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Attualità

Papa Leone XIV, il viaggio che “non si può rinviare”

Rinviare la prossima visita riaprirebbe le mai sopite polemiche sulla "distanza" di Roma

di Angelo Vitale -


Mentre i cancelli del Vaticano congelano momentaneamente il flusso di udienze private e udienze generali, al decimo piano del Policlinico Gemelli la priorità dei sanitari e dei cerimonieri vaticani convergerà da domattina su un’unica data cerchiata in rosso: 6 novembre 2026.

Il prossimo viaggio del Papa

È il giorno di partenza per il tour transoceanico in America Latina che toccherà Uruguay, Argentina e Perù. Un appuntamento ad altissima intensità per il quale si è scelto di anticipare a metà ottobre l’intervento per l’asportazione del nodulo polmonare, garantendo così il margine stretto di tre settimane per la convalescenza.

A spiegare la fretta e la rigidità della tabella di marcia sono i pesanti incastri pastorali e storici di questa specifica missione.

La ferita argentina da sanare

L’Argentina non è una tappa qualunque. Il viaggio a Buenos Aires rappresenta il colpo di spugna su una delle incompiute storiche più sentite della diplomazia vaticana.

Raccogliere quell’assenza per trasformarla in presenza costituisce un passaggio simbolico di enorme delicatezza, soprattutto di fronte al panorama sociale e politico argentino guidato dal presidente Javier Milei.

Rinviare la visita avrebbe riaperto le mai sopite polemiche sulla “distanza” di Roma dal Paese rioplatense.

Il legame personale con il Perù

Dopo il passaggio in Uruguay a Montevideo e la tappa mariana a Luján, l’itinerario farà rotta verso il Perù. A Chiclayo, nelle terre andine e fino alle periferie dell’Amazzonia – a Pucallpa -, la visita tocca il cuore identitario dell’impegno missionario sul campo.

È lì che si chiuderà anche l’Anno giubilare dedicato a Santo Toribio de Mogrovejo, un evento ecclesiale le cui date non sono riprogrammabili.

La logistica dei 12 giorni tra Ande e periferie

L’itinerario prevede 10 città, 14 luoghi simbolici e impegni in quota (da Cusco a Lima), inclusi incontri con i vertici di Stato come Yamandú Orsi in Uruguay.

Un programma di questo tipo richiede uno sforzo fisico eccezionale. Perciò, l’imposizione all’équipe medica di risolvere ogni potenziale complicazione respiratoria ben prima dell’imbarco sul volo papale.

L’isolamento delle prossime ore al Gemelli risponde dunque a una precisa strategia: proteggere la salute del Pontefice. E così mettere al sicuro un viaggio che la diplomazia vaticana definisce irrinunciabile.


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