Paolo Sorrentino ancora in corsa per gli Oscar: È la mano di Dio nella cinquina dei film stranieri nominati

Sorrentino ancora in corsa per gli Oscar. Il suo film È la mano di Dio è nella cinquina di quelli stranieri nominati per la statuetta. “Sono felicissimo di questa nomination. Per me è già una grande vittoria”. Questa la sua prima reazione, intervistato dall’Ansa. “E un motivo di commozione, perché è un riconoscimento prestigioso ai temi del film, che sono le cose in cui credo: l’ironia, la libertà, la tolleranza, il dolore, la spensieratezza, la volontà, il futuro, Napoli e mia madre”.

Viatico alla nomination, un articolo del New York Times, che ebbe addirittura a inventare un nuovo termine per lui, con il critico Anthony Oliver Scott: “Paolo Sorrentino è un estetizzatore”. E ancora: “Il regista napoletano redime l’orrore della realtà trasformandola in bellezza. Ha già dimostrato in altri film la sua qualità di “estetizzatore – aveva scritto Scott -. Quale che sia sordida, triste o grottesca la materia prima – dipendenza e violenza della mafia in Le Conseguenze dell’Amore, la mezza età di una rockstar in This Must Be the Place o Silvio Berlusconi (Loro) – Sorrentino è un estetizzatore compulsivo e sfacciato, capace di redimere l’orrore della realtà alchimizzandola in bellezza”.

 

È stata la mano di Dio, la cui visione è possibile sul canale Netflix, ha già ottenuto il Gran premio della giuria a Venezia e il Premio Mastroianni per il protagonista Filippo Scotti nel ruolo del giovane scelto da Sorrentino quale suo alter ego.

“Dopo esser sceso in picchiata come un uccello curioso e perspicace sui meandri sociali, politici e sessuali dell’Italia moderna – ancora il NYT – il regista di Il Divo, La grande Bellezza e The Young Pope ha ora rivolto la sua attenzione al proprio passato, sulla scia di altri recenti film memoir”.

Corollario dell’articolo del quotidiano, un ardito paragone con Federico Fellini: Se La Grande Bellezza, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero nel 2014, è La Dolce Vita di Sorrentino, il nuovo È stata la mano di Dio può essere considerato il suo Amarcord”.  Un paragone con il regista riminese fatto anche da altri critici. A questo proposito, Sorrentino si era schernito: “lui era un genio. Tutti noi venuti dopo, incluso me, siamo solo dei volgari imitatori”.

Sorrentino ancora in corsa per gli Oscar. Il suo film È la mano di Dio è nella cinquina di quelli stranieri nominati per la statuetta. “Sono felicissimo di questa nomination. Per me è già una grande vittoria”. Questa la sua prima reazione, intervistato dall’Ansa. “E un motivo di commozione, perché è un riconoscimento prestigioso ai temi del film, che sono le cose in cui credo: l’ironia, la libertà, la tolleranza, il dolore, la spensieratezza, la volontà, il futuro, Napoli e mia madre”.

Viatico alla nomination, un articolo del New York Times, che ebbe addirittura a inventare un nuovo termine per lui, con il critico Anthony Oliver Scott: “Paolo Sorrentino è un estetizzatore”. E ancora: “Il regista napoletano redime l’orrore della realtà trasformandola in bellezza. Ha già dimostrato in altri film la sua qualità di “estetizzatore – aveva scritto Scott -. Quale che sia sordida, triste o grottesca la materia prima – dipendenza e violenza della mafia in Le Conseguenze dell’Amore, la mezza età di una rockstar in This Must Be the Place o Silvio Berlusconi (Loro) – Sorrentino è un estetizzatore compulsivo e sfacciato, capace di redimere l’orrore della realtà alchimizzandola in bellezza”.

 

È stata la mano di Dio, la cui visione è possibile sul canale Netflix, ha già ottenuto il Gran premio della giuria a Venezia e il Premio Mastroianni per il protagonista Filippo Scotti nel ruolo del giovane scelto da Sorrentino quale suo alter ego.

“Dopo esser sceso in picchiata come un uccello curioso e perspicace sui meandri sociali, politici e sessuali dell’Italia moderna – ancora il NYT – il regista di Il Divo, La grande Bellezza e The Young Pope ha ora rivolto la sua attenzione al proprio passato, sulla scia di altri recenti film memoir”.

Corollario dell’articolo del quotidiano, un ardito paragone con Federico Fellini: Se La Grande Bellezza, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero nel 2014, è La Dolce Vita di Sorrentino, il nuovo È stata la mano di Dio può essere considerato il suo Amarcord”.  Un paragone con il regista riminese fatto anche da altri critici. A questo proposito, Sorrentino si era schernito: “lui era un genio. Tutti noi venuti dopo, incluso me, siamo solo dei volgari imitatori”.

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