PANZERI’S LIST

 

Attacco e difesa. Così si muovono Eva Kaili e Andrea Cozzolino, i protagonisti che aleggiano attorno alla figura di Antonio Panzeri, il “pentito” e “la mente” dello scandalo Qatargate. A puntare il dito contro l’ex eurodeputato di Pd e Articolo 1 sono ancora una volta gli avvocati della ex vicepresidente del Parlamento europeo che avevano già accusato Panzeri di tradimento e di essersi “comprato il futuro” grazie all’accordo fatto con la procura federale belga. Con Kaili in carcere, i legali continuano a buttare benzina sul fuoco e, parlando alla tv greca Kontra, l’avvocato Michalis Dimitrakopoulos ha lanciato l’esca parlando di “messaggi e notizie” da Bruxelles che anticipano come Panzeri “farà alla giustizia nuovi nomi di eurodeputati italiani, tedeschi, belgi e francesi”. Ciò, secondo il legale, sarebbe dovuto al fatto che l’ex europarlamentare sia diventato “completamente inaffidabile” perché “tutto ciò che gli interessa è salvare sua moglie sua figlia” e che, di conseguenza “qualunque cosa gli diano lui firmerà”. Il legale offre poi ulteriori dettagli – che non sono emersi da Bruxelles – su quanto accordato da Panzeri e dai federali, ovvero che l’ex socialista “deve dire tutta la verità alle autorità giudiziarie belghe e non nascondere nulla”, altrimenti non solo “si rompe l’accordo” ma sarà anche accusato di “pervertire il corso della giustizia”. E non finisce qui: Dimitrakopoulos guarda anche dentro la bolla di cristallo e dichiara che “ci saranno forti reazioni da parte delle persone che Panzeri accuserà” e, andando nello specifico, parla di due eurodeputati belgi che “sono già contro di lui e dovrebbero rivelare cose contro”. Allora se Panzeri deve dichiarare tutto, l’accordo salterà? Perché all’ex Articolo 1 è stata scontata la pena a un anno di reclusione e, a patto concluso, potrebbe effettivamente fare emergere ulteriori dettagli sul giro di mazzette e nuovi nomi da inserire tra gli indagati, oltre ai vari Eva Kaili, Francesco Giorgi e i colleghi Marc Tarabella e Andrea Cozzolino. E se Tarabella ha scelto la via del silenzio, in attesa della decisione sull’immunità parlamentare della plenaria del 13 febbraio, a parlare ci pensa il compare. Andrea Cozzolino, recentemente autosospeso dal gruppo S&D, è stato ascoltato come da lui stesso richiesto dalla commissione Affari giuridici del Parlamento europeo (Juri), in audizione a porte chiuse a Bruxelles. Dopo il muro costruito dal giudice belga Michael Claise, Cozzolino è finalmente riuscito a dire la propria e si è dichiarato estraneo a tutte le accuse di traffico di influenza e “di non aver mai ricevuto direttamente o indirettamente né denaro contante né altre forme di sostentamento e di essere totalmente all’oscuro delle attività realizzate da Giorgi e da Panzeri” affermando di essere pronto a rinunciare alla propria immunità parlamentare. E anche sui tasti dolenti risponde fermo: con l’ambasciatore del Marocco in Polonia Abderrahim Atmoun – sospettato nell’inchiesta come tramite – ha affermato di avere relazioni “cordiali come con molti altri colleghi”; mentre su Francesco Giorgi ha ricordato la prassi del parlamento di “assumere funzionari accreditati nelle precedenti legislature”. Infine, la stoccata, per la difesa finale, torna sul campo di Panzeri: da lui “non è uscito nulla che potesse andare oltre il ‘could be’ o il ‘should be’”. Nessuna prova, quindi? Ancora una volta, tutti pendono da Antonio Panzeri.

 

Attacco e difesa. Così si muovono Eva Kaili e Andrea Cozzolino, i protagonisti che aleggiano attorno alla figura di Antonio Panzeri, il “pentito” e “la mente” dello scandalo Qatargate. A puntare il dito contro l’ex eurodeputato di Pd e Articolo 1 sono ancora una volta gli avvocati della ex vicepresidente del Parlamento europeo che avevano già accusato Panzeri di tradimento e di essersi “comprato il futuro” grazie all’accordo fatto con la procura federale belga. Con Kaili in carcere, i legali continuano a buttare benzina sul fuoco e, parlando alla tv greca Kontra, l’avvocato Michalis Dimitrakopoulos ha lanciato l’esca parlando di “messaggi e notizie” da Bruxelles che anticipano come Panzeri “farà alla giustizia nuovi nomi di eurodeputati italiani, tedeschi, belgi e francesi”. Ciò, secondo il legale, sarebbe dovuto al fatto che l’ex europarlamentare sia diventato “completamente inaffidabile” perché “tutto ciò che gli interessa è salvare sua moglie sua figlia” e che, di conseguenza “qualunque cosa gli diano lui firmerà”. Il legale offre poi ulteriori dettagli – che non sono emersi da Bruxelles – su quanto accordato da Panzeri e dai federali, ovvero che l’ex socialista “deve dire tutta la verità alle autorità giudiziarie belghe e non nascondere nulla”, altrimenti non solo “si rompe l’accordo” ma sarà anche accusato di “pervertire il corso della giustizia”. E non finisce qui: Dimitrakopoulos guarda anche dentro la bolla di cristallo e dichiara che “ci saranno forti reazioni da parte delle persone che Panzeri accuserà” e, andando nello specifico, parla di due eurodeputati belgi che “sono già contro di lui e dovrebbero rivelare cose contro”. Allora se Panzeri deve dichiarare tutto, l’accordo salterà? Perché all’ex Articolo 1 è stata scontata la pena a un anno di reclusione e, a patto concluso, potrebbe effettivamente fare emergere ulteriori dettagli sul giro di mazzette e nuovi nomi da inserire tra gli indagati, oltre ai vari Eva Kaili, Francesco Giorgi e i colleghi Marc Tarabella e Andrea Cozzolino. E se Tarabella ha scelto la via del silenzio, in attesa della decisione sull’immunità parlamentare della plenaria del 13 febbraio, a parlare ci pensa il compare. Andrea Cozzolino, recentemente autosospeso dal gruppo S&D, è stato ascoltato come da lui stesso richiesto dalla commissione Affari giuridici del Parlamento europeo (Juri), in audizione a porte chiuse a Bruxelles. Dopo il muro costruito dal giudice belga Michael Claise, Cozzolino è finalmente riuscito a dire la propria e si è dichiarato estraneo a tutte le accuse di traffico di influenza e “di non aver mai ricevuto direttamente o indirettamente né denaro contante né altre forme di sostentamento e di essere totalmente all’oscuro delle attività realizzate da Giorgi e da Panzeri” affermando di essere pronto a rinunciare alla propria immunità parlamentare. E anche sui tasti dolenti risponde fermo: con l’ambasciatore del Marocco in Polonia Abderrahim Atmoun – sospettato nell’inchiesta come tramite – ha affermato di avere relazioni “cordiali come con molti altri colleghi”; mentre su Francesco Giorgi ha ricordato la prassi del parlamento di “assumere funzionari accreditati nelle precedenti legislature”. Infine, la stoccata, per la difesa finale, torna sul campo di Panzeri: da lui “non è uscito nulla che potesse andare oltre il ‘could be’ o il ‘should be’”. Nessuna prova, quindi? Ancora una volta, tutti pendono da Antonio Panzeri.
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