue dichiarazioni sono finite nella bufera dopo l’intervento di Renzi, che ha chiesto spiegazioni al leader dei 5 Stelle, affinché chiarisse se si fosse confuso o avesse realmente visto il video prima. Tanto più che è umano confondersi su un determinato periodo, ma è alquanto insolito travisare uno stato d’animo che lo vedeva ancora seduto sullo scranno più alto di Palazzo Chigi. E così Conte sceglie la strada della confusione. “Le dichiarazioni si spiegano con il fatto che ieri (lunedì, ndr), nel corso della telefonata con L’Identità, non ricordava con esattezza il periodo in cui andò in onda la puntata di Report sull’incontro tra Renzi e Mancini in autogrill”, spiegano dallo staff del capo dei pentastellati. “Ricordava che l’incontro in questione si era svolto nel periodo natalizio e dunque – nello smentire che lui si sia mai occupato di questa questione con l’intelligence quando era presidente del Consiglio – ha semplicemente ipotizzato che la puntata di Report potesse essere andata in onda nel mese di gennaio, quando era ancora in carica come premier”. Conte, inoltre, punta sul fatto che la confusione fosse legata alla circostanza che la nostra telefonata è avvenuta mentre era in una riunione politica e non avrebbe avuto il tempo di verificare i dettagli del filmato e la data della messa in onda di Report. Anche questo, però, non appare esplicativo delle contraddizioni, perché già dalla mattinata avevamo parlato con il suo staff, ampiamente a conoscenza del tenore dell’articolo con le nuove indiscrezioni sull’affare Renzi-Mancini. Un filmato che ora è al centro di un giallo nel giallo e che rappresenta il nuovo capitolo della spy story, sulla quale l’attuale capo del Dis, Elisabetta Belloni, ha posto il segreto di Stato, alimentando su quell’incontro misteri profondi che delineano una guerra tra spie, il cui obiettivo non era colpire il leader di Iv e neppure Conte, ma lo stesso Mancini, per far saltare la nomina a direttore generale del Dis. Dopo l’incontro, Mancini fu invitato ad andare in pensione, gli venne revocata la scorta e la sua promozione sfumò. Bene informati sostengono che la causa fu proprio quel filmato, girato da una professoressa che scattò 13 foto e registrò due video, mentre attendeva il padre, andato in bagno per 45 minuti in un autogrill chiuso causa Covid. Dunque mandò il materiale prima al Fatto Quotidiano, che non lo usò, e poi a Report, che il 3 maggio lo trasmise, inserendo nel servizio un ex agente del Sismi in pensione. La spia, oscurata e con la voce contraffatta, identificò Mancini con Renzi, rivelando a tutti il volto dello 007 . Ma come aveva fatto l’ex Sismi a sapere che Report aveva il video? Perché quel filmato era oggetto di un passaparola tra personaggi dell’intelligence, che avveniva nel frangente in cui il governo era in subbuglio e Renzi manovrava per farlo cadere. E proprio in quei giorni il filmato era arrivato a Palazzo Chigi e qualcuno lo avrebbe portato a farlo vedere a Conte.

A pensar male si potrebbe ipotizzare che c’è molto delle teorie di Sigmund Freud nella ricostruzione di Giuseppe Conte sul video dell’incontro tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini. “Che nel lapsus si affermi proprio quell’idea che si vorrebbe escludere è fatto molto comune”, sosteneva il padre della psicanalisi. E su questa base si potrebbe spiegare il motivo per cui Conte confonde le date nell’intervista pubblicata ieri da L’Identità sui rumors che ci informavano come il filmato dell’autogrill fosse stato portato all’allora premier già a metà gennaio 2021. “I servizi non mi hanno fatto veder nulla, non mi sono impicciato con loro di questa questione, anche perché non ricordo bene quando esplose il caso tramite Report, ma stavo andando via”, ci aveva detto Conte sull’incontro filmato il 23 dicembre 2020 a Fiano Romano. Peccato che, nel frangente della crisi di governo che finì con la caduta del Conte2, nessuno sapesse dell’esistenza di quel video, a esclusione, ovviamente, della professoressa che lo girò e lo inviò prima al Fatto Quotidiano e poi a Report. La trasmissione di RaiTre trasmise il servizio con l’incontro solo il 3 maggio, quando ormai al governo c’era Mario Draghi. Conte, però, nella foga di assicurare che nessuno dei servizi gli avesse portato il girato Renzi-Mancini, per farglielo vedere in anteprima e far saltare la nomina del capo reparto del Dis al vertice dell’agenzia, cade nella contraddizione di uno scenario che lo vede ancora premier quando Report diffuse il video. E aggiunge: “Proprio perché c’era di mezzo Renzi mi sono astenuto, eravamo in dirittura finale, per evitare che qualcuno potesse farci una speculazione politica”. Ma le sue dichiarazioni sono finite nella bufera dopo l’intervento di Renzi, che ha chiesto spiegazioni al leader dei 5 Stelle, affinché chiarisse se si fosse confuso o avesse realmente visto il video prima. Tanto più che è umano confondersi su un determinato periodo, ma è alquanto insolito travisare uno stato d’animo che lo vedeva ancora seduto sullo scranno più alto di Palazzo Chigi. E così Conte sceglie la strada della confusione. “Le dichiarazioni si spiegano con il fatto che ieri (lunedì, ndr), nel corso della telefonata con L’Identità, non ricordava con esattezza il periodo in cui andò in onda la puntata di Report sull’incontro tra Renzi e Mancini in autogrill”, spiegano dallo staff del capo dei pentastellati. “Ricordava che l’incontro in questione si era svolto nel periodo natalizio e dunque – nello smentire che lui si sia mai occupato di questa questione con l’intelligence quando era presidente del Consiglio – ha semplicemente ipotizzato che la puntata di Report potesse essere andata in onda nel mese di gennaio, quando era ancora in carica come premier”. Conte, inoltre, punta sul fatto che la confusione fosse legata alla circostanza che la nostra telefonata è avvenuta mentre era in una riunione politica e non avrebbe avuto il tempo di verificare i dettagli del filmato e la data della messa in onda di Report. Anche questo, però, non appare esplicativo delle contraddizioni, perché già dalla mattinata avevamo parlato con il suo staff, ampiamente a conoscenza del tenore dell’articolo con le nuove indiscrezioni sull’affare Renzi-Mancini. Un filmato che ora è al centro di un giallo nel giallo e che rappresenta il nuovo capitolo della spy story, sulla quale l’attuale capo del Dis, Elisabetta Belloni, ha posto il segreto di Stato, alimentando su quell’incontro misteri profondi che delineano una guerra tra spie, il cui obiettivo non era colpire il leader di Iv e neppure Conte, ma lo stesso Mancini, per far saltare la nomina a direttore generale del Dis. Dopo l’incontro, Mancini fu invitato ad andare in pensione, gli venne revocata la scorta e la sua promozione sfumò. Bene informati sostengono che la causa fu proprio quel filmato, girato da una professoressa che scattò 13 foto e registrò due video, mentre attendeva il padre, andato in bagno per 45 minuti in un autogrill chiuso causa Covid. Dunque mandò il materiale prima al Fatto Quotidiano, che non lo usò, e poi a Report, che il 3 maggio lo trasmise, inserendo nel servizio un ex agente del Sismi in pensione. La spia, oscurata e con la voce contraffatta, identificò Mancini con Renzi, rivelando a tutti il volto dello 007 . Ma come aveva fatto l’ex Sismi a sapere che Report aveva il video? Perché quel filmato era oggetto di un passaparola tra personaggi dell’intelligence, che avveniva nel frangente in cui il governo era in subbuglio e Renzi manovrava per farlo cadere. E proprio in quei giorni il filmato era arrivato a Palazzo Chigi e qualcuno lo avrebbe portato a farlo vedere a Conte.

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